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lunedì 30 dicembre 2013

BLUE JASMINE


Titolo originale: Blue Jasmine;
Anno: 2013;
Paese: USA;
Durata: 98 min;
Genere: Commedia/sentimentale/drammatico;
Regia: Woody Allen;
Cast: Cate Blanchett/Jeanette "Jasmine" Francis; Alec Baldwin/Harold "Hal" Francis; Sally Hawkins/Ginger; Bob Cannavale/Chili; Andrew Dice Clay/Augie; Luis C.K./Alan;
Voto: 8.


Trama: Jeanette, che si fa chiamare Jasmine, è la moglie di un trafficone Newyorkese pieno di impicci e di amanti. Abituata a vivere nel lusso e nell'ozio (non aveva mai lavorato in vita sua), si ritrova, dopo la separazione, a dover chiedere aiuto alla sorellastra Ginger che fa la cassiera in un supermercato di San Francisco e non se la passa bene economicamente, anche a causa di un affare andato male anni addietro in cui aveva affidato tutti i suoi (e del compagno Augie, poi rimpiazzato da Chili) averi (200.000 dollari vinti al lotto) a Hal, il marito di Jasmine, poi arrestato per corruzione e altri malaffari. 


Sotto Natale è uscito, oltre a quell'inutile e raccapricciante sequela di film idioti chiamati "Cinepanettoni", anche il film di Woody Allen. Sono andato a vederlo dopo aver letto abbastanza da capire che non sarebbe stato un'altra ciofeca nata male come "To Rome with Love", ma qualcosa che si sarebbe avvicinato di più alla grandezza di "Match Point". E infatti, Blue Jasmine è un gioiellino. Prima di tutto devo ancora smettere di applaudire Cate Blanchett per la sua interpretazione che potrebbe valerle l'Oscar: MAGNIFICA, GRANDISSIMA, FANTASTICA!!! Una che è capace di passare dall'essere apparentemente normale ad una completa fuori di testa in preda a continui esaurimenti nervosi, nel giro di uno schioccar di dita, è sicuramente un'attrice fuori dall'ordinario. Extra-oridnaria Cate!!!
Quanto al film, Woody Allen, ci propone due facce della stessa medaglia: il Woody Allen/Blanchett e il Woody Allen/Hawkins. Mi è sembrato palese come lo stravagante e farneticante regista/attore/sceneggiatore Newyorkese abbia voluto svelare due delle sue mille personalità attraverso le due protagoniste della vicenda: la ricca e snob Jasmine, dipendente dai tranquillanti, che vive nel continuo ricordo dei tempi che furono, e la povera, svampita e anche alquanto sfigata Ginger, che, seppur consapevole del disprezzo che la sorellastra le ha sempre portato, non esita ad aiutarla quando questa si presenta alla sua porta, innescando così situazioni al limite del paradosso che sfociano, inevitabilmente, in un mare di guai. Cornuta e mazziata, insomma.


Ma, sapete, è un film di Woody Allen. cercare di interpretarlo è assai difficile, almeno per me. Anche perchè appena credi di aver capito la solfa, succede sempre qualcosa che ti fa ricominciare da capo. Ho trovato molto ben architettata la struttura narrativa, composta da continui flashback mentali da parte di Jasmine che racconta la vicenda che l'ha portata alla disperazione e, quasi, alla pazzia, un pezzo alla volta , come se fosse un enorme e complicato puzzle. Solo alla fine del film si riesce a capire il perchè della sua orrenda attuale condizione. E come se non bastasse, un colpo di scena per parte (cioè per Jasmine e Ginger) fanno crollare tutti i castelli che lo spettatore si crea in testa fino a quei momenti. Eccezionale. Veramente eccezionale. 
E' un peccato che io abbia stilato la classifica dei migliori film del 2013 prima di andare a vedere questo: Blue Jasmine avrebbe meritato una delle prime cinque posizioni, ma facciamo anche una delle prime tre. Solitamente non mi esalta più di tanto Woody Allen, ma devo ammettere che con questo film mi ha fatto veramente esclamare: "Bravo!!!".  

venerdì 27 dicembre 2013

LA MIA PERSONALE TOP TEN DEL 2013 (anno di uscita nelle sale italiane).

