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martedì 29 marzo 2016

DESCONOCIDO - RESA DEI CONTI (EL DESCONOCIDO) DI DANI DE LA TORRE (No Spoiler)


Dalla Spagna con furore, si potrebbe intitolare così il mio commento a questo Action/Thriller ad altissima tensione firmato dall'esordiente Dani De La Torre
Carlos (Luis Tosar), un direttore di banca che sta attraversando un periodo di crisi con la moglie Marta (Goya Toledo), una mattina, stranamente rispetto al solito, si ritrova in macchina con i due figli Marcos (Marco Sanz) e Sara (Paula Del Rio) da accompagnare a scuola. Ad un certo punto squilla un cellulare: uno sconosciuto intima a Carlos di procedere con un bonifico di circa 500.000 euro (tra soldi sul conto di Carlos e ricavi di alcuni fondi d'investimento) minacciando di far saltare in aria l'auto sulla quale è stata posizionata una bomba che, oltre che tramite comando a distanza, esploderebbe anche nel caso in cui qualsiasi dei tre occupanti si alzasse dal proprio posto a sedere. Seguiranno momenti di terrore e suspence tra le continue comunicazioni telefoniche tra Carlos e il misterioso aguzzino, spericolate acrobazie automobilistiche e l'inevitabile intervento delle forze dell'ordine.  


Sono sincero: non mi sarei mai aspettato di vedere un thriller così ben scritto e diretto proveniente dalla Spagna, paese dal quale arrivano prevalentemente commedie e drammi strappalacrime. 
Desconocido è un film che racchiude in sé tutti gli elementi necessari perché lo spettatore rimanga incollato ermeticamente allo schermo per tutta la sua durata: regia magistrale, interpretazioni impeccabili, montaggio perfetto (non a caso alla pellicola sono stati assegnati i premi Goya 2016 nelle categorie Miglior Montaggio e Miglior Sonoro), sceneggiatura senza sbavature. 
Un film, El Desconocido, che ricorda vagamente nella trama i più famosi Speed (1994) di Jan De Bont e In linea con l'assassino (2002) di Joel Schumacher, ma che per il resto ha uno sviluppo del tutto originale ed imprevedibile (che non vi sto certamente a svelare, così come mi sono ben guardato dall'indicarvi il nome dell'attore che interpreta il bombarolo). 


Molto interessante risulta la caratterizzazione dei personaggi dalla quale emerge, man mano che si va avanti nel racconto, una loro concezione per certi versi Tarantiniana: tutti sono sia vittime che carnefici (figli a parte, uniche figure candide coinvolte)  perché in un mondo marcio come questo tutti hanno le loro colpe, seppur nessuna talmente grave da giustificare tanto sadismo nel già deprecabile comportamento dell'iberico Una Bomber
Risultano inoltre molto ben realizzate le scene di inseguimento all'interno della città ed è letteralmente da applausi un piano sequenza di circa 5 minuti che divide quasi esattamente a metà il film e risucchia completamente lo spettatore all'interno del film tra ambulanze, furgoni blindati della polizia ed agenti impegnati in un andirivieni quasi isterico e dona, come se ce ne fosse bisogno, un'ulteriore, massiccia dose di pathos allo sviluppo della vicenda al quale fa da contraltare la glaciale calma del capo degli artificieri Belèn (Elvira Minguez).


Un autentico gioiellino di cui mi sento di consigliare la visione non solo agli appassionati del genere, ma a chi ama il cinema in generale. 
Desconocido - Resa dei Conti sarà nelle sale italiane a partire dal 31 marzo.
Voto: 8,5/10
Luca Cardarelli


