Visualizzazioni totali

lunedì 28 aprile 2014

MISS VIOLENCE: un violentissimo urlo silenzioso.


Titolo originale: Miss Violence
Anno: 2013
Paese: Grecia
Durata: 96 min
Genere: Drammatico
Regia: Alexandros Avranas
Sceneggiatura: Alexandros Avranas e Kostas Peroulis
Cast: Themis Panou/Padre; Rena Pittaki/Madre; Eleni Roussinou/Eleni; Sissy Toumasi/Myrto; Kalliopi Zontanou/Alkmini; Constantinos Athenasiades/Philippos;
Voto: 8/10
Trama: Angelike, una bambina di 11 anni, proprio nel giorno del suo undicesimo compleanno, durante la festa, si lancia nel vuoto dal balcone di casa, apparentemente senza motivo. La sua famiglia tenterà di andare avanti, sotto la guida del pater familias. 


Leone d'argento all'ultimo Festival del cinema di Venezia, Miss Violence è il secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore greco Alexandros Avranas che, nei suoi due film (nel 2008 girò il suo primo lungometraggio, intitolato "Without"), si propone di analizzare i comportamenti umani in situazioni estreme, ad esempio, nel caso di Miss Violence, dopo un evento luttuoso come un suicidio di un familiare. 


In questo film Avranas prende in esame ciò che accade all'interno delle mura domestiche di una famiglia colpita dal suddetto evento luttuoso, i cui segreti ci vengono rivelati piano piano, lentamente, con l'avanzare altrettanto lento della pellicola. Come in un Thriller in cui i protagonisti cercano di scoprire l'assassino ed il suo movente. Un finale che lascia a bocca aperta per l'incredibile numero di rivelazioni che cela al suo interno. 


Ho avuto bisogno di vederlo due volte, Miss Violence. E' un film incredibilmente crudo, crudele, intenso ed ha l'effetto di un calcio in faccia con gli stivali a punta, nonostante il ritmo sia tutt'altro che sfrenato. La mezz'ora finale è una delle più riuscite cui abbia mai assistito. Pur essendo connotato da una certa "pesantezza", Miss Violence non stanca mai. Non viene infatti data la possibilità di staccare gli occhi dallo schermo nemmeno per un secondo. Colonna sonora pressoché nulla, ad eccezione di tre scene tre (chiederei al regista il motivo per cui abbia scelto una canzone italiana come "L'italiano" di Cutugno per una delle suddette tre scene). La mia opinione personale è che questo film sia da annoverare tra i migliori degli ultimi 12 mesi. Peccato averlo potuto vedere solo ora. Sicuramente un posticino nella top ten gliel'avrei trovato. 


Miss Violence è la dimostrazione che per creare raccapriccio e "dolori di stomaco" non occorre condire il film con scene oltremodo spinte, né tantomeno farlo durare 5 ore e mezza. La canonica ora e mezza, in questo caso, basta e avanza. 

venerdì 25 aprile 2014

NYMPHOMANIAC VOL. II - LA LIBERAZIONE DOPO LA TORTURA


Questa recensione è pubblicata anche sul blog theoscarface dell'amica Emanuela, con la quale collaboro. 
Probabilmente non farà piacere ai molti sostenitori dell'eccentrico, depresso e schizofrenico regista danese Lars Von Trier leggere queste righe, ma dopo aver concluso la visione del secondo volume dell'ultima sua opera, Nymphomaniac, ciò che ne viene fuori, filtrato dagli occhi di chi scrive, è un'incomprensibile accozzaglia di pensieri e riflessioni sulla vita (sessuale? religiosa? amorosa?) di Joe, la protagonista ninfomane  interpretata da Charlotte Gainsbourg, e Seligman (Stellan Skarsgard), il vecchio e saggio ristoratore della donna che, lo ricordiamo, ha trovato in mezzo ad un vicolo in preda al dolore sia fisico che morale nel primo capitolo. 


In questo secondo volume assistiamo all'evoluzione, o peggioramento, dell'ossessione di Joe nei confronti del sesso, e al tentativo da parte della stessa di "guarire". Si sottopone a terapie di gruppo che però abbandona dopo pochissime sedute giudicandole inutili e decide di passare a qualcosa di più "forte": complice un cresciuto Billy Elliot, ovvero K interpretato, appunto, da Jamie Bell, sperimenta la pratica masochistica. Ed ecco la rivelazione: scoprendo che il dolore provocato dalle vergate è una sensazione molto vicina a quella del piacere, passa in ultima battuta al "fai da te", chiudendosi in casa e sigillando porte, finestre e qualsiasi oggetto dalla forma vagamente "fallica" – rubinetteria compresa - con della carta da imballaggio e del nastro isolante. Il resto lo potete facilmente immaginare. 