Ecco la mia personale classifica dei film usciti nel 2013 che più sono stati di mio gradimento. Iniziamo dal fondo.
N. 10

STAR TREK - INTO DARKNESS


N. 9 

THROUGH THE NEVER


N. 8

PAIN AND GAIN - MUSCOLI E DENARO


N. 7

IL LATO POSITIVO


N. 6 

SPRING BREAKERS - UNA VACANZA DA SBALLO


N. 5 

BEFORE MIDNIGHT


N. 4 

PRISONERS


N. 3

GRAVITY


N. 2

RUSH


AND THE WINNER IS:

DJANGO UNCHAINED


Siccome non mi piacciono le polemiche, eviterò di redigere una Flop 10, anche perché è estremamente difficile scegliere 10 film tra le centinaia di porcherie che sono uscite quest'anno. Quindi, dopo gli auguri di Buon Natale, auguro a tutti voi, amici e non, una buona fine 2013 ed un buon inizio 2014, sperando che le uscite cinematografiche dell'anno che sta per iniziare siano migliori di quelle dell'anno che sta per finire. 
Un abbraccio globale dal Karda. 




sabato 21 dicembre 2013

A QUELLI CHE...



A quelli che "E' commerciale";
a quelli che "E' lentoooo!!!";
a quelli che "E' un film inutile";
a quelli che "Tarantino è un cretino, non capisco come possa piacere a così tanta gente";
a quelli che "Ezechiele 25-17";
a quelli che "Kubrick è sopravvalutatissimo";
a quelli che "Weeeendy!!!";
a quelli che "Fuori dal mio terreno!";
a quelli che "Marty, i libici!!!";
a quelli che se il cognome del regista finisce in "ski" allora è un bel film;
a quelli che se il film non è diretto da Neri Parenti o non c'è Checco Zalone nel cast allora al cinema non ci vanno;
a quelli che escono dalla sala al primo nero dei film della Marvel;
a quelli che chiacchierano durante la proiezione;
a quelli che credevano che "A Serious man" fosse un film comico e hanno passato tutto il tempo a insultarsi e picchiarsi (giuro, ero presente);
a quelli che arrivano a film iniziato e pretendono di sedersi al tuo posto, che, sia chiaro, è quello indicato sul tuo biglietto, sono loro che hanno sbagliato fila;
a quelli che commentano tutte le scene del film e tentano di prevederne il finale, ovviamente ad alta voce;
a quelli che vedono buchi di sceneggiatura, buchi di sceneggiatura ovunque;
a quelli che "Il Cavaliere oscuro" non è realistico;
a quelli che "Perchè sei così serio?";
a quelli che "Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto";
a quelli che "Dio non è con noi perchè anche lui odia gli imbecilli";
a quelli che non è Natale se in TV non danno "Una poltrona per due" o "Mamma ho perso l'aereo";
a quelli che "Aaaaaah, che bravo _ _ _ _ _ (nome regista/attore)!!!";
a quelli che "Assaggia ste olive... So' greche!!! Come so' eh come so'?" "Greche."
a quelli che scrivono post provocatori e/o senza senso sui gruppi di cinema presenti sui Social Network, solo con lo scopo di creare infinite polemiche con un miliardo di notifiche di commenti;
a quelli che se non la pensi come loro sei "un imbecille";
a quelli che "è solo la mia opinione ma, fidati, è così";
a quelli che da un anno a questa parte mi fanno compagnia nella mia passione cinefila e che, pur non avendoli mai visti di persona, considero a tutti gli effetti "amici"; 
insomma a tutti quelli che, come me, amano il cinema a 360° e amano guardarlo, parlarne, discuterne e scriverne, auguro un sereno Natale e un felice 2014, ovviamente sempre più cinefilo!!!

