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giovedì 15 dicembre 2016

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY (2016) DI GARETH EDWARDS (NO SPOILER)


Lo stavamo aspettando tutti, e finalmente il 14 dicembre 2016 è arrivato portandoci in dono uno dei film più attesi e chiacchierati dell'anno: Rogue One si è manifestato e noi tutti ci siamo lasciati travolgere dalla sua Forza che unisce la tradizione del franchise Star Wars  all'innovazione della Star Wars Anthology, una serie Spin-Off di quella classica, giunta con The Force Awakens al settimo capitolo e in procinto di partorirne un ottavo (e un nono). 


In questo primo capitolo scopriremo come la Ribellione si impossesserà dei piani per la costruzione della Morte Nera, dando di fatto il via alle vicende della Trilogia Originale ovvero gli Episodi IV, V e VI di Star Wars. Al timone stavolta troviamo Gareth Edwards, conosciuto per aver diretto Monsters nel 2010 e Godzilla nel 2014. Per la prima volta nella storia del Franchise targato Lucasfilm la colonna sonora non è stata affidata a John Williams, bensì a Michael Giacchino. Poco male, comunque: il tema è sempre quello, il cuore batte lo stesso. 
Per evitare qualsiasi tipo di spoiler non vi scrivo nulla sullo sviluppo della storia, fatevi bastare le due righe scritte sopra. 


Sin dall'inizio del film si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di super - epico, come da aspettative. Le scenografie e le musiche sono semplicemente fantastiche e il cast - di cui Felicity Jones/Jyn Erso, Mads Mikkelsen/Galen Erso, Diego Luna/Capitan Cassian e Forest Whitaker/Saw Guerrera costituiscono le punte di diamante - si comporta più che egregiamente facendo quasi dimenticare i personaggi della Trilogia Originale. 


Dopo buoni quaranta minuti di introduzione la scena si anima con le classiche sequenze di scontri aerei tra caccia imperiali e x-wings e terrestri tra Trooper e ribelli con gli immancabili pew pew a fare da colonna sonora aggiuntiva al tutto. Sarà un crescendo incredibile che porterà ad un finale da applausi. 


Avevamo grosse aspettative riguardo a questo nuovo capitolo dell'Universo Star Wars e possiamo affermare senza paura che il film va oltre ogni rosea previsione. Ci si diverte, ci si agita, ci si commuove, si rimane con il fiato sospeso e incollati allo schermo per tutta la durata del film: è questo che volevamo e questo ci è stato dato. Veramente un ottimo lavoro sotto qualsiasi punto di vista. 
A questo punto è d'obbligo essere ottimisti sia per quanto riguarda il prosieguo della Serie Classica che per quello della Star Wars Anthology, il cui secondo capitolo, previsto per il 2018, avrà come protagonista Han Solo.   
Da oggi, 15 dicembre 2016, nelle sale.
Voto: 9/10
Luca Cardarelli


mercoledì 14 dicembre 2016

SING (2016) DI GARTH JENNINGS


Sul finire dell'anno, e quindi sotto le Feste, l'agenda delle anteprime si riempie di cinepanettoni (anteprime disertate scientemente), Blckbusters epocali (Rogue One - A Star Wars Story) e film di animazione come quello di cui vi parlerò oggi: Sing, proveniente dai creatori di Cattivissimo Me, Minions e Pets che fanno capo alla Illumination Entertainment - Universal Pictures, scritto e diretto dallo stesso regista di Guida Galattica per Autostoppisti e numerosi video musicali di Blur, Pulp, R.E.M, Fatboyslim e Radiohead: Garth Jennings.


La trama, semplice ma accattivante: Buster Moon, un Koala/direttore di Teatro sul baratro del fallimento, per salvare la baracca, si inventa una gara canora in stile X-Factor con un premio finale di 1.000 $, cifra che, a causa della sua maldestra segretaria, vedrà comparire due zeri in più sul volantino promozionale. Ovviamente il Teatro verrà preso d'assalto per le selezioni e quello sarà solo l'inizio di una scoppiettante avventura fatta di equivoci, gag esilaranti e storie familiari commoventi.