lunedì 28 marzo 2016

LA COMUNE (KOLLEKTIVET) DI THOMAS VINTERBERG



Dopo i successi di Festen Il Sospetto, il film che contese a La Grande Bellezza l'Oscar per il miglior film straniero nel 2014, Thomas Vinterberg (co-fondatore del Movimento cinematografico Dogma 95 insieme a Lars Von Trier) torna sul set con La Comune, grazie alla quale ci si immerge nell'atmosfera molto Seventie's (il film è effettivamente ambientato in quell'epoca) delle case condivise nelle quali i padroni sono tutti e nessuno. In questo caso al centro della scena abbiamo, inizialmente, una famiglia composta da padre (Erik/Ulrich Thomsen) madre (Anna/Trine Dyrholm) e figlia adolescente (Freja/Martha Sofie Wallstrøm Hansen). Erik ha ereditato l'enorme casa dei genitori in un quartiere di Copenhagen e vi si trasferisce con moglie e figlia. 


Non riuscendo a far fronte alle ingenti spese che gravano su una casa così grande, e su pressione di Anna, decide di creare una Comune. La casa ben presto si riempie di amici ed Erik decide di donare la proprietà della casa al collettivo appena formatosi. Sebbene all'inizio sembra andare tutto molto bene, vivendo in un clima di fratellanza e democrazia casalinga, i problemi cominciano quando Erik, docente universitario, si innamora di Emma/Helene Reingaard Neumann, una sua studentessa poco più che ventenne e, dopo aver confessato il suo tradimento alla moglie (che la prende bene, o almeno pare), ottiene il permesso di ospitarla nella Comune. 

Thomas Vinterberg visse in una Comune dai 7 ai 19 anni e con Kollektivet ci ha voluto rendere partecipi della sua esperienza, rappresentando ironicamente ma anche in maniera fortemente drammatica questo esempio di famiglia allargata. Ne emerge un quadro che ci fa capire quanto difficile sia andare tutti d'accordo, ma soprattutto quanto sia ancora più difficile che nessuno degli appartenenti al gruppo si erga sugli altri e prenda il sopravvento. E questo si riflette anche sulle scelte personali dei protagonisti, soprattutto quelle di Anna che, pur rimanendo quasi impassibile di fronte alla fine del suo rapporto matrimoniale con Erik, dentro sente bruciare un grande fuoco che porterà  inevitabilmente alla resa dei conti finale.  


Famiglia e vita sociale spesso risentono una dei problemi dell'altra e le vicende narrate in Kollektivet ne sono un esempio lampante. È questo che Vinterberg vorrebbe insegnarci? Cioè che il sogno di una vita totalmente condivisa è destinato a rimanere tale perché quando ci si mette l'amore di mezzo non c'è collettività che tenga? Probabilmente sì. 
La Comune uscirà in Italia il 31 marzo.
Voto: 7,5/10
Luca Cardarelli





    

giovedì 24 marzo 2016

BATMAN V SUPERMAN - DAWN OF JUSTICE DI ZACK SNYDER (NO SPOILER)


Erano tre anni che fremevo, ma in realtà sin da quando ero bambino aspettavo di vedere i miei due supereroi preferiti nello stesso film. Finalmente, il giorno tanto atteso è arrivato e il 22 marzo, ventiquattro ore in anticipo rispetto all'uscita ufficiale, ho avuto il privilegio, insieme ad altri  fortunati "colleghi", di assistere al Cinema Arcadia di Melzo alla proiezione per la stampa del sequel del tanto vituperato (a torto, secondo me) Man of Steel Snyderiano: Batman V Superman - Dawn of Justice. Questo film, come vedremo, più che un sequel è il prologo di un progetto targato Warner Bros che avrà come protagonisti i supereroi targati DC COMICS che andranno a formare la Justice League che avrà il compito di combattere a suon di film e relativi e spin off il dominio cinematografico della casa concorrente Marvel/Disney, forse con qualche annetto di ritardo. È anche vero che la Casa delle Idee sforna film alla stessa velocità con cui i conigli si riproducono, ma non siamo qui per parlare di questo. 