La storia, comunque, ci mostra anche altro: assistiamo al  licenziamento di Joe (motivato con la sua ninfomania, of course), alla nascita del figlio, alla fine del rapporto con Jerome (Shia Leboeuf), alla sua assunzione in una poco ortodossa "società di recupero crediti" alle dipendenze di L (Willem Dafoe) e all'insegnamento della "professione" ad una ragazzina che si rivelerà ben peggiore di lei. Il tutto condito da farneticazioni etico-filosofiche da parte di Seligman, scene di sesso raccapriccianti miste a rappresentazioni di redenzione mistico-religiosa, e dal mea culpa di Joe che non riesce a guarire dalla sua "malattia".  


Comprendiamo benissimo che una non precisa quantità di spettatori eleverà questo prodotto a "capolavoro assoluto della cinematografia mondiale", ma ci sentiamo di discostarci da codesto pubblico. Il cinema di Von Trier è pesante, lento, didascalico all'inverosimile e, il più delle volte, noioso. E così è anche Nymphomaniac.  Bisogna comunque tenere sempre a mente che le 4 ore complessive, divise nei due volumi, in realtà sarebbero 5 e mezza, quindi non sapremo mai come sarebbe stata la pellicola nella sua versione integrale a meno che non venga commercializzata un'edizione "director's cut" in dvd o bluray, ma al momento ringraziamo la distribuzione italiana per averci evitato ulteriore e prolungata sofferenza. Ci sentiamo di promuovere il finale, un minuto a dir poco esilarante e completamente avulso dai 239 precedenti (ovviamente non ci renderemo protagonisti di uno spoiler crudele, anche se la tentazione c'è ed è pure grande), ma per il momento, nel caso non si fosse capito, sconsigliamo la visione di questo discusso film, cui è stata fatta fin troppa pubblicità (in barba all'etichetta di "Regista di nicchia" che si porta appresso da tutta la vita Von Trier).

giovedì 24 aprile 2014

PARKER: E' IL PRINCIPIO CHE CONTA.


Questa recensione in anteprima è pubblicata anche sul blog Theoscarface dell'amica Emanuela, con la quale collaboro.
Non è detto che per produrre un bel film bisogna per forza spendere valanghe di milioni di Dollari e Parker ne è la dimostrazione. Il film, diretto da Taylor Hackford (al quale vanno ascritti i bellissimi "Ufficiale e gentiluomo" con Richard Gere e "L'avvocato del diavolo" con Al Pacino), arriverà, finalmente, nelle sale italiane l'8 maggio prossimo, a più di un anno di distanza dalla data di uscita in quelle americane. Non conosciamo il motivo di questo ritardo: si potrebbe ipotizzare che il film e il cast non stuzzicassero i grandi manager italiani. Ciononostante la neonata Indie pictures ha preso il coraggio a due mani e si è sobbarcata gli oneri della distribuzione nostrana.


Parker (Jason Statham) si trova a capo di una banda di manigoldi assoldati per rapinare un Luna Park da Hurley (Nick Nolte), il padre della sua fidanzata Claire (Emma Booth). Tutto va secondo i piani ed il colpo riesce, ma quando la banda si riunisce per spartirsi il bottino e dirsi addio,  Malander (Michael Chiklis, già apprezzato nelle serie televisive "Il Commissario Scali" e "The Shield" e nel cinecomic de "I Fantastici 4" in cui interpretava "La Cosa") propone a Parker di investire la somma guadagnata col colpo in un altro "lavoro" con prospettive di guadagni ben più alti. Il protagonista rifiuta e, dopo essere stato quasi ucciso dagli altri componenti della banda, inizierà il suo percorso di vendetta per scovare i traditori e recuperare i soldi che spettavano a lui e ad Hurley. Ad aiutarlo nel suo intento troverà Leslie (Jennifer Lopez), un'ambiziosa ma perennemente al verde agente immobiliare di Miami.


Parker, tratto dalla serie di romanzi di Donald E. Westlake e, in particolare  da "Flashfire", ci parla di un ladro molto abile sia nella lotta che nell'uso di armi che opera secondo un rigido codice morale: bisogna sempre attenersi al piano, il caos è male. E infatti la storia si dipana su questo binario: ordine (Parker) contro disordine (i traditori). Una sorta di Joker al contrario, non un eroe che si batte per il bene comune ma esclusivamente per il suo. Buono e calmo finchè non gli si mettono i bastoni tra le ruote: in quel caso viene fuori l'anima dannata del criminale che può tutto e non guarda in faccia nessuno. Il principio è quello che conta. Tutto il resto è secondario, persino i soldi. Un duro dal cuore onesto e tenero, con una donna che lo ama e che gli fa da "crocerossina" ogni qual volta esce da situazioni delicate con le ossa rotte e un'altra, Leslie, che, povera, bella, furba e intelligente, lo aiuta nella sua ricorsa alla vendetta. Dunque un prodotto che al suo interno unisce action adrenalinica, crime story e romanticismo (ma sempre ad un livello grezzo, mai patinato) sulla falsariga dei vari "Arma letale" o "Die Hard" che tanto hanno avuto successo nei favolosi anni '80/'90.