In una cornice Zoo-metropolitana che ricorda a tratti quella di Zootropolis, Sing cavalca l'onda dei Talent Show puntando molto sulla comicità e sugli stereotipi che accompagnano le figure degli animali protagonisti, inserendo qua e là citazioni cinematografiche che non potranno non infiammare i cuori cinefili degli spettatori più grandicelli e, allo stesso tempo, non dimenticandosi dei più piccoli (in platea tutti i bambini presenti si sono divertiti da matti), come pare, ultimamente, sia abitudine comune per quanto riguarda i film d'animazione (sì, mi riferisco ad Inside Out). 


Il risultato è un film divertentissimo che parte subito con il piede sull'acceleratore per frenare un po' nella parte centrale e poi accelerare nuovamente nella sua mezz'ora finale, esplodendo in un bell'happy ending (d'obbligo) condito da qualche lacrimuccia di commozione.  
I personaggi principali sono i sopracitati Koala Buster Moon, la sua Camaleontica Segretaria Matilda, i due Maialini, Rosita (casalinga disperata) e Gunter (con una esilarante parlata teutonica e comportamenti alla Lady Gaga), Johnny, cantante soul nonché Gorilla adolescente in procinto di entrare a far parte (controvoglia) della Gang di rapinatori del padre,  la Porcospina Ash, rockettara in preda ad una delusione amorosa, l'elefantessa Meena che ha paura anche della sua ombra e, infine, il Topo Mike, praticamente un Cosplayer di Frank Sinatra...  

Ma il premio Simpatia va ad un quintetto di Volpine giapponesi fuori concorso: sono 5, sono Volpi, sono giapponesi... Chi vuole intendere intenda.
Nella versione originale il cast di doppiatori è da urlo: Matthew McConaughey (Buster Moon), Reese Whiterspoon (Rosita), Scarlett Johansson (Ash), Seth MacFarlane (Mike) e Taron Edgerton (Johnny). Da recuperare, quindi, in V.O. sottotitolata. 
Il film sarà visibile oggi, 14 dicembre 2016 (e solo oggi), in anteprima nazionale. 
Dal 4 gennaio 2017 l'uscita ufficiale nelle sale.
Voto: 9.
Luca Cardarelli




lunedì 5 dicembre 2016

CAPTAIN FANTASTIC (2016) DI MATT ROSS


Dopo tanti Blockbuster e tanto cinema mainstream, torno a parlare di cinema indipendente grazie ad un film già passato a Cannes, categoria Un Certain Regard, e, recentissimamente, alla Festa del Cinema di Roma:  CAPTAIN FANTASTIC, scritto e diretto da Matt Ross. Contrariamente a quello che potrebbe far presupporre un titolo così altisonante, non si tratta di un film su dei Supereroi, bensì su un padre che alleva i suoi cinque figli di diverse età, dai quattro anni ai diciotto, in mezzo alle foreste dell'America Settentrionale, istruendoli personalmente e sottoponendoli a severi allenamenti fisici, e soprattutto mantenendoli ben lontani dalla tanto odiata società consumistica americana con la quale, però, a causa di un evento tragico, saranno costretti ad entrare in contatto. 


La storia è parzialmente autobiografica, visto che lo stesso regista ha dichiarato di essere cresciuto tra le Comuni della California e dell'Oregon, con una madre amante delle "Situazioni di vita alternative", lontano dalla tecnologia e dal consumismo americani. Matt Ross si chiede se scelte di questo genere possano essere intese come folli o follemente bellissime. Se non sia più pericoloso scalare una montagna o partecipare ad una partita di Football. Se non sia meglio abbandonarsi alla lettura che a intense sessioni videoludiche alla Playstation. E lo fa mostrando soprattutto il contrasto tra la visione del mondo di Ben e quella della famiglia di sua sorella. Si ha fino alla fine del film la sensazione che la prima sia bene e la seconda male. Ma, si sa, gli estremismi, sia da una parte che dall'altra, sono sempre da evitare. Bisogna sempre mediare, trovare una giusta via di mezzo, o meglio, un compromesso che faccia contenti tutti. In questa versione alternativa della favola del lupo, della capra e dei cavoli, escono vincitori tutti. 