Ispirato alla Graphic Novel firmata da Frank Miller,  Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, Batman V Superman - Dawn of Justice, diretto da Zack Snyder e sceneggiato dal duo formato da David S. Goyer e Chris Terrio, ci mostra una Metropolis ancora sconvolta dallo scontro tra l'Uomo d'acciaio e il Generale Zod, nella quale le autorità si stanno chiedendo se Superman/Henry Cavill non rappresenti un pericolo più che una risorsa per la Nazione. Anche Bruce Wayne/Batman/Ben Affleck, il Bat-Vigilante di Gotham City, ha il medesimo dubbio e decide, nonostante il parere contrario del fido Alfred/Jeremy Irons, di propendere per le maniere forti e vuole a tutti i costi estirpare il problema alla radice: Superman deve essere abbattuto. Alla decisione di Wayne contribuisce il diabolico Lex Luthor/Jesse Eisenberg il quale, invidioso del potere dell'Alieno Kryptoniano, fa cadere su di lui le colpe di attentati ed uccisioni, alimentando così l'odio delle folle nei suoi confronti. 


Analizzare in maniera lucida ed imparziale un film in cui un alieno volante e un riccone vestito da Pipistrello pieno di gadget tecnologici bisticciano come due bambini che si contendono una crostatina è impresa ardua. Quando alla direzione del suddetto film ci trovi un tamarro e sgrammaticatissimo (dal punto di vista cinematografico) Zack Snyder, coadiuvato per di più da quei pasticcioni cronici che rispondono ai nomi da David Goyer e Chris Terrio (più il primo che il secondo), l'impresa diventa pressoché impossibile. 
Quando ti metti davanti a un film come Batman V Superman, te ne freghi di tutto. Le sole cose che contano sono loro due, l'atmosfera cupa e ansiogena portata da una fotografia tanto dark quanto fumettosa, l'epicità di una colonna sonora imponente e roboante (Hans Zimmer e Junkie XL) e, infine, lo sviluppo della storia fino all'atteso finale della vicenda. E poi c'è Diana Prince/Wonder Woman/Gal Gadot, c'è Doomsday, vengono presentati, in un brevissimo frame, Aquaman/Jason Momoa e Flash/Ezra Miller (ampiamente annunciati dai trailer e dalle numerose fughe di notizie che hanno preceduto l'uscita del film). C'è poi l'intensa storia d'amore tra Lois Lane/Amy Adams e Superman che continua nonostante tutto. 


Ma, soprattutto, quello che tutti noi stavamo aspettando come si aspetta la pioggia dopo un anno di siccità, era vedere Ben Affleck interpretare il ruolo che fu, prima di Adam West, Michael Keaton, Val Kilmer, George Clooney e Christian Bale: BATMAN. Quando venne annunciato che l'inespressivo Ben era stato scelto come nuovo Bruce Wayne, un sacco di gente, soprattutto i fan di Christopher Nolan, si scagliò contro Snyder e la Warner definendo insensata e distruttiva per la figura del Cavaliere Oscuro questa scelta. Invece io, come molti altri, ho subito appoggiato pienamente la decisione, giudicando Ben Affleck decisamente azzeccato per questo ruolo. Soprattutto confrontandolo con il Bruce Wayne disegnato da Frank Miller, Affleck risulta la miglior scelta possibile. E nel film se ne ha la piena conferma. Non credo di esagerare quando lo definisco "nato per essere Batman": Ben Affleck è il pezzo più pregiato della schiera di attori facenti parte della scuderia Sneyderiana. 


Non che gli altri si siano comportati male, anzi... In particolare ho apprezzato Jesse Eisenberg nei panni dello psicopatico Lex Luthor che in questo film ne combina una più di Bertoldo, apparendo talmente fuori di testa da risultare quasi spaventoso. Anche Gal Gadot, che appare in un numero limitatissimo di scene, è risultata perfetta nel ruolo di Diana Prince/Wonder Woman (ma per lei è previsto anche il ruolo di protagonista assoluta in Wonder Woman, in uscita nel 2017). 