Jason Statham ha certamente il physique du role ed infatti non è nuovo a parti simili: basti pensare alla sua imminente partecipazione al settimo episodio della saga di "Fast and Furious" o ai personaggi interpretati in film come "The Italian Job", "Transporter", "Death Race" e "The Expendables" che hanno in comune un alto tasso di sequenze adrenaliniche all'interno di trame da spy story. Il resto del cast gli fa ottimamente da spalla, compresa quella Jennifer Lopez che, smessi i panni dell'imbarazzante colf che diventa principessa ("Un amore a 5 stelle") o dell'altrettanto imbarazzante wedding planner in "Prima o poi mi sposo" torna ad interpretare un personaggio alla Karen Sisco di "Out of Sight" (anche se qui non è esattamente una detective), ovvero la donna bella e determinata che, superata la timidezza iniziale, si butta a capofitto in una delicata faccenda che le fa rischiare anche la pelle.


Ci sentiamo dunque di promuovere questo action movie dai costi di produzione relativamente bassi, senza eccessive pretese, che mira ad intrattenere il pubblico e che, potenzialmente, potrebbe riscuotere un notevole successo al box office, distribuzione italiana permettendo.










sabato 19 aprile 2014

TRANSCENDENCE - SE TIRI TROPPO LA CORDA, SI SPEZZA


Questa recensione è pubblicata anche sul blog Theoscarface dell'amica Emanuela, con la quale collaboro.
In un futuro non troppo lontano, il Dottor Will Caster(Johnny Depp) riesce a creare, in collaborazione con la moglie Evelyn (Rebecca Hall) e con il suo migliore amicoMax (Paul Bettany), una macchina dotata di una così grande intelligenza artificiale da poter prendere coscienza di sé e vivere autonomamente. Questa creazione potrebbe dar vita ad una vera e propria rivoluzione in ambito scientifico, soprattutto medico. Si scatena così un dibattito etico-morale sulla bontà del progetto che porterebbe la tecnologia a sostituire completamente l'umanità, ma c'è chi di discutere non ha assolutamente intenzione: un gruppo di terroristi infatti osteggia strenuamente gli studi del DottorCaster fino ad arrivare ad ucciderlo per fermarlo. Ottengono, però, l’effetto contrario: Il Dottor Caster rinasce sotto forma di "macchina", grazie anche alla moglie che mette online la sua coscienza e il suo sapere insieme con l'unità centrale dal macchinario da lui generato (non chiedete come), e si appresta a diventare una sorta di dio onnipotente che oltrepassa ogni limite nella sua ossessiva corsa al potere e, appunto, trascende. Si scatena una guerra, sia fisica che virtuale. 


Transcendence, film che segna l'esordio alla regia di WallyPfister, conosciuto come direttore della fotografia deinolaniani Inception e Il cavaliere oscuro, parte dall'idea, tutt'altro che originale, secondo cui le macchine e le intelligenze artificiali un giorno sostituiranno in tutto e per tutto quelle umane. Ma quando si ha un punto di partenza così trito e ritrito (2001 Odissea nello Spazio è stato uno dei primi film a parlarne, ma potremmo stilare una lista infinita di film sullo stesso argomento fino al recentissimo Her) o il film è uno di quelli classificabili tra le "pietre miliari della storia della cinematografia mondiale", o è un film di cui, appena scorso l'ultimo titolo di coda, già si fatica a tenere a mente il titolo. Ecco, possiamo tranquillamente relegare Trascendence in quest'ultima categoria: dimenticabile. 
Pur trattandosi di un film che si propone di analizzare in maniera molto nobile i pro e i contro di studi e scoperte molto attuali ed importanti per il progresso dell'intera umanità, lo fa molto superficialmente, distrattamente, sviluppando la narrazione in maniera molto confusionaria e non tenendo conto di dettagli sui quali da decenni si scatenano accesissimi dibattiti scientifici, lasciandoli morire nell'arco di una sequenza come se si trattasse di elementi poco importanti ai fini della storia. Inoltre il regista non deve aver tenuto conto del fatto che il pubblico in sala non sarebbe stato composto di soli ingegneri informatici o esperti nel campo delle nanotecnologie, e quindi molti passi del film sono risultati oscuri ai più, rendendo molto difficile la comprensione degli sviluppi della storia.  


