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mercoledì 29 ottobre 2014

DRACULA UNTOLD


Nel vastissimo panorama cinematografico composto da sequel, prequel, sequel di prequel e prequel di sequel, si aggiunge, come un fulmine a ciel sereno, Dracula Untold, diretto dall'esordiente Gary Shore, che vede Luke Evans (Fast and Furious 6 e Lo Hobbit - La desolazione di Smaug) nel ruolo del giovane, ma non giovanissimo, Vlad l'impalatore.
Vlad è il più valoroso tra i guerrieri Romeni e, quando i turchi comandati da Maometto II (Dominic Cooper - Need for speed e Captain America) minacciano di portargli via il figlio dodicenne (come avevano fatto con Vlad stesso, strappato dalle braccia del padre alla stessa età), decide di affidarsi ad un'oscura presenza che vive rintanata in una caverna scavata in una montagna chiamata "Dente Rotto", per ottenere ulteriori poteri, sconfiggere l'esercito turco nella guerra che ne scaturirà e salvare così la sua famiglia ed il suo popolo. Ottiene così di vivere tre giorni da vampiro, con tutti i relativi poteri annessi, periodo nel quale, però, dovrà resistere alla forte sete di sangue umano per poter poi tornare "normale". 


Dracula Untold avrebbe l'intenzione di rivelarci come il famosissimo Conte Dracula sia diventato tale, mediante un racconto che viaggia a metà strada tra "300" (la fotografia molto cupa e fumettosa) e "Batman Begins" (tentativi - poco riusciti - di introspezione psicologica del personaggio principale e tecnica narrativa). Il risultato, tuttavia, non è dei più soddisfacenti, in quanto, dopo una promettente e, oggettivamente, ben girata prima mezz'ora che funge da introduzione, si passa ad una pesante e ridondante ora epilogativa il cui finale è ampiamente scontato. Ció che permette allo spettatore di tenere gli occhi aperti sono esclusivamente le scene di battaglia e le sfuriate pipistrellesche dell'Impalatore, che tanto rimandano al capolavoro di Nolan. Il tutto condito da dialoghi tanto teatrali quanto stucchevoli e una sdolcinatezza che poco si confa a cotanto malvagio personaggio protagonista. 
Dracula Untold entra di diritto nella categoria dei film mediocri, e per questo dimenticabili, e con lui un cast tutto sommato anonimo e, apparentemente, svogliato.
Il film punta tutto sull'emulazione di altre pellicole molto riuscite come, appunto, "300" e la saga del "Cavaliere Oscuro" (da notare le locandine che sembrano photshoppate direttamente da quelle del Batman di Nolan). Ciliegina sulla torta il tentativo, fallimentare, di accaparrarsi i favori del pubblico femminile inserendo scene d'amore tra Vlad e la moglie Mirena (Sarah Gadon - Cosmopolis) degne di un Twilight qualunque.
Ennesimo buco nero in una stagione caratterizzata da numerosi altri film che seguono la linea del "potrei ma non riesco" che è ancora peggio di quella del "vorrei ma non posso".
Nei cinema dal 30 ottobre 2014.



giovedì 23 ottobre 2014

THE EQUALIZER - IL VENDICATORE



Gli anni '80 sono tornati a farla da padrone nella moda, nella musica e anche al cinema. Sono già un po' di anni che assistiamo a tentativi di riproposizione di tematiche prettamente anni '80 all'interno di action movie da parte di svariati registi. Ultimo, fallimentare tentativo quello di Luc Besson e del suo "Lucy", di cui abbiamo già ampiamente parlato (male) in un post precedente. 
A gennaio, durante una scena di "The Wolf of Wall Street" di Scorsese (scena che mi fa sempre cappottare dalle risate) apprendemmo che esisteva una serie TV intitolata "The Equalizer", che in Italia arrivò negli anni '90 col titolo di "Un Giustiziere a New York", trasmessa dalla CBS in America tra il 1985 e il 1989. Ma all'epoca chi vi scrive sfasava per A-Team, Magnum P.I., Riptide e altre serie del genere, tra le quali però The Equalizer non rientrava.  
Pochi mesi dopo "Teh Wolf of Wall Street", uscì il trailer del film "The Equalizer - Il Vendicatore" con Denzel Washington, per la regia di Antoine Fuqua, Visto che ora siamo grandicelli non potevamo perderci questo film, residuato prezioso della produzione Action anni '80.  Ed eccoci qua.