Ovviamente c'è, in tutto ciò, lo zampino di Zack Snyder che tende ad estremizzare sempre ogni particolare, a renderlo quasi grossolano, ma, comunque, sempre funzionale al suo modo di fare cinema. Un cinema pieno di eccessi audio-visivi, a volte pasticciato, un po' confusionario, tamarro e caciarone, ma che ti assorbe, ti incolla allo schermo e non ti lascia andare fino a che non iniziano a scorrere i titoli di coda. 
Non mi soffermo sui difetti di questa pellicola, che ci sono, e sono pure parecchi, ma da Zack Snyder non ci si può aspettare di più. Non è mica Spielberg o Scorsese, e che diamine!!! 


Ad ogni modo, i primi venti minuti di film sono da brividi, così come numerosi altri momenti che si susseguono nelle due ore e trentuno minuti caratterizzati da azione, esplosioni che fanno sobbalzare sulla poltrona, lotte all'ultimo sangue e chi più ne ha, più ne metta. Un film che gli appassionati del genere e i fan dei personaggi (e di Zack Snyder) ameranno incondizionatamente, mentre i detrattori a priori continueranno a demolire. Non c'è verso. Batman V Superman - Dawn of Justice o lo ami, o lo odi. Senza via di mezzo. 
Io l'ho amato. In film come questi, più che la grammatica cinematografica, è importante l'emozione, il pathos, l'epicità. E questi ingredienti da Batman V Superman - Dawn of Justice traboccano come  pop corn da un secchiello tenuto in mano da un esagitato dodicenne. 
Sicuramente il meglio deve ancora venire (Justice League e molti altri) e io non vedo l'ora di gustarmi le prelibatezze che ci riserveranno nei prossimi mesi Zack Snyder e i suoi compagni di merende. 
Prossima tappa: Suicide Squad (Agosto 2016), diretto da David Ayer.
Voto: 8,5
Luca Cardarelli


P.S. Sconsiglio vivamente la visione in 3D, alla quale noi fortunati spettatori in anteprima siamo stati obbligati (Anche se la Sala Energia dell'Arcadia di Melzo, da ora dotata di impianto Dolby Atmos, rappresenta il paradiso per ogni cinefilo!!!)




domenica 6 marzo 2016

DEADPOOL DI TIM MILLER


Finalmente ieri sono riuscito a vedere il tanto chiacchierato Mercenario/Supereroe Chiacchierone Deadpool. Se vi scrivessi che era da tempo che aspettavo questo momento mentirei clamorosamente, in quanto questo personaggio proveniente dal mondo dei mutanti, o X-Men che dir si voglia, non ha mai solleticato la mia curiosità, pur essendo appassionato di Cine-Comics. Perché? Forse per come è stato emarginato dalla storia degli X-Men, relegato nel primo episodio dello spin-off della saga targata Marvel-Fox dedicato a Wolverine (X-Men - Le Origini: Wolverine) ed ampiamente dimenticabile.


Ma ora, dopo che il futuro è stato riscritto per opera dello stesso Wolverine in X-Men: Giorni di un futuro passato, tutto torna in discussione e quindi è stata presa la decisione, nell'ambito di un progetto più ampio riguardante gli X-Men (e forse anche altri Eroi dell'Universo Cinematico Marvel), di dedicare un intero film a questo mercenario dotato di una lingua più lunga delle spade che si porta sempre appresso legate dietro la schiena. E quindi ecco Deadpool.