Il cast, che vede in Johnny Depp, Rebecca Hall, Cillian Murphy e Morgan Freeman (questi ultimi, a dire la verità, un po’ troppo emarginati dalla storia) le sue punte di diamante, con un'interessante Kate Mara nella parte della terrorista (ma a fin di bene), non fa salire di tanto il livello complessivo della pellicola che, tuttavia, eccelle nellescenografie futuristiche dei laboratori, alternate a quelle fatiscenti di Brightwood, cittadina semi-fantasma in mezzo al deserto dove è stata girata gran parte delle scene in esterna. Anche il finale, estremamente veloce, lascia trasparire una certa inesperienza del regista che ha pensato maggiormente alla forma che alla sostanza, infarcendo la pellicola di sequenze al rallenty e immagini naturalistiche piene di colori ma totalmente inutili per quanto riguarda le vicende narrate. La delusione aumenta quando si pensa alle potenzialità immense di questo sci-fi thriller, sprecate maldestramente da Wally Pfister (anche a causa di una sceneggiatura alquanto lacunosa), molto più abile a scegliere lenti e filtri ottici che a dirigere film.

mercoledì 9 aprile 2014

LE CANZONI CON CUI SONO CRESCIUTO


Ormai le liste del Cannibale sono qualcosa a cui non ci si può sottrarre assolutamente, e quindi mi sento in dovere di stilare questa ennesima Top 10 sulle canzoni che hanno segnato la mia infanzia/adolescenza. Iniziamo subito, senza preamboli inutili.

1
CUCCURUCUCU'
(F. BATTIATO)


Come per i film, anche per le canzoni ne esiste una che mi piaceva così tanto da bambino, che mi spinse ad imparare ad utilizzare autonomamente lo stereo. Eccola qui. I miei pensavano avessi dei problemi seri: un bambino di 4 anni che ascoltava Battiato...

2
LA MIA MOTO
(JOVANOTTI)


Come non detto. Passare da Battiato al "Maranza di Cortona" rappresenta un bel passo indietro, ma perlomeno i miei smisero di avere pensieri strani sulle mie facoltà mentali.

3
BAD
(MICHAEL JACKSON)


Impazzivo per questa canzone, in particolare, ma amavo alla follia ogni singola canzone dell'album a cui diede il nome. Indimenticabile. 

4
LIKE A VIRGIN
(MADONNA)


Non poteva proprio mancare neanche lei. Per svariati motivi che non sto a citare... Ma penso che i più fedeli a questa sottospecie di blog abbiano ben chiaro a cosa io mi riferisca. E poi penso che chi, come me, ha vissuto l'infanzia/adolescenza negli anni '80, non possa non averla nel cuore. 

5
CON LE MANI
(ZUCCHERO)

 

Imprescindibile. Il Joe Cocker italiano. Ma quanto mi piaceva ascoltarlo, quest'album, che, oltre a questa canzone, conteneva altri pezzi epici come "Pippo", "Solo una sana e consapevole libidine..." e "Senza una donna". Fantastico.

6
VITA SPERICOLATA
(VASCO ROSSI)


Beh, penso che Vasco abbia rappresentato per tutti noi della generazione "X" il primo contatto con la musica rock. Peccato che da una quindicina d'anni si esprima solo con mono/bisillabi tipo "Eh Beh", "Ma va" "Ah beh" "E già"...

7
COME MAI
(883)


Arrivarono i tempi delle medie, e sfido chiunque, anche il più radical chic tra i radical chic nati a cavallo tra i '70 e gli '80,  a negare di aver ascoltato e apprezzato questa canzoncina commercialissima di un gruppo musicale formato da uno che sbagliava gli accenti pure sulle preposizioni semplici e un altro che non faceva niente oltre ad agitarsi come una scimmia delirante sul palco.  

8
WELCOME TO THE JUNGLE
(GUNS N'ROSES)


Dopo le medie, al liceo, mi sono scontrato con questo gruppo che mi ha fatto completamente uscire di senno. E non so se è stato un bene o un male... Però me lo sono goduto appieno!!! Mi hanno introdotto nel magico mondo dell'Hard Rock e dell'Heavy Metal.

9
MASTER OF PUPPETS
(METALLICA)


Subito dopo i GNR, i Metallica. Ancor'oggi il mio gruppo preferito. Li adoro.

10
LITHIUM
(NIRVANA)


Non potevano mancare i Nirvana. Perchè ho avuto un intermezzo Punk/Grunge, in cui ho ascoltato tutta una serie di gruppi tra i quali troviamo Sex Pistols, Clash, Ramones, Offspring, Nofx, Soundgarden e, appunto, Nirvana. Mitici.

P.S. Il cannibale starà pensando: "quel pirla mi ha appena scritto di avere diverse canzoni in comune con la mia lista e ora, scorrendo la sua, ne avessi trovata una uguale". Lo so, ma ripensando a quello che è stato il mio excursus musicale, queste sono state le prime che mi sono venute in mente... 