Bella sta foto eh???

mercoledì 18 dicembre 2013

Il GIORNO DI STEVEN




Oggi è il compleanno di Steven Spielberg e, come ogni cinefilo a modo dovrebbe fare, voglio rendere il giusto omaggio a colui che ha portato un enorme contributo alla già ricca storia della settima arte. Esiste già una rassegna bloggeristica dedicata al famoso regista, in cui ogni blogger partecipante commenta una (ed una soltanto) delle sue opere. Io invece voglio limitarmi a festeggiarlo postando le immagini dei film da lui diretti che più mi sono piaciuti.

Duel, 1971.


Lo squalo, 1975


I predatori dell'arca perduta, 1981


E.T. l'extraterrestre, 1982


Jurassic Park, 1993


Schindler's list, 1993


Salvate il soldato Ryan, 1998


Prova a prendermi, 2002


The Terminal, 2004


Auguri Maestro Steven!!! 











domenica 15 dicembre 2013

GIOVANE E BELLA


Titolo originale: Jeune et jolie;
Anno: 2013;
Paese: Francia;
Durata: 94 min.;
Genere: Drammatico;
Regia: Francois Ozon (anche sceneggiatore);
Cast: Marine Vacht/Isabelle; Geraldine Pailhas/Sylvie (mamma di Isabelle); Frederic Pierrot/Patrick (patrigno di Isabelle); Fantin Ravat/Victor (fratello di Isabelle); Johan Leysen/George; Charlotte Rampling/Alice.
Voto: 6,5/10.
Trama: Isabelle è una ragazza di 17 anni che perde la verginità durante le vacanze estive. Quando torna a Parigi, dove vive con la famiglia, inizia a prostituirsi. Fino al giorno in cui un "cliente" muore durante l'amplesso.
"Quant'è bella giovinezza che si perde tuttavia" o "Le quattro stagioni di Isabelle"... Potrebbero essere questi due titoli alternativi di "Giovane e bella" di Francois Ozon, film presentato all'ultimo festival di Cannes. Isabelle, bella diciassettenne parigina, incarna la voglia di crescere, di essere considerati grandi, che scoppia in tutti gli adolescenti della sua età. Il lato negativo della voglia di essere grande di Isabelle è che decide di prostituirsi, non perchè costretta, non perchè figlia di chissà quali genitori, ma perchè le piace. La sua vita si divide tra scuola e camere di hotel. Ma dove vuole andare a parare Ozon con questo film? Personalmente non l'ho capito. Spero non nella solita critica ai genitori troppo permissivi o menefreghisti nei confronti dei figli. Ad un tratto sembra addirittura voglia giustificare le azioni di Isabelle, lasciando trasparire l'infedeltà della madre, già divorziata e risposata, che tradisce il suo secondo marito con l'amico. Ma credo che nemmeno sia questo il punto. Per non parlare del fratello tredicenne in pieno subbuglio ormonale che si confida con lei e le svela che a scuola alcune sue compagne si fanno baciare per 5 euro, come dire "si inizia così, e si finisce a fare la squillo". Non so. Non riesco a trovare una morale, sempre che ci sia, a tutto ciò. Forse doveva destare scandalo? Ma oramai sentiamo parlare di queste cose quasi con la stessa frequenza secondo la quale vanno in onda le previsioni meteo. Quindi nessuno scandalo di sorta. La realtà è che "Giovane e bella" è una storia come tante, in cui la protagonista sembra non pentirsi della sua scelta trasgressiva, se non nel momento in cui George, un suo cliente affezionato, le schiatta nel letto e l'enormità della sua "bravata" si palesa, con tutto ciò che ne consegue (polizia, isterismo della madre ecc). Però da come finisce il film non sembra che questo pentimento possa essere così duraturo. Soprattutto dopo la "chiacchierata" con la vedova di George sul luogo del delitto. E il lato oscuro dell'adolescenza che porta gli stessi adolescenti a fare cose apparentemente senza senso. E anche se proviamo a chiedere "perchè lo hai fatto?" la risposta sarà sempre la stessa: "Perchè sì". Anche se ci fossero delle motivazioni, queste sarebbero comunque oscure ai meno giovani. 
Un film che mi sento di consigliare, ben girato, lineare e con una bella colonna sonora che scandisce le "quattro stagioni", ovvero i capitoli in cui la pellicola è divisa. Ottima, anche se un po' glaciale e monoespressiva Marine Vacht. Giovane e bella veramente. 

