Visualizzazioni totali

lunedì 29 settembre 2014

OLTRE GOMORRA: ANIME NERE


Quest'anno ha destato non poco scalpore la produzione della serie TV, tratta in primis dal Romanzo verità di Roberto Saviano, ed in secundis dal film di Matteo Garrone, a sua volta tratto dal suddetto Romanzo, Gomorra. Ha destato scalpore perché incentrata soprattutto sui "fatti di sangue", perché ambientata a Scampia, perché accusata di tratteggiare positivamente, dal punto di vista psicologico e morale, dei personaggi che tutto sono fuorché dei modelli da imitare, ma soprattutto perché una parte dei napoletani, la vede come ulteriore fango gettato sul buon nome della città, già oltremodo famosa, per non dire famigerata, proprio a causa della cronaca nera a sfondo Camorristico. 


Da poco, a far compagnia a "Gomorra", ecco che troviamo "Anime Nere", film prodotto da Rai Cinema, scritto da Francesco Munzi, Fabrizio Ruggirello, Maurizio Braucci e diretto dallo stesso Munzi, Liberamente ispirato all'omonimo Romanzo scritto da Gioacchino Criaco, Presentatao all'Ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Anime Nere sposta la visuale dalla Campania e da Napoli, alla Calabria, in un paesino dell'Aspromonte, Africo, di cui è originaria la famiglia al centro degli eventi narrati. I protagonisti sono tre fratelli: Rocco, che vive a Milano con moglie e figlia, imprenditore immobiliare grazie a denaro sporco; Luigi, trafficante internazionale di droga e Luciano, che da sempre vive coltivando la propria terra, alla larga da qualsiasi traffico o affare mafioso. I problemi nascono quando il figlio di Luciano, Leo, con una bravata scatena una guerra tra famiglie nel paesello, dando vita ad una serie di vendette incrociate che coinvolgeranno tutta la sua famiglia, papà Luciano compreso. 


Anime Nere è un film potente. Duro, nudo e crudo. I dialoghi sono tutti in dialetto calabrese stretto (tanto da richiedere i sottotitoli, come per Gomorra - La serie, dove però il dialetto non è così stretto). Gli attori, a parte Barbora Bobulova (Valeria, la moglie di Rocco) e Marco Leonardi (Luigi), sono quasi tutti semi-sconosciuti o addirittura non professionisti. Si respira un'aria pesante sin dalle primissime scene e, man mano che andiamo avanti con la visione, assistiamo ad un incupimento sempre maggiore dell'atmosfera, fino ad arrivare alla conclusione della storia, dallo sfondo nerissimo. Si ha come la sensazione che in quei luoghi la malavita, la 'ndrangheta, attiri dentro di sè, come un potentissimo buco nero, anche chi non vuole farne parte, come Luciano, trovatosi obbligato dagli eventi a smettere i panni di "buon cristiano" per vestire gli stessi indossati dai suoi altri due fratelli. E così è. La mafia è un buco nero. Potentissimo. Anche, ma forse sarebbe meglio dire soprattutto, in un paesino minuscolo come Africo, in cui è ancora più difficile sfuggire ai suoi possenti tentacoli.  Niente a che vedere con i gangster movie alla Scorsese/Coppola, Anime nere è anche distante dallo stesso Gomorra, che comunque abbraccia una realtà ben più ampia rispetto a quella di un paesino arroccato sui monti della Calabria. Gomorra è Napoli, Milano, Europa. Africo è Africo. Tutto nasce e tutto muore tra le sue quattro case. Ma l'effetto su chi assiste a questa storia è altrettanto sconvolgente. 


venerdì 26 settembre 2014

NECROPOLIS - DANTE, VIRGILIO, NICHOLAS FLAMEL E LA PIETRA FILOSOFALE.


No, non sto vaneggiando, tutto ciò che è scritto nel titolo è presente anche nel film. Soprattutto la Pietra Filosofale di Nicholas Flamel. Roba che quando ho sentito pronunciare la fatidica frase "Dobbiamo scendere nei sotterranei per trovare la Pietra Filosofale" mi sono slogato la mandibola per quanto mi si è spalancata la bocca. "Ma che davvero?" mi sono lasciato sfuggire ad alta voce durante la proiezione. 
Non vi dico poi quando le mie povere orecchie hanno sentito "Secondo la Leggenda sulla porta dell'Inferno è incisa l'iscrizione <<Lasciate ogni speranza voi ch'entrate>>". La LEGGENDA? Povero Dante, povera Divina Commedia. Già solo questo meritava l'abbandono della sala. E  poi si continua tra passaggi bloccati, scheletri, indovinelli, tracobbetti (ops) e trappole che nemmeno in Indiana Jones, fino a "uscire a riveder le stelle".