I VENT'ANNI DI PULP FICTION


Ho visto Pulp Fiction infinite volte, ma sempre e solo sulla TV di casa. Da solo, coi genitori, con gli amici, con mia moglie (santissima donna che sopporta le mie farneticazioni cinefile), ma sempre e solo in TV.  
Ieri, finalmente, l'ho visto al Cinema, ed è stata sicuramente la volta in cui l'ho apprezzato di più, pur conoscendolo a memoria (e ripetendo come il peggior nerd le battute man mano che venivano pronunciate). Non c'è niente da fare, il Cinema dà delle emozioni uniche e inimitabili. Eppure, è solo uno schermo più grande. Già, ma è proprio l'atmosfera che cambia. L'arrivo, la discesa fino alla sala, la presa del posto e l'attesa che il film cominci, sono ingredienti unici ed essenziali perché cambi totalmente la prospettiva. Il silenzio (che dovrebbe essere sempre "religioso", soprattutto durante questo film), il buio in sala, l'inizio del film. Ieri ho provato delle sensazioni che raramente avevo provato sul divano di casa: la pelle d'oca durante i primi dieci minuti di proiezione, dalla schermata in stile "dizionario" al dialogo tra Coniglietta e Zucchino, dal dialogo tra Jules e Vincent su Amsterdam e le piccole differenze fino a quello sul massaggio ai piedi e su Tony Rocky Horror al quale Marsellus Wallace "ha incasinato il modo di parlare". La pelle d'oca. Mi era capitato forse solo in occasione della "Ri-visione" al cinema di Ritorno al Futuro, altro film che avrò visto mille volte in TV, ma che ho amato come non mai vedendolo quella volta in sala. Questa cosa della riproposizione cinematografica di film epocali, pur avendo una connotazione totalmente commerciale per le case di distribuzione e le grandi catene di cinema, per molti appassionati, come me, si trasforma invece in una ghiottissima occasione utile per vedere i propri film preferiti come mai avevano potuto prima.
E' inutile stare qui a sperticarmi di lodi su Pulp Fiction, perchè sarebbe sin troppo facile, essendo questo il mio film preferito in assoluto. Non voglio fare nemmeno una recensione. Perchè non sarebbe obiettiva. E poi verrei sopraffatto dalla meraviglia di cui i miei occhi si riempiono ogni volta che incrociano quei fottutissimi fotogrammi così geniali. Mi sono divertito a raccogliere dall'aiuola sterminata del web immagini animate (GIF) delle tante scene epiche disseminate lungo tutti i 154 minuti di questo film fantastico, stupendo e indescrivibilmente emozionante. E ora ve ne faccio dono.


L'immancabile mexican stand-off onnipresente nei film del fottuto genio di Knoxville.


Ogni commento a questa scena sarebbe tanto inutile quanto fuori luogo. 


Coniglietta e Zucchino. Teneri.


Vincent e Mia. E il famoso rettangolino.


Ogni volta che Vincent va in bagno succede qualche guaio.


Giiiiirl, you'll be a woman tooooo!!!


Con te non ho finito, neanche per il cazzo. Ho una cura medievale per il tuo culo.


Ma quanto era buono quel caffè...


 Ci credo, ogni cosa che faccio mi viene fottutamente bene, chiaro?


L'ira prima della redenzione. 


Butch trova l'arma giusta...


Sono il Signor Wolf, risolvo problemi. 


lunedì 7 aprile 2014

CAPTAIN AMERICA - IL SOLDATO D'INVERNO


Titolo originale: Captain America - The winter soldier;
Anno: 2013;
Paese: USA;
Genere: Action Cinecomic;
Durata: 136 min;
Regia: Anhony e Joe Russo;
Cast: Chris Evans/Steve Rogers - Captain America; Scarlett Johansson/Natasha Romanoff - Black Widow; Anthony Mackie/Sam Wilson - Falcon; Samuel L. Jackson/Nick Fury; Robert Redford/Alexander Pierce; Sebastian Stan/Bucky Barnes - Winter Soldier;
Trama: Steve Rogers viene richiamato in servizio per una missione di salvataggio in mare dove una nave dello S.H.I.E.L.D. viene sequestrata da dei mercenari che, poi si scoprirà, assoldati dall'HIDRA, mai morta e infiltratasi insospettabilmente nello stesso S.H.I.E.L.D.. Intanto Captain America fa coppia fissa con Natasha Romanoff cui si aggiungerà anche Falcon, agli ordini di Nick Fury, a sua volta agi ordini di Alexander Pierce. Il nuovo nemico da sconfiggere è The Winter Soldier, un omologo del primo vendicatore generato dall'HIDRA per contrastarlo. Il progetto malefico dell'HIDRA è eliminare fisicamente qualsiasi possibile ostacolo alla sua brama di potere sul mondo intero.
Voto: 7/10


Dopo averne sentito parlare benissimo per almeno 15 giorni, finalmente sono riuscito a gustarmi in sala il secondo Episodio della saga del Primo Vendicatore, il cui primo capitolo, a dire la verità, pur avendo incontrato il mio apprezzamento, rappresentava uno dei punti deboli della filmografia dedicata ai singoli Avengers. Devo invece dare merito alla Disney Marvel per essere riuscita ad alzare il livello di gradimento nei confronti di Captain America grazie a questo secondo capitolo che, più che un Cinecomic,  è stato plasmato dagli sceneggiatori e dalla coppia di registi come un Thriller in cui i colpi di scena sono svariati, mescolato all'action movie più classico e allo Sci-fi che ormai è di casa dalle parti della Marvel. 