mercoledì 11 dicembre 2013

HUNGER GAMES - LA RAGAZZA DI FUOCO




Titolo originale: Catching fire;
Anno: 2013;
Paese: USA;
Durata: 146 min;
Genere: Fantasy/azione/avventura/fantascienza;
Regia: Francis Lawrence;
Cast: Jennifer Lawrence/Katniss Everdeen; Josh Hutcherson/Peeta Mellark; Elizabeth Banks/Effie Trinket; Woody Harrelson/Haymitch Abernathy; Donald Sutherland/Presidente Snow; Liam Hemsworth/Gale Hawthorne; Philip Seymour Hoffman/Plutarch Heavensbee; Lenny Kavitz/Cinna;
Voto: 7/10.
Trama: dopo la fine dei 74esimi Hunger games, vinti dalla coppia Katniss-Peeta, il presidente Snow decide, consigliato da Plutarch, che ai giochi seguenti debbano partecipare i vincitori delle precedenti edizioni, con lo scopo di far morire Katniss la quale è, nel frattempo, diventata il simbolo e, allo stesso tempo, la condottiera del Popolo sull'orlo della rivolta contro Capitol city.  


Ci eravamo lasciati con la vittoria, o meglio, la sopravvivenza di Katniss e Peeta nei settantaquattresimi Hunger Games. La saga continua con questo nuovo capitolo, Catching Fire, in Italia La ragazza di fuoco, in cui vediamo la presa di coscienza di una più matura e "donna" Katniss Everdeen del fatto di poter finalmente portare i popolo di Panem alla ribellione nei confronti dell'oppressore Presidente Snow, interpretato da un ottimo Donald Sutherland, ieratico e solenne e perfettamente a suo agio in quel ruolo (i ruoli da bastardo gli riescono a perfezione, vedi "Sorvegliato Speciale"). E' ancora più chiara in questo film la critica che l'autrice dell'omonima saga romanzesca "Young Adult" (o per adolescenti, preferisco) porta al mondo patinato e fintamente sorridente dello spettacolo. A molti saranno rimasti impressi i sorrisi e le falsità imposte da Snow ai protagonisti, con storie d'amore costruite a tavolino, per far distrarre il pubblico da problemi più seri (praticamente quello che succede in Italia oggi: ti facciamo ridere e sospirar d'amore e intanto ti rendiamo più inerme e sottomesso di quanto già tu non sia di fronte alle istituzioni). E così la giovane, bella e innamorata (di chi?) Katniss si ritrova ad dover ancora una volta "restare viva", anche mediante alleanze con gli altri "Tributi" in una corrida altrimenti senza via di scampo.  



Rispetto al primo espisodio, incentrato prevalentemente sui "Giochi", nel secondo la figura ancora più centrale è proprio Katniss e la guerra che avviene nella sua testa, in cui l'idea di dover sottostare ai ricatti di Snow (per il bene dei suoi cari) si scontra con la voglia di mandare tutto all'aria e scatenare la rivolta contro lo stesso (per il bene di tutto il popolo). E Jennifer Lawrence è bravissima a palesare questa guerra interiore con un'espressività, a mio avviso, senza pari e un dinamismo molto aderente a quello che è il personaggio interpretato. Ovviamente il tutto è infarcito di romanticismo tardoadolescenziale, perchè siamo tutti a conoscenza del target di questo prodotto, ma niente a che vedere con la saga che tanti hanno accostato a quest, ovvero quella di "Twilight". L'ambientazione ricorda molto quella di parecchi film sul Vietnam, a rendere ancora più chiara l'idea che più che di "giochi" si tratti di una "Guerra" vera e propria. E anche il modo in cui il popolo viene "tenuto a bada" ricorda molto quello adottato dalle grandi dittature del ventesimo secolo (con scene abbastanza crude alla "Schindler's List"). Il finale, come nel libro (mi hanno riferito, perchè io non l'ho ancora letto), lascia in sospeso il tutto, facendo così montare una grande attesa nel seguito (infatti sono in arrivo i due film relativi al terzo e ultimo capitolo, "Il canto della rivolta"). 