Wade Wilson (Ryan Reynolds) è un ex militare delle Forze Speciali congedato con disonore che ora sbarca il lunario facendo il mercenario. Vive dividendosi tra il suo lavoro e la bellissima e innamoratissima fidanzata, l'ex prostituta Vanessa (Morena Baccarin). I due sono sul punto di sposarsi. Ma un giorno viene diagnosticato a Wade un cancro letale ed incurabile. Il mondo gli crolla letteralmente addosso. Pochi giorni dopo la diagnosi, viene avvicinato da un emissario, sotto le mentite spoglie di un filantropo, di Francis Freeman, o Ajax (Ed Skrein), un fantomatico dottore di origini inglesi in grado di salvargli miracolosamente la vita. Dopo un tentennamento iniziale, Wade decide di abbandonare Vanessa e recarsi da Freeman. In realtà questo dottore porta avanti un laboratorio in cui crea mutanti e progetta di formare un esercito per cancellare l'Umanità e dominare il mondo. Le cure su Wade si rivelano benefiche per il cancro, che sparisce, ma lo trasformano in un mostro dal corpo tanto invulnerabile quanto inguardabile, al punto di dover ricorrere ad una tuta integrale di Spandex per nasconderlo. Dopo essere riuscito a scappare da quel laboratorio, Wade giura vendetta ad Ajax e corre a cercare di riallacciare i rapporti con Vanessa.  Da qui ha inizio l'avventura di Deadpool.


Inizio subito col dire che questo Cine-comic è per me uno dei migliori, se non il migliore dell'anno, almeno per quanto riguarda la Marvel/Fox. Il suo più grande pregio è quello di avere una struttura narrativa accattivante basata su continui Flashback e Flashforward che rendono, al contrario di quanto accadde in X-Men Giorni di un futuro passato, molto scorrevole e comprensibile il racconto. Molto ben curata, inoltre, risulta la sceneggiatura che non offre alcun buco di sorta (e si sa che con questi film i buchi di sceneggiatura - quanto odio questa definizione!!! - sono all'ordine del giorno). E anche gli effetti visivi e la fotografia, per quanto il budget disponibile per la realizzazione di questo film fosse alquanto limitato, sono molto apprezzabili insieme ad una bellissima colonna sonora marcatamente anni '80 e '90.


Unica pecca, forse, Colosso, che risulta molto grossolano in quanto realizzato interamente in CGI, tanto da farlo sembrare un corpo estraneo rispetto ai restanti personaggi che animano il film. Ma il punto di forza di Deadpool è proprio Deadpool, personaggio irriverente e badass che ha come segno distintivo quello di rompere la cosiddetta quarta parete, scritto alla perfezione ed interpretato ancora meglio da Ryan Reynolds che, del resto, già lo aveva interpretato, seppur alla stessa stregua di un attore del cinema muto, in X-Men - Le Origini: Wolverine. Non mi soffermo sul linguaggio utilizzato perché è già stato detto tutto ed il contrario di tutto su questo argomento. Sicuramente è un ingrediente che rende ancora più golosa questa torta esplosiva, ma so già che la traduzione ed il doppiaggio avranno depauperato le battute delle loro originali forza e irriverenza (quindi al più presto sarà necessaria una visione del film in V.O.).
In conclusione si può ampiamente promuovere questo film che, nonostante la povertà delle risorse messe a disposizione dalla produzione, ha tutte le carte in regola per diventare un vero e proprio cult del suo genere.
Voto: 8/10
Luca Cardarelli



   

giovedì 3 marzo 2016

ATTACCO AL POTERE 2 (LONDON HAS FALLEN) DI BABAK NAJAFI


Per la serie più sono tamarri più ci piacciono, ecco che arriva, come un calcio rotante di Chuck Norris, il secondo, esplosivo capitolo del Franchise (possiamo ormai chiamarlo così) di Attacco al potere. Dopo il primo episodio ambientato a Washington, alla Casa Bianca, diretto da Antoine Fuqua, il carrozzone trasloca a Londra, questa volta diretto da Babak Najafi, nato in Iran ma che, a causa della guerra tra Iran e Iraq, dall'età di 11 anni vive in Svezia e con questo film firma il suo esordio nella cinematografia internazionale. 
In London Has Fallen l'agente della C.I.A. Mike Banning (Gerard Butler), in procinto di dimettersi per dedicarsi alla famiglia, viene incaricato dal Governo di scortare il Presidente degli Stati Uniti d'America Benjamin Asher (Aaron Eckhart) ai Funerali del Primo Ministro inglese (morto in circostanze non del tutto chiare) ai quali parteciperanno anche tutti i più importanti Capi di Stato internazionali.


