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domenica 7 luglio 2019

Spider-Man Far from Home (2019) di Jon Watts



Dopo lo sconvolgente Avengers Endgame dei Fratelli Russo, un nuovo capitolo del Marvel Cinematic Universe è pronto per essere servito a tutti i fans dell'Universo supereroistico che conta ormai 22 film, 23 se contiamo anche questo, che concluderà la cosiddetta Fase 3. 
Sequel diretto sia di Spider-man Homecoming (2017) che di Avengers Endgame (2019), Far from home ci riporta a New York, più precisamente nel Queens, dove il giovane Peter Parker (Tom Holland) ha potuto riabbracciare la sua zietta May (Marisa Tomei) e la sua cricca di compagni di scuola formata dall'inseparabile Ned (Joseph Batalon), MJ (Zendaya) e Flash (Tony Revolori). Questa volta Peter e compagni saranno impegnati in un viaggio scolastico che li porterà in Europa dove vivranno un'avventura itinerante tra passioni adolescenziali e situazioni al limite dell'incredibile... e per quanto riguarda la trama abbiamo anche già rivelato troppo. Per evitare qualsiasi spoiler, dunque, mi limiterò ad esprimere la mia umile opinione su questo nuovo film visto in super anteprima.


Partendo dal presupposto che al centro dell'azione, salvo tre o quattro personaggi un po' più agée (Nick Fury/Samuel L. Jackson, Maria Hill/Cobie Smoulders, Quentin Beck/Mysterio/Jake Gillenhaal), ci sono esclusivamente teenagers, il film si pone come target principale un pubblico di Teenagers, infatti possiamo benissimo parlare di una highschool comedy camuffata da action comedy a sfondo supereroistico (avete presente quelle commediole a cavallo tra gli anni 80 e i 90 tipo "Una spia al liceo? Ecco, numerose volte durante la visione ho avuto come l'impressione di star guardando proprio quel film). 


Non mancano i riferimenti, alcuni anche commoventi, ad Endgame, ovviamente. Iron Man è ancora tra di noi, ragazzi. Il suo tuttofare Happy (Jon Favreau) è molto presente nelle fasi topiche del film e strapperà più di una risata, come suo solito. Se mi chiedessero "cosa non ti è piaciuto di Far From Home", risponderei sicuramente la parte iniziale: i primi 30-40 minuti sono abbastanza raffazzonati e, sebbene lo spiegone (inutile che vi stia a specificare cosa ci fosse da spiegare) con voce fuori campo sia stato evitato, la soluzione alternativa adottata ha dato l'impressione di essere stata pensata nei 5 minuti precedenti alla consegna del "girato" ai montatori e agli addetti della post produzione. E anche la parte girata a Venezia, soprattutto a noi italiani, ci porterà alla mente gli stessi luoghi comuni sugli italiani presenti in film come Mangia prega ama, per citarne uno a caso (ma poi, gli americani sono in fissa con Umberto Tozzi, per caso?).


Invece, se dovessi rispondere alla domanda "cosa ti è piaciuto di Far From Home?", non potrei che dire che da metà in poi il film è una dannata bomba, roba da farmi spalancare occhi e bocca per la meraviglia delle scene che si susseguono. Ma non voglio rovinarvi la sorpresa e mi limito a esortarvi di portare pazienza durante i titoli di coda e di attendere le due scene extra. 
Spider-Man Far from Home esordirà nei cinema italiani il 10 luglio 2019, distribuito da Warner Bros Entertainment Italia (sì, lo so che sembra un errore, ma è davvero così).

Voto: 8,5
Luca Cardarelli



giovedì 4 aprile 2019

US (2019) DI JORDAN PEELE




Ci eravamo lasciati così, con l'Academy Award assegnato nel 2018 a Scappa - Get Out per la Miglior sceneggiatura originale e un tronfio e trionfante Jordan Peele, regista afroamericano con un passato da attore comico divenuto in men che non si dica l'erede designato di Spike Lee in ambito cinematografico thriller/horror. Passata la sbornia di premi e riconoscimenti, Peele torna in pista con l'intento di migliorare quanto fatto con Scappa - Get Out, stavolta con Us (trad. Noi), un film ben più carico di toni horror, approfittando del fatto di essere in poco tempo divenuto uno dei pupilli della critica di genere e anche di una larga fetta di pubblico sia generalista che non, impresa ardua per chiunque al giorno d'oggi.