Ho letto molte recensioni in merito a questo film, molte positive, molte decisamente negative. La mia opinione è che non siamo di certo di fronte ad un capolavoro, ma ad un buon prodotto commerciale destinato sicuramente ad un pubblico appartenente alla fscia di età "14/18", ma apprezzato ed apprezzabile anche da parte di chi ha già qualche capello bianco (che mi piace definire "biondissimo") in testa, come il sottoscritto.

venerdì 6 dicembre 2013

127 ORE


Titolo originale: 127 hours;
Anno: 2010;
Paese: Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord;
Durata: 90 min.;
Genere: drammatico/biografico/avventura;
Regia: Danny Boyle;
Cast: James Franco/Aron Ralston; Kate Mara/Kristi Moore; Amber Tamblyn/Megan Mcbride.
Voto: 8/10.


Trama: Aron Ralston, trekker/biker, durante una escursione nei canion dello Utah, rimane vittima di un incidente che lo imprigiona in una gola strettissima con il braccio incastrato tra un masso e una parete rocciosa. Rimarrà incastrato per ben 5 giorni tra intemperie, scarsità di provviste e riflessioni sulla sua vita. 




Con ben tre anni di ritardo rispetto all'uscita nei cinema, ho finalmente visto "127 ore", altra perla del britannico Danny Boyle, dopo l'esordio fantastico di Trainspotting e il premiatissimo "The Millionaire". Tutti i suoi film sono caratterizzati dall'estrema dinamicità delle scene, dalla fotografia dai colori accesissimi e dall'estrema crudezza delle situazioni in cui si ritrovano i protagonisti. Un film tratto da un fatto di cronaca che, a dispetto dell'esiguo numero dei componenti del cast (James Franco appare da solo per il 90% del tempo) è tutt'altro che noioso. 


E' Angosciante, claustrofobico, per certi versi filosofico. Il solo pensiero che una roccia, che è lì da milioni di anni, ti stia aspettando, e che tu, sin dal giorno della tua nascita, hai "camminato" nella sua direzione, mette i brividi e ti spinge a riflettere che forse la tua strada è già segnata da una forza sconosciuta e impercettibile, ma presente, in ogni tuo singolo gesto. Questo mi ha dato "127 ore". Nessun altro film mi ha mai impressionato così tanto. E non parlo solo delle scene "splatter" *SPOILER* come l'autoamputazione del braccio cui si sottopone Aron per liberarsi dalla morsa della roccia *FINE SPOILER*, ma anche delle scene in cui, ormai disidratato e in fin di vita, inizia a scolpire la propria lapide con le sue date di nascita e morte o a quelle in cui "si pente" degli errori commessi, come, ad esempio, non avvisare mai nessuno prima di partire per le sue escursioni. 