Denzel Washington è Robert McCall. Un uomo solitario, abitudinario e metodico che sbarca il lunario lavorando in un magazzino di articoli da Bricolage (una sorta di Leroy Merlin, per intenderci). Tutte le sere va nel solito bar a bere il solito tè, e scambia le solite quattro parole con una giovanissima prostituta russa, Teri (Chloe Grace Mortez) sul libro che legge sorseggiando il suo tè. Quando questa viene selvaggiamente pestata dagli scagnozzi del suo pappone , Robert McCall decide di fare giustizia scatenando una guerra personale contro la mafia russa.


L'accoppiata vincente Fuqua-Washington ci regala un'altra perla dopo il cult "Training day" (che valse a Denzel Washington pure un Oscar). Un film, The Equalizer che tratteggia benissimo i personaggi nella sua prima parte (un po' lunga a dire la verità) per poi esplodere nella pura action nella seconda, donandoci attimi di tremenda tensione alternandoli a scene di lotta corpo a corpo e sparatorie.


Fuqua ci fa conoscere pian pianino Robert McCall, presentandoci prima il suo lato superficiale per poi andare a fondo nella sua anima e nella sua essenza, procedendo per paragoni e similitudini con personaggi della letteratura come il Vecchio de "Il vecchio e il mare" di Hemingway, personaggi che magari possono cambiare esteriormente, ma dentro rimangono sempre gli stessi. Ed è per questo che McCall decide di entrare in azione. Perchè lui è stato, è e sarà sempre "il vendicatore". La prima ora viene vissuta dallo spettatore con l'ansia e la voglia di sapere cosa facesse McCall prima di intraprendere la "carriera" da magazziniere.
Il cattivo della situazione, invece, è un Signor Wolf  dalla faccia malvagia, il corpo ricoperto di tremendi tatuaggi da galeotto, mandato dal boss sul campo a sistemare le cose, ed è veramente cattivo: dà proprio l'idea della cattiveria, della ferocia, il tutto però unito all'estremo acume di cui è dotato. Probabilmente uno dei migliori Villain degli ultimi tempi. Mai banale, mai ridicolo, veramente duro da affrontare.


Lo scontro tra il buono e il cattivo è il fulcro di tutto il film. Infatti Chloe Grace Moretz appare solo nelle prime scene e poi scompare, per poi riapparire alla fine. Tutto è secondario. Si tratta di un uno contro uno senza esclusione di colpi. Un uno contro uno dove ognuno dei due contendenti ha un proprio codice etico e lo rispetta fino alla fine. Un uno contro uno che fa rimanere incollati allo schermo per tutta la durata del film (più di due, godibilissime, ore). Non mancano momenti splatter figli di combattimenti con armi non convenzionali come martelli e pistole sparachiodi, ma questo solo nella second parte. Nella prima "l'atto violento" ci viene sempre nascosto: assistiamo al pre e al post "vendetta". Un escamotage registico che ci fa ingolosire nell'attesa che il personaggio di McCall si riveli appieno nella sua essenza: una umana e infallibile macchina da guerra in difesa dei deboli.
Avvincente ed esaltante sono gli aggettivi che si incollano perfettamente a The Equalizer, un film assolutamente da non perdere.
Ottima anche la colonna sonora, molto varia e ben curata, con un pezzone di Eminem sui titoli di coda che ben si abbina al genere di film a cui abbiamo appena assistito.






venerdì 17 ottobre 2014

BOYHOOD



Non ci eravamo ancora del tutto ripresi dalla strabiliante trilogia del "Before" (1994-2003-2013), ed ecco che il nostro Richard Linklater ci confeziona forse il suo definitivo capolavoro: Boyhood, un film che il regista ha in serbo dal 2002, anno in cui iniziarono le riprese, e che percorre con gli stessi attori un arco di tempo di ben dodici anni. In particolare l'obiettivo è incentrato sull'adolescenza di Mason Jr (Ellar Coltrane), e sul rapporto con la sorella Samantha (Lorelei Linklater), mamma Olivia (Patricia Arquette) e papà Mason Sr. (Ethan Hawke).
In Boyhood noi vediamo il mondo attraverso gli occhi di Mason Jr: i traumi infantili, le nuove conoscenze, le scoperte, ma soprattutto il rapporto con due genitori divorziati e i due padri adottivi, il continuo ondulare tra le giornate di svago con un papà molto "rock" e quelle un po' più "ordinarie" con una mamma che non trova pace a causa dei suoi nuovi compagni. Fanno da contorno amici, amichette e bulli.