Dal Trailer che, vi giuro, mi ha fatto più volte volgere la mente ad uno di quei fake trailer che la Gialappas mandavano in onda con Maccio Capatonda e Bip Bip Ballerina protagonisti, non mi aspettavo sicuramente un capolavoro dell'Horror, ma quanto meno un onesto filmettino da svuotamento di cervello con qualche colpo di scena degno di film appartenenti a questo genere (di cui, badate, non sono ASSOLUTAMENTE un esperto). E invece tutto si riduce ad una saga di citazioni Fantasy-letterarie (che sarebbe però più giusto definire STUPRI letterari) unite ai più classici Wattafuck degni dei peggiori Mockumentary realizzati dai tempi di The Blair Witch Project ad oggi. Perchè trattasi di Mockumentary (forse avevo dimenticato di scriverlo prima) e quindi oltre allo schifo provato per il film, uniamo anche il mal di mare che i film girati con le Handycam mi provocano quasi sempre. 


Aggiungiamoci anche i più classici stereotipi horroreschi e la frittata è bella che fatta.
Necropolis - La città dei morti aveva un potenziale non indifferente, poteva veramente essere un bel film. Le premesse c'erano, le idee di base non erano malaccio, ma il regista-sceneggiatore John Erick Dowdle, che aveva già diretto "Devil" e suo fratello co-sceneggiatore Drew hanno dato il peggio di loro stessi, malgrado gli attori a disposizione non fossero poi così cani (tutti provenienti dal favoloso mondo delle Serie Tv) dando vita ad un film che va ad aggiungersi a quelli facenti parte della categoria "dimenticabili, e anche alla svelta".  



giovedì 25 settembre 2014

LUCY: CRISTALLI DI INTELLIGENZA (SPRECATA)



Il nuovo film di Luc Besson, Lucy, con una Scarlett Johansson tirata a lucido e un golosissimo Morgan Freeman, al quale però i panni del Nolaniano Lucius Fox stanno iniziando a stare un po' strettini, era molto atteso da tutti. Presentato all'ultimo Festival di Locarno, è stato accolto dalla critica in maniera alquanto fredda. Ora abbiamo scoperto perché. 
Il regista francese a cui piace tanto fare l'americano ha confezionato un "mediometraggio" (85 minuti la sua durata) riempiendolo fino all'inverosimile di citazioni quali 2001: Odissea nello Spazio (Kubrick), Limitless (Burger) e Transcendence (Pfister), solo per citare le più palesi, appesantendo il tutto con una tematica che spazia dalla filosofia del "Chi siamo, da dove veniamo e perchè?" fino ad arrivare al misticismo mischiato al più classico sci-fi condito da una massiccia dose di action Bessoniana alla "Leon" (che è sempre presente in tutto ciò in cui mette le mani il buon Luc).


Guardando questo film si ha dunque la stessa sensazione che si prova quando si tenta di infilare un elefante in una Fiat Cinquecento. Tutta questa concentrazione di temi avrebbe meritato quanto meno due ore, anche tre, di film. E invece ci troviamo a dover assimilare miriadi di informazioni in un lasso di tempo brevissimo in cui accade di tutto: 
assistiamo al rapimento della bella studentessa Lucy (Scarlett Johansson) da parte di una cosca mafiosa comandata da Kang, molto simile nei modi di fare al Gary Oldman/Stansfield di Leon (Min - Sik Choi, che i più ricordano in Old Boy di Park-Chan Wook). Lucy viene aggregata ad una squadra di corrieri della droga, tutt'altro che volontari, ai quali verrà inserita nella pancia una busta contenente un  chilo di una nuovissima droga che è in tutto e per tutto la riproduzione chimica di un mix di elementi che i feti assimilano dalla madre durante la gravidanza e che favorisce lo sviluppo delle funzioni cerebrali. 