I trailer pubblicati in fase promozionale, inoltre, offrivano un succulento boccone impreziosito da una colonna sonora stuzzicantissima, soprattutto per gli amanti del rao old school e, soprattutto, non erano troppo spoilerosi, al contrario di quelli che precedettero l'uscita di Scappa - Get Out, invogliando così anche il pubblico neofita alla visione di US, promesso instant cult di genere.
Abbiamo avuto il privilegio di vedere US in anteprima e facendoci brillare gli occhi almeno tanto quanto ci abbia resa inquieta l'anima: il film tratta di una famiglia afroamericana composta da padre, madre, figlio e figlia, che si reca in una località marittima californiana per passare le vacanze estive. Arrivati nella "casa al mare", però, i quattro si accorgono di inquietanti presenze nei pressi della loro proprietà. Ben presto, quella che avrebbe dovuto essere una rilassante vacanza si traformerà in una sanguinosa lotta per la sopravvivenza a colpi di forbici e lame affilate.


Siamo stati molto parchi quanto a particolari della trama per non rovinarvi la visione del film che sarà pieno di sequenze al limite dello splatter e ricco di colpi di scena. Di carne al fuoco Jordan Peele, che oltre a dirigere il film lo ha anche scritto, ne ha messa tanta, da renderlo molto vario plasmandolo come uno Thriller/horror/slasher/home invasion con sfumature da black comedy e psicothriller, con immancabile critica alla società white trash americana in contrapposizione a quella afro, fondata su valori molto più profondi rispetto all'arido materialismo di stampo prettamente Trumpiano. Inoltre la caratterizzazione dei personaggi, su tutti quello di Red, interpretata da Lupita Nyong'o, risulta molto ben approfondita, a tal punto di empatizzare con loro, non solo nelle fasi cruciali dell'intreccio. 



Us, come nel caso di Get Out, risulta un film intenso ed inquietante, capace di tenere incollati gli occhi dello spettatore allo schermo per tutta la sua durata (quasi due ore piene) grazie a delle immagini curate in ogni loro minimo particolare, un ritmo incessante che non lascia assolutamente spazio alla noia e un'accattivante colonna sonora basata interamente sul pezzo rap "I got five on it" dei Luniz, da cui si dipanano i temi musicali che fanno da sfondo alle immagini e che rendono ulteriormente cupa e asfissiante l'atmosfera del film.



Us è da oggi 4 aprile 2019 in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Universal in collaborazione con Blumhouse (Jason Blum è accreditato come produttore). Fatevi un favore, quindi, e correte a vederlo. 
Voto 8/9
Luca Cardarelli



martedì 2 aprile 2019

SHAZAM (2019) DI DAVID F. SANDBERG [NO SPOILER]




Dopo la fine dell'era Snyder, avvenuta con l'abbandono del regista a metà delle riprese di Justice League, il DC Extended Universe, o ciò che ne rimane, riparte con un origin movie su un personaggio non troppo conosciuto, se non dai fumettofili, ovvero S.H.A.Z.A.M., originariamente chiamato Captain Marvel (ovviamente per spiegare questo cambio di nome sarebbero necessari papiri interi, in quanto si tratta di beghe legate al diritto d'autore e agli innumerevoli avvicendamenti tra case editrici fumettistiche, tra le quali DC e Marvel, ma vi risparmio di tutto ciò). Ma veniamo al film. 


Billy Batson (Asher Angel) è un irrequieto e solitario quindicenne senza genitori sballottato di casa famiglia in casa famiglia in quel di Filadelfia che un giorno, non si sa per quale motivo, si imbatte in Mago Shazam (Djimon Hounsou) che gli rivela di essere il prescelto in quanto puro di cuore e gli affida la missione di di sconfiggere la personificazione dei sette peccati capitali, il Dr. Sivana (Mark Strong). Vengono così donati a Billy i poteri di eroi della mitologia quali Salomone (saggezza), Hercules (forza), Atlante (resistenza), Zeus (potenza), Achille (coraggio) e Mercurio (velocità): in una parola "SHAZAM!". Ogni qual volta Billy esclamerà questo acronimo verrà colpito da un fulmine che lo trasformerà nell'omonimo supereroe tutto muscoli con la tutina rossa e il mantello bianco, prendendo le sembianze di un uomo sulla trentina, interpretato da Zachary Levi. Billy, accompagnato dal suo fratellastro Freddy Freema (Jack Dylan Grazer), imparerà a convivere con il suo alter ego passando dall'usare i suoi superpoteri per marachelle da teen ager fino a salvare il mondo grazie ad un uso più misurato e consapevole di quanto donatogli dal Mago Shazam. 