In pratica rivediamo attraverso Mason Jr quello che più o meno tutti noi abbiamo vissuto durante la nostra l'adolescenza ed è naturale essere risucchiati all'interno del film, pensando "queste cose le facevo/non le facevo" o ridere notando che determinate esperienze provocano in Mason Jr le stesse reazioni che provocarono in noi nei tempi che furono. Intanto il mondo cambia attorno al ragazzo e Linklater lo sottolinea attraverso la musica, la tecnologia, usi e costumi che denotano gli anni in cui sono ambientate le scene in maniera incredibilmente precisa ed accurata.


Boyhood (e, insieme ad esso, Richard Linklater)  merita tutti gli applausi che le platee di tutto il mondo gli hanno tributato e gli tributeranno, perché oltre a raccontarci la crescita (sia fisica che spirituale) di un ragazzo dall'infanzia alla prima età adulta come mai nessuno prima di lui aveva fatto, è riuscito perfettamente a nell'intento di creare un film che è anche un viaggio, come lo è la vita. La semplicità e nello stesso tempo la meravigliosa complessità dei pensieri di un ragazzo e di chi lo accompagna (compresi noi) sono la forza di Boyhood e dove non arrivano le immagini o i dialoghi, c'è sempre pronta una canzone, o una musica, a rendere indimenticabile questa esperienza finora unica nel suo genere.


Ethan Hawke e Patricia Arquette risultano perfetti nei loro ruoli di genitori divorziati, ma che di bene ancora se ne vogliono. Ellar Coltrane e Loerelei Linklater anche loro incredibilmente bravi (ci vuole un gran coraggio a far recitare lo stesso attore scommettendo su di lui dall'età di 8 anni ai 20, col pericolo che questo facesse crollare tutto improvvisamente). Un film che ha nel raccontare la quotidianità della vita uno dei suoi maggiori punti forza. Un'opera monumentale e di monumentale perfezione, sotto tutti i punti di vista, dalla colonna sonora alla fotografia.
Non ci sono parole per descrivere le emozioni suscitate da questo capolavoro. Anche scriverne risulta riduttivo, perché certe emozioni è meglio che rimangano nel cuore, e nella mente. Un film meraviglioso, che consigliamo vivamente di guardare in Versione Originale.
Nelle sale dal 23 ottobre 2014.


lunedì 13 ottobre 2014

PEREZ



Dopo aver visto Anime Nere, mi sono fiondato in sala a vedere Perez, film diretto da Edoardo De Angelis che ha destato un certo scalpore in occasione della sua presentazione (fuori concorso) all'ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. 
Le aspettative erano molto alte. Pompatissimo da giornali e televisioni (prodotto da Medusa), Perez cavalca la gigantesca onda provocata da quel terremoto mediatico che è stata la serie "Gomorra", la cui prima stagione si è conclusa da poco più di 4 mesi, ma lo fa maldestramente. Molti sono i dettagli di questa pellicola che rimandano alla serie prodotta da Sky: le ambientazioni lugubri, le atmosfere cupe, i dialoghi "urlati", il senso di oppressione dato dagli atteggiamenti del camorrista che minaccia con un sorriso il povero cristo il quale a sua volta si ritrova tra incudine e martello e deve per forza trovare una via d'uscita che spesso non esiste nemmeno, a meno che non scenda a compromessi con la controparte. Questo è Perez (Luca Zingaretti), un avvocato divorato dalla paura delle proprie stesse azioni, di livello ancora più basso di quello che si suol definire "d'ufficio". Entra in gioco quando tutti i legali chiamati a difendere un determinato criminale rifiutano l'incarico. Il criminale in questione è veramente una rogna: è un boss della camorra, Buglione (Massimiliano Gallo). Perez non si tira indietro. Affronta la situazione, convinto di uscirne come e quando vuole. La figlia Tea (Simona Tabasco) è fidanzata col figlio di un camorrista, Corvino (Marco D'Amore), Perez vuole usare il boss per far sì che la figlia, venga lasciata in pace da Corvino. Tutto poi si complica quando entra in gioco un toro con la pancia piena di diamanti, tantissimi diamanti e viene pure coinvolto pure il miglior amico di Perez, Merolla (Gianpaolo Fabrizio), un depresso avvocato d'ufficio al quale la Camorra ha ucciso il figlio.