Se da una parte la storia coinvolge, la sceneggiatura scricchiola. Troppe domande si generano e a troppe di queste non viene data una riposta, lasciando in chi guarda una sensazione di incompiutezza abbastanza forte. Sembra quasi che il regista abbia curato nei minimi dettagli le scene di vita nei boschi (alcune veramente pregevoli) e si sia dedicato molto più superficialmente a quelle che, in realtà, avrebbero dovuto rappresentare l'essenza del film, grazie alle quali cioè avrebbe potuto dare le risposte alle domande che si era posto scrivendo il film. Quello che rimane è il solito alone utopico che avvolge i temi su cui si fonda questo film. Non a caso i figli di Ben conoscono a menadito la dottrina marxista de Il Capitale, l'opera Utopica per eccellenza. 
Un film, dunque, riuscito a metà.
Captain Fantastic uscirà nelle sale italiane il prossimo 7 dicembre.
Voto: 6.
Luca Cardarelli.



giovedì 1 dicembre 2016

SULLY (2016) DI CLINT EASTWOOD


A quasi 87 anni Clint Eastwood di ritirarsi non sembra avere proprio l'intenzione. Alla lunghissima lista di film che portano la grande firma del Californiano dagli occhi di ghiaccio aggiungiamo Sully, tratto dalle memorie del pilota di linea Chesley Sullenberger scritte insieme al giornalista Jeffrey Zaslow intitolate Highest Duty: My search for what really matters. Non il solito bio-pic, Sully incentra la propria trama su un particolare avvenimento della vita di Sullenberger: l'ammaraggio nel fiume Hudson del volo US Airways 1549 del 15 gennaio 2009, primo e unico caso (finora) in cui nessuno tra equipaggio e passeggeri abbia perso la vita. 


Il caro vecchio Clint è un maestro nel girare questo tipo di film (ricordiamo, tra i più recenti, J Edgar, American Sniper e Jersey Boys). E anche in questo caso ci regala un'opera fantastica, senza apparenti difetti, che, oltre ad illustrare impeccabilmente l'avvenimento in sé, ci riporta alla mente fatti che hanno segnato la storia americana e mondiale (leggi: 11 settembre 2001) con dei veri e propri quadri dipinti con la macchina da presa (fotografia, come al solito, curatissima), oltre a rappresentare anche una critica abbastanza feroce a quello che sono diventati oggi i media e all'inumanità che pervade i consigli di amministrazione e tutto ciò che ruota intorno a loro, contrapposta al comune pensare popolare e all'umanità dei protagonisti.


Se da una parte Sully (qui interpretato magistralmente da un sempre bravissimo Tom Hanks) viene considerato dalla gente un eroe che ha salvato la vita di 154 persone, la Compagnia Aerea per la quale lavorava in tutta risposta gli fa un processo imputandogli il fatto che, stando alle simulazioni di volo computerizzate effettuate dopo l'evento, vi fossero alternative molto più sicure rispetto all'ammaraggio, e quindi quella sua manovra, seppur andata a buon fine, era passibile di punizione e conseguente radiazione, e i media, accodandosi alla polemica, ci marciano alla grande. 


Il film è un concentrato di emozioni, immagini perfette, per non dire sublimi, dialoghi profondi e mai scontati. Un'ora e mezza in cui distogliere l'attenzione dallo schermo è praticamente impossibile, tanto è semplice e chiara la narrazione degli eventi. Tom Hanks e Aaron Eckhart (che interpreta il secondo ufficiale del volo Jeff Skiles) sono calati in maniera pressoché perfetta nei personaggi e reggono benissimo la scena, quasi interamente a loro dedicata, e risultano altrettanto perfetti anche dal punto di vista psicologico. 


Clint Eastwood va diretto al punto, senza inutili orpelli narrativi, e ci offre un'opera (primo film, tra l'altro, girato interamente in IMAX) asciutta, pulita, scorrevole, ma che colpisce esattamente laddove deve colpire, al cuore e alla mente. Chi si aspetta di rivedere in Sully un nuovo Flight (di Robert Zemeckis con Denzel Washington) può anche iniziare a mettersi il cuore in pace perché Sully gli è nettamente superiore praticamente sotto ogni punto di vista..  
Il film è da oggi nelle sale e siete caldamente invitati ad andare a vederlo perché è semplicemente meraviglioso
Voto: 9/10
Luca Cardarelli.