Il tutto reso alla perfezione da Boyle che, anche per mezzo di improvvise zoommate dal basso verso l'alto, ci fa vedere in che razza di pertugio si sia infilato Aron e quanto sia difficile che qualcuno si accorga di lui. Ovviamente tutto ha una doppia valenza, come a dire: "quando sei nella cacca, te la devi cavare da solo, a qualsiasi costo, e che ti serva da lezione per il futuro".  
Un James Franco da Oscar, brillante e drammatico allo stesso tempo, una performance eccezionale che denota la bravura e l'ecletticità di questo attore ancora da troppi considerato, secondo me a torto, un "outsider". 

lunedì 2 dicembre 2013

L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO


Titolo originale: L'ultima ruota del carro;
anno: 2013;
Paese: Italia;
Durata: 113 min.;
Genere: Commedia/drammatico;
Regia:Giovanni Veronesi;
Cast: Elio Germano/Ernesto Marchetti; Alessandra Mastronardi/Angelina; Ricky Memphis/Giacinto; Alessandro Haber/il Maestro; Sergio Rubini/Fabrizio Del Monte; Massimo Wertmuller/Papà di Ernesto; Maurizio Battista/Zio Alberto; Virginia Raffaele/Mara.
Voto: 7/10.
Trama: il racconto della vita di Ernesto attraverso 50 anni di storia d'Italia tra Terrorismo, Tangenti e Berlusconismo. Una vita quella di Ernesto basata su valori come la famiglia, l'onestà, il lavoro.


Si potrebbe commentare tutto il film con queste semplici domanda e risposta: l'onestà paga? No. Almeno non per tutti. Secondo Ernesto infatti è il valore più alto che esista. Ma, come ci vuole dimostrare Veronesi con il suo ultimo film, presentato al recente Festival internazionale del film di Roma, il mondo gira, girava e girerà, in senso totalmente contrario. Chi fa carriera? Chi fa gli "impicci". Ha più importanza il merito, le capacità personali, o il nome di colui il quale ti raccomanda?. Questa società marcia, rappresentata dalla discarica delle prime e ultime scene del film (tra le quali l'azione si svolge in un lunghissimo flashback di 50 anni circa), dà però i natali anche a personaggi che si distinguono dalla massa, come il nostro Ernesto Marchetti. Trattato male dal padre sin dalla giovanissima età, costretto a seguirlo sul lavoro per gli scarsissimi risultati a scuola, Ernesto cresce in un'Italia fatta di scandali, stragi e storie varie di corruzione e malgoverno (conditi dai soliti festeggiamenti per i Mondiali del 1982 e trionfi vari della Roma Liedholmiana, che danno quel sapore di "già visto" al film). Ma Ernesto è diverso. Forse un po' ingenuo. Forse un po' frescone, per dirlo alla romana. Ma onesto, integerrimo, candido. Tutto il contrario del suo migliore amico, Giacinto: egoista, opportunista, maneggione e arrampicatore sociale. Nonchè banderuola al vento (politicamente parlando). Giacinto tenterà di trasformare Ernesto in una persona più simile a sè, ma non ci riuscirà.


Molto ben girato, e molto ben interpretato dal mai banale e sempre brillante Elio Germano (secondo me il miglior attore sulla scena italiana, al momento) "L'ultima ruota del carro" non offre nulla di nuovo, ma è comunque un film dai tratti caratteristici della commedia mista al dramma, che induce a riflettere sull'Italia e sugli italiani con un sorriso amaro tendente al ghigno rabbioso.  Sappiamo tutti come si fa carriera, in Italia. Come si ottiene "il posto fisso", in Italia. Era così negli anni 70/80, è così oggi. Forse l'intento del regista è di farci vedere come gli italiani siano ancora fermi, socialmente, agli anni '60/70. Ad un certo punto il giovane Ernesto discute col padre su Fantozzi, inconsapevole che la sua vita ne avrebbe, in un certo senso, ricalcato le orme. Soprattutto in una delle ultime scene del film, un suo scatto di rabbia nei confronti di Angelina (anche lei piuttosto ingenuotta, interpretata da una brava Alessandra Mastronardi), ricorda il ragionier Ugo in uno dei suoi famosi scatti d'ira nei confronti della moglie Pina, salvo poi tornare sui suoi passi in segno di rassegnazione al fatto che se uno nasce tondo, non può certo morir quadrato.