Durante la segregazione pre-partenza Lucy tenta di fuggire e viene pestata a sangue, la busta dentro la sua pancia si apre, e la potentissima droga si fa strada nel suo organismo, rendendola super intelligente e permettendole di arrivare all'uso completo delle sue funzioni cerebrali. E succede il più classico dei bordelli, tipico degli action anni 80/90, con un finale tragicomico che lascia di stucco, ma in senso tutt'altro che positivo. 
Si fa quasi prima a vederlo, il film, che a riassumerlo in quattro righe. 
E' questo il grande limite della pellicola. La breve durata, la superficialità con la quale vengono spiegati i concetti base e la fretta da parte del regista di giungere ad una conclusione che, già dopo venti minuti di narrazione filmica, appare scontata come nei peggiori trash movies della The Asylum. Pare quasi che Besson abbia scelto tanta Attrice protagonista per invogliare il pubblico ad andare ad assistere ad un film della cui pochezza lo stesso regista è consapevole. 
Scordatevi i vari Leon, Nikita, e il Quinto Elemento: qui siamo di fronte ad un'involuzione senza pari nella storia del cinema. Non fosse per le scene action ben girate, l'esplosiva protagonista e gli effetti speciali, la valutazione di questo film rasenterebbe la gravissima insufficienza. 
Deludente. 
Dal 25 settembre al Cinema.  


POSH: STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA


Questa recensione è pubblicata anche sul blog Theoscarface dell'amica Emanuela, con la quale collaboro.
Ci sono film destinati ad essere dimenticati, e poi ci sono film che invece, sin dal primo fotogramma, sono destinati a rimanerti impressi nell'anima e nel cervello come il marchio a fuoco che si pratica sui cavalli. Posh, l'adattamento cinematografico della Piece teatrale di Laura Wade, diretto dalla cineasta danese Lone Scherfig (An Education) è uno dei film appartenenti alla seconda categoria. 
Un gruppo di ragazzi provenienti da famiglie "bene", o addirittura di "alto lignaggio", studenti della più prestigiosa Università del mondo, Oxford, si radunano in un club che non è la classica confraternita che siamo stati abituati a vedere nei "College movies" americani come Animal House o il recentissimo Bad Neighbors. Qui si tratta di una vera e propria Lobby, quasi una setta segreta, i cui appartenenti si distinguono per meriti sia scolastici che di estrazione sociale: il Riot Club, fondato sulla fine diciottesimo secolo da Lord Riot (nomen omen, è proprio il caso di sottolinearlo). Regole del Riot Club: non parlarne con chi non può e non deve farne parte; drogarsi e ubriacarsi fino, quasi, alla morte. Sesso selvaggio e promiscuo. Caciara. Zero rispetto per il ceto popolare medio. E' così che va. E' cosi che si deve fare. E' il Riot Club, bellezza. 
Protetti dall'aura impenetrabile del loro storico club i 10 ragazzotti di buona, buonissima famiglia ne combinano di ogni, fino ad arrivare al punto di non ritorno: la cena che inaugura il nuovo anno accademico. 8 membri storici e 2 "novellini" in un modesto risto-pub della campagna inglese (perchè banditi in tutti gli altri posti più vicini ad Oxford) il cui proprietario fa di tutto per soddisfare le loro bizzarre richieste. Ed è qui che assistiamo ad una delle più brutali scene di violenza "da branco" sin dai tempi, forse, di Arancia Meccanica nella visita che i Drughi fanno allo scrittore e alla sua gentil Signora. Il Motivo: "tanto abbiamo i soldi per permetterti di pagare i danni".


Il Club ci viene dipinto da Lone Schergig come una sorta di preparazione alla vita che affronteranno una volta fuori da Oxford i 10 rampolli protagonisti. Ed è brava la Scherfig a contrapporre questi dieci rampolli alle persone "normali", identificate per l'occasione dall'oste e da Lauren (Holliday Grainger), che incrocerà, anche se per poco, il proprio cuore con Miles (Max Irons), forse il più "normale" tra i dieci viziatelli. 
Un film duro che cela quella rassegnazione che proviamo noi comuni mortali quando abbiamo a che fare con chi vive nel lusso non curandosi della società che gli sta intorno. Sono loro, i Posh, l'eccezione, ma vivono pensando di essere la regola. Il finale, poi, è l'esaltazione del senso di rassegnazione sopra accennato. Così va la vita. C'è chi, nonostante tutto, conserverà sempre, qualunque cosa combini, un posto in prima fila.

lunedì 15 settembre 2014

THE EXPENDABLES 3 (I mercenari 3)