Due anni prima, in un'operazione militare, l'Esercito Americano, tramite un drone comandato via satellite, bombardò la sede di un banchetto nuziale in Pakistan al quale partecipava Aamir Barkawi (Alon Moni Aboutboul), un trafficante d'armi internazionale super ricercato. Nell'esplosione morirono quasi tutti gli invitati, compresa la sposa, figlia di Barkawi. Ma il criminale riuscì a scampare alla morte e iniziaò a meditare vendetta. 
L'occasione propizia gli si presenta davanti due anni dopo, in occasione delle esequie del primo ministro inglese. 
London has fallen ha tutti, ma proprio tutti, gli ingredienti della classica fracassonata Hollywoodiana: situazioni al limite (eufemismo) della credibilità, un elevatissimo numero di esplosioni e sparatorie, rallenty epici ed epicizzanti, dialoghi costantemente sopra le righe e caratterizzati dal classico vocabolario alla Die Hard (saga che può essere benissimo considerata progenitrice di questo filone cinematografico).


Già il primo capitolo diretto da Fuqua aveva fatto di questi elementi i suoi tratti distintivi, ma questo secondo capitolo è andato ben oltre. Dalla distruzione di un singolo Monumento (la Casa Bianca), passiamo a quella di una intera città, Londra, che va letteralmente frantumi sotto i colpi dei terroristi (islamici, of course) che, dopo due anni di studio certosino, si sono infiltrati ovunque per poter rendere possibile l'impensabile. Ma di fronte avranno il granitico Banning, guerriero dalle vite infinite come in un videogioco anni '80, nonché l'immarciscibile, incorruttibile, nonché pronto a morire per la difesa della Libertà, PRESIDENTEDEGLISTATIUNITIDAMERICAAAAHHH, molto più simile ad un Supereroe che ad un uomo di Stato.


Qualche scena pecca un po' nella cura dei particolari (alcune esplosioni danno l'idea di stare assistendo ad un film Asylum per quanto la risoluzione grafica sia degna di un vecchio pc 486) ma si può tranquillamente affermare che il film, seppur con tutti i suoi limiti, sia molto godibile, dotato di un ottimo ritmo e, soprattutto, divertentissimo: uno dei momenti al top del trash vedono protagonisti il Nostro Primo MinistroAntonio Gusto, e la sua consorte, una modella di trent'anni più giovane, mentre amabilmente chiacchierano tra le torri di Westminster in un italiano masticato e strascicato, visto che stiamo parlando di attori chiaramente non italiani che, nonostante tutto, non sono stati doppiati.


Come se non bastasse il Cattivo, invece di andare subito al sodo quando ne ha l'occasione, si perde in mille chiacchiere e ovviamente viene coglionato facendo la figura dello scemo (che, pensateci bene, se è stato capace di organizzare una così perfetta serie di attentati in una città blindata come Londra, poi tanto scemo non è), com'è d'uopo in film come questi.  E poi c'è, immancabile come il cacio sui maccheroni, la scena di esultanza della sala comandi con a capo il VICEPRESIDENTEDEGLISTATIUNITIDAMERICAAAAHHH (avete presente Armageddon? Ecco, quella). Super Trash!!!    
Sicuramente gli amanti del genere apprezzeranno questo film, il cui più grande pregio è quello di non prendersi assolutamente sul serio o, almeno, si spera sia così. 
E poi, quanti di questi film possono vantare un cast in cui svettano nomi del calibro di Morgan Freeman, Angela Basset, Gerard Butler e Aaron Eckhart
Al cinema dal 3 marzo.
Voto: 8/10 (se lo prendiamo per quello che è, cioè una fracassonata allucinante).
Luca Cardarelli