Due ore e un quarto di combattimenti avvincenti, senza una goccia di sangue nemmeno per sbaglio (ci sono i bambini, non sia mai), inseguimenti stradali e aerei, esplosioni, gags divertenti e dialoghi pieni di messaggi in codice che vengono poi decriptati dallo spettatore grazie all'evolversi della vicenda. Trovano spazio persino citazioni di film che niente hanno a che fare con il Mondo Marvel, anzi, a dire la verità non c'entrano proprio nulla con nessuno tipo di fumetto (sorpresona che strapperà un ghigno... anche se non proprio a tutti). 


Un Villain, che maschera di Adam Kadmon a parte, fa veramente dubitare che l'eroe con lo scudo stellato possa, alla fine, sconfiggerlo. Due ore che presentano ogni elemento possibile dell'entertainment Marveliano: un film da cui la noia sta ampiamente alla larga e che fa rimanere con il fiato sospeso fino alla fine, con due scene (ma non è una novità) poste dopo i due tronconi dei titoli di coda che anticipano in maniera molto gustosa, parallelamente, le vicende del Primo Vendicatore e degli Avengers (nel 2015 uscirà il nuovo capitolo "The Avengers - The age of Ultron).


Devo rilevare invece che, mentre Robert Redford, Scarlett Johannson e Samuel L. Jackson risultano impeccabili nei loro personaggi, Chris Evans ed Antony Mackie, mi sono sembrati piuttosto ingessati e poco espressivi, non intaccando tuttavia un risultato finale più che soddisfacente. 

giovedì 3 aprile 2014

I FILM CON CUI SONO CRESCIUTO



Partecipo anch'io all'iniziativa promossa dall'amico Marco, detto anche Cannibal Kid, sul suo blog Pensieri Cannibali. A dire la verità avevo già fatto una lista de "i film della mia vita", ma in questo caso si tratta di una lista di film che hanno caratterizzato la nostra infanzia, e quindi come avrei potuto non aderire? E poi questi back in the days fanno bene al cuore, soprattutto al mio, di celluloide. 
Iniziamo subito (i film sono elencati non in ordine di importanza o di preferenza, ma semplicemente in ordine di comparsa nella mia mente): 

1) ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO - il film grazie al quale ho imparato ad usare il VCR e le VHS, alla tenera età di 4/5 anni. Lo guardavo, lo riguardavo, poi andavo indietro/avanti veloce fino al punto in cui sapevo ci fossero una battuta, una gag, una scazzottata o comunque qualcosa che mi dava tanto gusto riguardare. La mia scena preferita? Birra e salsicce. Ho citato "Altrimenti ci arrabbiamo" per il motivo sopra descritto, ma in realtà io sono cresciuto con TUTTI i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quindi questo vale per tutti. Comunque, "Rivogliamo. La. Nostra. Cariola".


2)  RITORNO AL FUTURO - Penso che sia il film che ho rivisto di più dall'età di 10 anni in poi, nel senso che non perdevo (e non perdo) una messa in onda televisiva (lo registrai in occasione della prima, su RAIDUE scritto ancora così, senza farfalline, loghi o scemate del genere)  e, quando avevo del tempo libero, quindi che ve lo dico a fare, lo guardavo e riguardavo in VHS, fino al giorno in cui non comprai l'intera trilogia in DVD nella metal box... Il film di cui ricordo il maggior numero di battute a memoria. Mi ricordo che il secondo capitolo lo guardai al cinema con i miei... Sono soddisfazioni... Scena preferita? Tutte, ma se devo citarne una, che non sia la classica scena in cui George esclama "Ehi tu porco levale le mani di dosso", citerei la scena iniziale, quella degli orologi nel laboratorio di DOC: l'inizio di un mito!!! "Grande Giove!"


3) I GOONIES - Un film generazionale, uno di quei film che non puoi non avere visto durante la tua infanzia, per vari motivi: 1 - perchè è un film che devi aver visto almeno una volta, pena la scomunica; 2 - perchè viene usato come tappabuchi nel palinsesto Mediaset sin dal 1988, e quindi di riffa o di raffa lo devi aver visto. Io lo rivedo sempre con piacere, anzi quando scopro che lo stanno dando in tv, grido. "I GOONIES!!!" Scena preferita? Quella in cui Clark traduce in spagnolo alla domestica le indicazioni della mamma di Mikey. "I tracobbetti".