Ed eccoci alla tamarrata delle tamarrate. I Mercenari 3, la cui regia è stata affidata, questa volta, allo sconosciuto Patrick Hughes (un mestierante australiano che prima del film di cui stiamo parlando aveva girato/montato/prodotto solo corti e un lungometraggio datato 2010 ovvero "Red Hill"). 
Un regista allo sbaraglio, in sostanza. Ma tutto il "Luna Park" de I Mercenari 3 si fonda sul concetto di andare allo sbaraglio. 
Barney Ross (Sylvester Stallone) e i suoi fidati Christmas (Jason Statham), Jensen (Dolph Lundgren), Road (Randy Couture), Doc (Wesley Snipes) (gustatevi la sequenza iniziale del film, nella quale i nostri eroi lo fanno evadere durante il trasporto in un treno blindato), devono intercettare un carico di bombe destinate a un "Lord of War" in Somalia, tale Viktor Menz. Nell'operazione, non portata a termine, Caesar rimane ferito gravemente, e la rabbia di Ross aumenta esponenzialmente quando scopre la vera identità di Menz, cioè Conrad Stonebanks (Mel Gibson), suo ex compagno di missioni estreme, dato per morto anni prima. Decide dunque di vendicarsi, ma di tenere fuori i suoi, cercando di formare una nuova squadra formata, preferibilmente, da gente "disposta a beccarsi una pallottola". Sotto il controllo del sostituto di Trench, Gunner (Harrison Ford), Ross forma questa squadra andando a pescare in giro per l'America giovani pazzi abili nell'arte militare, nella lotta, nell'arrampicata/parkour e anche nell'hackeraggio. I nuovi mercenari lotteranno fianco a fianco con i "vecchi" in un'autentica guerra contro un vero e proprio esercito. Senza esclusione di colpi.


Che dire di questo terzo episodio della saga omaggio al cinema action anni '80? Innanzitutto che è un film divertente. Esplosioni, acrobazie, battute. Ma, se mi posso permettere, l'ho trovato un po' più "maturo" rispetto ai due capitoli precedenti. Sly si ritrova a riflettere se sia il caso o meno di abbandonare la carriera di guerriero "freelance" per far largo ai giovani. Infatti, in un certo senso si assiste al passaggio di consegne tra la storica banda e quella appena formata. E' uno "scontro" generazionale. I vecchi, tutti pugni e coltelli e pistole, contro i giovani, tutti tecnologia, furbizia e agilità. Alla fine ne uscirà una "pacifica" convivenza, ma con la consapevolezza da parte degli anziani, che prima o poi bisogna farsi da parte, per ovvi motivi.


Da applausi il comparto scenografico e dell'azione. Apprezzabile la vena comica (quasi tutta sulle spalle della "New entry" Banderas). Citazioni da lacrimuccia (quella di "Cobra" mi ha fatto anche emettere un urletto isterico). Da applausi anche Mel Gibson nei panni del Villain, anche se la mia personale palma per il mercenario preferito la consegnerei a Wesley Snipes. Anche solo per la sequenza iniziale del film che lo vede protagonista. Esaltante!!!
Un film da cervello semi-spento, adattissimo a chi volge nostalgicamente lo sguardo agli ormai stra-andati anni '80.


sabato 6 settembre 2014

INTO THE STORM

Lo aspettavo da tanto questo disaster movie e finalmente sono riuscito a vederlo. Premetto che mi aspettavo una emerita trashata sul genere di quelli della Asylum, come Snakes on the train o Sharknado, film nei quali si unisce la scarsezza degli attori a quella del regista, e gli effetti speciali sembrano creati con un commodore 16. E invece mi sono dovuto ricredere, perchè Into the storm, pur non essendo un film memorabile, è riuscito a farmi stare incollato alla poltrona per tutta la sua durata e anche dal punto di vista attoriale/registico/effetti speciali risulta apprezzabile. Certo, ci sono numerosi momenti in cui il WTF la fa da padrone,  ma tutto sommato la sufficienza la strappa. Un film, come si suol dire, "di cassetta", che svolge appieno il proprio lavoro: intrattenere. Voi mi direte: "è meglio Twister". Sì, probabilmente avete ragione (aveva dietro Chrichton e Spielberg, e il cast era di tutto rispetto, con seymour hoffman ed Elen Hunt su tutti), ma anche Into the storm (diretto dall' allievo di James Cameron,  Steven Quale - Final Destination 5 - e che ha come protagonista Richard Armitage, ovvero il Thorin Scudo di Quercia della saga de Lo Hobbit) ha il suo perchè. Rimane, questo, un film che solo gli amanti del genere catastrofico/trash potranno apprezzare.