Tutta il film è stato girato al Centro Direzionale di Napoli dove ha sede il Palazzo di Giustizia e dove gli stessi Perez e Merolla vivono. Una cattedrale nel deserto, il Centro direzionale. che un po' rispecchia l'anima del protagonista, che vive di buoni propositi che però rimangono sempre allo stato embrionale, come l'idea di progresso alla quale doveva dar vita il centro direzionale stesso. 
Quando si esce dal Centro, tutto diventa miseria, sporcizia, desolazione e paura. Un po' come i loschi figuri che ruotano intorno a Perez (Corvino e Buglione, per l'appunto). 


Il problema del film, avvolto nel grigiume del cielo, del cemento e delle anime dei protagonisti, è che la sceneggiatura latita, mettendo a nudo le alte pretese del regista e lasciando solo l'idea di ciò che questi avrebbe voluto raccontarci, non riuscendoci. Il film non si avvicina nemmeno un po' ad Anime Nere, tantomeno a Gomorra. Rimane in un limbo a metà tra il noir d'autore e la mera fiction televisiva, di stampo Rai-Mediaset. Un filmetto senza arte ne' parte, che lascia indifferenti e che è, per questo, molto facile da dimenticare. Sarebbe stato un buon prodotto televisivo, ma per il cinema Perez è troppo poco.
Non depongono a suo favore nemmeno i momenti di comicità involontaria regalati al pubblico durante scene tutt'altro che comiche. 
Mentre a Luca Zingaretti possiamo riconoscere la bravura nell'interpretare un personaggio controverso come l'avvocato Perez, per quanto riguarda Marco D'Amore, invece, si è trattato solo di riprodurre a mo' di automa il personaggio di Ciro nella serie Gomorra: il che, dopo un po', stufa. 
Perez è la dimostrazione che non sono tanto i temi a fare grande un film, ma il modo in cui questi sono rappresentati per mano del Regista.   


   

lunedì 6 ottobre 2014

LA PREDA PERFETTA - A WALK AMONG THE TOMBSTONES


Ed ecco il film che non ti aspetti. 
La preda perfetta, scritto e diretto da Scott Frank, conosciuto più per la sua carriera da sceneggiatore (Wolverine - l'immortale, Minority Report e Out of Sight, tra gli altri) che per quella di regista, rielabora per il grande schermo il personaggio di Matthew Scudder, protagonista dei romanzi noir/polizeschi a firma di Lawrence Block, tra i quali "Un'altra notte a Brooklyn" da cui è tratto il film.
Matt Scudder (Liam Neeson) è un  poliziotto in pensione ex alcolizzato che si è re-inventato investigatore privato senza licenza. Ne La preda perfetta lo vediamo impegnato al servizio di uno spacciatore al quale una banda di malviventi ha rapito la moglie. Il pagamento del riscatto, avvenuto prima dell'entrata in azione dell'ex poliziotto non garantisce però la sopravvivenza della donna e Scudder farà di tutto per scovare i rapitori. Scudder poi risalirà ad altri rapimenti e omicidi ad opera della medesima banda, le cui vittime risultano essere sempre legati al mondo del traffico di droga. 
Ormai le detective stories che il cinema odierno ci propina sono quasi tutte condite da una action estrema, ritmi folli, inseguimenti, sparatorie e quant'altro. Stavolta però assistiamo a qualcosa di molto diverso. Sin dall'inizio si ha l'impressione di assistere ad un film d'altri tempi, caratterizzato da atmosfere cupe, lunghi silenzi, musiche che apportano ulteriore tensione alla narrazione e attimi di violenza incontrollata ed incontrollabile che riportano la mente ai favolosi anni '70 di poliziottesca memoria. 


Il film si snoda su un piano abbastanza lineare, senza eccessivi colpi di scena (non ci sono sembrati comunque necessari poiché la storia è molto densa e pregna di cose da raccontare) ma senza mai cadere nella banalità o nella noia, anzi, destando sempre maggior interesse con l'incedere della pellicola (ci piace ancora chiamarla così) fino al finale risolutorio.
Liam Neeson si è calato perfettamente nei panni di Scudder, ottimamente psicanalizzato dal bravo Scott Frank mediante continui flashback che ci aiutano a capire il perchè del suo attuale status lavorativo e delle scelte strategiche adottate durante le indagini.
La fotografia, dai colori spenti e malinconici, segue di pari passo gli ambienti in cui si svolgono le azioni: scantinati luridi, cimiteri e vicoli di zone tutt'altro che turistiche di una New York neo-decadente che risulta anche specchio dell'anima dei personaggi che animano le scene.  
Sebbeno molto poco pubblicizzato La preda perfetta merita una visione, soprattutto da parte di chi aveva già apprezzato Thriller come Prisoners o Il cacciatore di donne.