4) MEDITERRANEO: uno dei primi, se non il primo, film "da grandi" che abbia mai visto e che abbia anche capito. Complice sempre il videoregistratore e la VHS in bella vista sullo scaffale affianco al televisore. Un film che mi è entrato nel cuore sin da subito e che continuo a riguardare sempre come se fosse la prima volta. Scena preferita: anche qui scegliere è difficile, perchè tutto il film è meraviglioso, ma una scena che mi fa sempre ridere, ma anche riflettere, è quella dell'assunzione di Vasilissa. "Nonzo". 


5)  THE DOORS - Anche di questo film ho letteralmente consumato la VHS (registrata durante la prima messa in onda su Italia uno) e successivamente il DVD. Penso che dopo Ritorno al futuro sia questo il film di cui ricordi il maggior numero di dialoghi/battute. Scena preferita: Quella in cui Jim abbandona la scuola di cinema a causa delle troppe critiche rivolte al suo film. "Godard non lo usa il copione, improvvisa con la macchina da presa". 


6) ROCKY (inteso come saga): Lo Stallone italiano, Rocky Balboa!!! Quante volte l'avrò sentita questa frase urlata dallo Speaker appeso al microfono in mezzo al ring? Migliaia, penso. E ogni volta la pelle d'oca. OGNI FOTTUTA VOLTA!!! Scena preferita? Sicuramente quella degli allenamenti di Rocky sul cucuzzolo della montagna, mentre il suo avversario Drago veniva infilzato in ogni dove di steroidi e anabolizzanti. "Io ti spiezzo in due". 


7) TERMINATOR 2 - IL GIORNO DEL GIUDIZIO - Il primo film che guardai sulla Pay Tv appena, orgogliosamente, acquistata dai miei, Tele +1 (cinema) e Tele + 2 (sport). Lo davano in continuazione e io lo riguardavo in continuazione, ovviamente. Avevo visto anche il primo, ma, non so perchè, mi metteva troppa tristezza (e, ammettiamolo, mi faceva anche un po' di impressione), ma il secondo capitolo è un vero e proprio capolavoro. Un film totale!!! Scena preferita? L'ultima, quella in cui Sarah Connor cala nell'acciaio fuso il Terminator buono che spollicia prima di sciogliersi. "Hasta la vista, Baby"



8) IL PRINCIPE CERCA MOGLIE - Eddie Murphy non può mancare in questa lista di film "formativi". Anche per lui vale la regola Uno per tutti, perchè i suoi film li ho visti tutti e tante volte. Ma Il principe cerca moglie mi è rimasto impresso per un episodio curioso: il tema degli esami di terza media. Mi si chiedeva di inventare una storia a lieto fine, o qualcosa del genere. Non trovai di meglio che spiattellare l'intera sceneggiatura di questo film, confidando nel fatto che Figurati se 'sti vecchi si guardano i film di Eddie Murphy. E invece... Scena preferita: quella in cui Akeem si affaccia sul balcone del suo appartamento nel Queens e viene sonoramente mandato affanculo dai vicini. E dove la cerchi una regina in America? Nel Queens!!!


9) HERBIE, IL MAGGIOLINO TUTTO MATTO - La Regola dell' Uno per tutti vale anche qui. Questo fa parte di quel genere di film che io definisco "del venerdì". Perchè il venerdì, su Raiuno, davano i film targati Walt Disney, e io me li guardavo sempre, anche perchè potevo stare alzato un po' di più, dato che il sabato non avevo scuola. E poi ovviamente passavo il week end a riguardarli su VHS. Bellissimo e emozionante, volevo bene ad Herbie come si vuole bene ad un fratello. E gli voglio ancora bene. Scena preferita quella della collera di Herbie in preda alla gelosia nei confronti della Ferrari appena acquistata dal suo Padrone. Il tutto incorniciato dal Golden Gate di San Francisco. Una scena epica. Peeeeeeeeeeeooowwwwww


10)  TOP GUN - Con questo film, visto e rivisto mille volte, iniziò la mia passione per le tamarrate Made in USA. Infatti c'erano tutti gli ingredienti necessari: cameratismo, machismo, la gnocca (che non guasta mai, anche se qui, devo dire, molto discreta nei modi e negli atteggiamenti), tamarraggine in moto senza casco, evoluzioni improbabili di aerei supersonici, tecniche di seduzione. Fantastico film con un'eccezionale colonna sonora. Spero non rovinino tutto con un sequel o con un remake. Scena preferita: Quella del volo radente la torre di controllo. "Iceman, tu puzzi". 


Per chi si chiedesse come mai in questa lista non compaia neanche un film Quentin Tarantino, diciamo che ero già abbastanza cresciutello quando vidi per la prima volta Pulp Fiction e Le Iene... 
Alla prossima!!!


mercoledì 2 aprile 2014

NYMPH()MANIAC: TANTO FUMO, POCO ARROSTO... MA MOLTA CARNE!