domenica 1 dicembre 2013

DON JON



Titolo originale: Don Jon;
Anno: 2013;
Paese: USA;
Genere: commedia;
Durata: 90 min;
Regia: Joseph Gordon Levitt (anche sceneggiatore);
Cast: Joseph Gordon Levitt/Jon Martello Jr; Scarlett Johansson/Barbara Sugarman; Julianne Moore/Esther; Tony Danza/Jon Martello Sr; Brie Larsson/Monica Martello.
Voto: 6


Trama: Jon è un ragazzotto italo-americano le cui principali attività sono rimorchiare belle ragazze, andare in giro col suo "bolide", andare in palestra e in chiesa, ma la cosa che gli piace di più in assoluto è sicuramente "il porno". Poi conosce Barbara, la classica, bellissima ragazza americana con i peluche sul letto e il poster di "Titanic" appeso sulla parete della camera, e se ne innamora. Ma la loro unione viene minata dalla passione di Jon per il porno.



Don Jon è il film che segna l'esordio da regista/sceneggiatore di Joseph Gordon Levitt (già protagonista di film come "Inception", "The Dark Knight rises" e "Looper", tra i più conosciuti, ma anche di lungometraggi indipendenti come "500 giorni insieme", "50/50" e "Premium Rush - Senza freni"). E' una commedia americana non convenzionale, nel senso che il tema che tratta non lo è. Un ragazzo con la passione del porno, ma lungi dall'essere il classico sfigato che si rifugia in "youporn" in mancanza di "materia prima". Anzi. E', come suggerisce il titolo, un gran "Don Giovanni". Tutte le sere una diversa. Ma il porno, per lui, è un'altra cosa. Tanto da preferire il sesso onanistico/voyeuristico a quello reale. 


Il film è caratterizzato dall'estrema stereotipizzazione dei personaggi: Scarlett Johansson interpreta una bellissima ragazza che ama i film romantici, abituata a vivere "da principessa" cui tutto le è dovuto, che non concepisce, ovviamente, come possa il suo ragazzo guardare di nascosto film porno, avendo lei a disposizione. Passiamo alla famiglia di Jon: in tutte le scene in cui compaiono, madre, padre e sorella sono sempre a tavola a mangiare. Il padre in perenne canotta bianca con fisico palestrato e vocabolario da gangster alla "goodfellas". La sorella invece (quasi) sempre muta con il cellulare in mano: parla solo in un'occasione, ma lo fa non a vanvera come invece fa la mamma svampita e succube del marito.


La classica famiglia italiana che siamo, purtroppo, abituati a vedere nei film americani. E Jon è il degno figlio di suo padre: anche lui sboccatissimo, maschilista ed egoista (ma alla domenica sempre in prima fila in chiesa con tutta la "famigghia"). E gli amici sono come lui, ma sfigatissimi. Lui ne è il capetto. Tra i due estremi (Don Jon e Barbara) spunta Esther, interpretata da una disinvolta Julianne Moore, che risulta poi l'elemento risolutore della vicenda: non troppo bacchettona come Barbara, non troppo volgare come Jon. Potrebbe essere considerata un po' il deus ex machina. Il cambiamento del protagonista è scandito dalle periodiche confessioni religiose, nelle quali enumera le sue prestazioni davanti al Pc e con ragazze in carne ed ossa. Ottimo espediente, molto originale. 


Buono a livello di interpretazione, con un cast sopra la media, il film pecca a livello di trama, sfociando nel "buonismo" del finale, seppur lasciando intendere che la principale ossessione del protagonista è tutt'altro che debellata. Inoltre mi è sembrato un po' affrettato nella conclusione, a dispetto di una fase centrale piuttosto ripetitiva e ridondante. 
Joseph Gordon Levitt ha tutti i numeri per eccellere anche nella regia. Originale l'idea del soggetto, ma sviluppata da una sceneggiatura un po' troppo superficiale e "convenzionale". Un film leggero, senza eccessive pretese, che si lascia guardare, ma nulla più.