La seguente recensione in anteprima è pubblicata in collaborazione con il blog Theoscarface.

Premessa: la versione del nuovo film di Lars Von Trier arrivata in Italia è stata censurata in maniera alquanto sostanziosa, per un totale di 90 minuti di pellicola eliminati tra volume I e II.
Presentato al Festival di Berlino lo scorso febbraio, Nymphomaniac rappresenta l'essenza della follia visionaria nonchè della depressione cronica che pare attanagliare l'autore di opere quali Melancholia, AntiChrist e Dogville. Un film diviso, gioco forza, in due volumi da due ore l'uno, alla Kill Bill, per intenderci, il primo dei quali uscirà il 3 aprile.
Durante le prime due ore assistiamo a 5 capitoli della vita di Joe (Charlotte Gainsbourg al presente, Stacy Martin da giovane), donna con evidenti problemi mentali, che viene trovata a terra in un vicolo di città con il viso tumefatto  da un gentile ed anziano signore (Stellan Skarsgard) il quale la soccorre e la porta a casa con sè per offrirle ristoro. Il tutto avviene nei modi e nei tempi "classici" cui Von Trier ci ha abituati: molto, molto lentamente, quasi al rallentatore.


Il modus narrativo del regista danese per questa sua ultima, scandalosa creazione vede l'incedere per parallelismi: l'anziano e la donna conversano uno parlando di pesca con la mosca e l'altra raccontando le sue esperienze sessuali iniziate in giovanissima età. E andando avanti con il racconto la pesca si trasforma in etologia, poi in matematica e ancora successivamente in musica. Una sorta di "quadrivio" parallelo alle fantasie sessuali raccontate da Joe che l'hanno poi portata a diventare ciò che è: una ninfomane.
Scene, alcune, che non lasciano molto all'immaginazione, in cui assistiamo alla "prima volta" di Joe con Jerome (Shia Leboeuf) alleggerita da Von Trier mediante la visualizzazione di numeri a grandezza schermo per sottolineare, strappando risate al pubblico, quante volte costui l'abbia penetrata davanti e dietro. Von trier ricorre spesso a questi stratagemmi per alleviare un po' di tensione emotiva che altrimenti rischierebbe di schiacciare lo spettatore come sotto una pressa da sfasciacarrozze. La depressione è il fil rouge di tutto il film, insieme alla follia di una ragazza che gareggia con l'amica del cuore a "chi si fa più uomini sul treno in corsa" (in palio c’è un golosissimo sacchetto di cioccolatini!) percorrendo le carrozze del convoglio nello stesso modo in cui dei pescatori camminano sulla riva di un fiume in cerca del punto più pescoso.
Durante le due ore del Volume I, nonostante l’edulcorazione portata dalla severa censura cui è stato sottoposto il film, vediamo di tutto: fellatio, cunnilingus, amplessi in posizioni canoniche e non.
Joe si definisce una persona cattiva che rifiuta l'amore definendolo il più basso dei sentimenti perchè fondato sulle bugie che due persone si raccontano per far piacere l'una all'altra: è capace di abbordare in treno uno sconosciuto che sta tornando dalla moglie, sedurlo e "svuotarlo" in una rapida sessione di sesso orale (viene sottolineato il fatto che l’uomo si stesse "tenendo" da giorni al preciso scopo di ingravidare la donna), non ha problemi nel far mollare la compagna (Uma Thurman) ed i 3 figli ad un uomo che potrebbe benissimo essere suo padre ed infine si permette "attimi di spensieratezza" con il manutentore dell'ospedale in cui è ricoverato il genitore moribondo (Christian Slater).
Un film assurdo, non lineare, che alterna le classiche immagini panoramiche di cieli stellati alla Von Trier a primissimi piani statici e piatti. La colonna sonora è quasi assente, salvo titoli di testa e di coda animati dall'heavy metal dei teutonici Rammstein e qualche scena addolcita da Lo Schiaccianoci di Tchaikovskij, già usato in passato da Stanley Kubrick nel suo ultimo capolavoro Eyes wide shut.
La cosa che più disturba di Nymphomaniac non è tanto la pornografia di alcune scene, ma il fatto che il continuo autoaccusarsi della donna, consapevole della propria vita peccaminosa e immorale, sia costantemente bilanciato dall'indulgenza del vecchio che la giustifica adducendo motivazioni etico-scientifiche (per la verità un po’ strampalate) e che potremmo definire un “accondiscendente diavolo tentatore” (il tema satanico, tra l'altro, è molto presente nel film e viene evocato anche attraverso il tritono suonato al pianoforte dalla protagonista).
Per avere un quadro più definito di questo monumentale film a cavallo tra l'Hardcore e il puro porno, contaminato da eccessi di documentarismo e introspezione psicologica (un vero e proprio pugno nello stomaco), dobbiamo comunque necessariamente  aspettare la visione del Volume II.