Passando ad analizzare questo film, possiamo definirlo abbastanza mainstream nella sua struttura narrativa tipicamente da origin movie, ma molto fresco grazie ad un cast giovane e frizzante, supportato anche da nomi abbastanza altisonanti quali Mark Strong, Djimon Hounsou, con un azzeccatissimo Zack Levy, star di serie tv come "Perfetti ma non troppo" e "Chuck", che buca lo schermo grazie alla sua prestanza fisica e alle sue doti comiche. Nonostante una durata che supera le due ore, l'occhio non vi cadrà mai sull'orologio (forse la parte introduttiva è un po' dilatata, ma la si sopporta, data la novità della storia e dei personaggi), in quanto la sceneggiatura è priva di falle e l'elemento comico è sapientemente utilizzato come espediente per alleggerirne la tensione. 



Durante la visone di SHAZAM si ride di gusto, ma c'è spazio anche per la commozione e per qualche scena a tinte prettamente horror, giusto per non far dimenticare da dove proviene il regista David Sandberg ("Lights out" e "Annabelle 2: Creation"). Con SHAZAM probabilmente è arrivata la svolta che tutti si auguravano per l'universo cinematografico Warner/DC, e vorrei rassicurarvi sul fatto che i passi falsi del vecchio DCEU saranno solo un brutto ricordo quando vi alzerete dalla poltrona del cinema dopo la visione di questo nuovo film. Altro fattore da non sottovalutare per la buona riuscita di SHAZAM è la realizzazione del Villain, che non risulta mai una macchietta né, tanto meno, monodimensionale, bensì è capace di tenere sulle spine lo spettatore fino al rocambolesco finale. Tirando le somme, quello che doveva considerarsi un film minore dell'universo cinematografico supereroistico, si ergerà a salvatore del genere, almeno per quanto riguarda la DC Warner, capace di dare vita ad una saga degna di competere con la maggiore sua rivale, la Marvel DIsney (anche se questa guerra a suon di film vive solo nella testa dei più ottusi fan di quella o quell'altra fazione). 
Mi congedo ricordandovi che SHAZAM ha due scene extra dopo i titoli di coda, quindi non muovetevi fino allo spegnimento dei proiettori!!!
Shazam, distribuito da Warner Bros, entrerà in programmazione nelle sale italiane dal giorno 3 aprile 2019.
Buon divertimento!!!
Voto: 8,5
Luca Cardarelli



giovedì 7 marzo 2019

CAPTAIN MARVEL (2019) DI ANNA BODEN E RYAN FLECK




Fervono i preparativi per il gran finale della fase 3 del Marvel Cinematic Universe (Endgame), ma prima la Disney ha reputato necessario gettare nel calderone dei personaggi della Casa delle Idee una supereroina che non sfigurasse al confronto con Wonder Woman, la sua (quasi) omologa di Casa Dc/Warner. Ed ecco quindi che si presenta, sbarazzina e tenace al tempo stesso, Carol Danvers alias Captain Marvel (Brie Larson), il cui arrivo imminente fu preannunciato nella scena post-credit di Avengers: Infinity War. 


Trattasi non di un sequel del film sopracitato, bensì di una origin story, una sorta di deviazione spazio-temporale rispetto agli avvenimenti narrati in Infinity War. Captain Marvel infatti risulta ambientato a metà anni '90 e, pur mantenendo un certo riserbo sulle origini del personaggio, ci illustra come questo prenda pieno possesso dei propri poteri ed entri in contatto prima con Nick Fury (un ringiovanitissimo a colpi di CGI Samuel L. Jackson) e poi con lo S.H.I.E.L.D. 


Supportato da una colonna sonora composta quasi esclusivamente di voci femminili della scena rock anni '90 del calibro di Shirley Manson (Garbage), Courtney Love (Hole), Gwen Stefani (No Doubt), a sottolineare la femminilità (e il femminismo) che contraddistingue tutta l'opera, Captain Marvel ci trascina per più di due ore a ritmi quasi sempre forsennati nel mondo pre-Avengers, facendo coppia fissa con Nick Fury e trovando nella Gatta Goose (che nel fumetto si chiama invece Chewie, nome non utilizzabile per non intrecciarsi con altre saghe cinematografiche) una mascotte capace di accattivarsi un pubblico trasversale, anche se ipotizziamo che questa sarà più di una mascotte, in futuro. 


Sebbene il film risulti molto divertente, ben girato, con degli effetti visivi ben realizzati e ricco di colpi di scena, non mancano purtroppo sviste ed ingenuità che sarebbero state subito sottolineate ed accentuate se ci fossimo trovati di fronte a prodotti concorrenti (qualcuno ha scritto DC? No, no...): siamo nel 1995 e in un dialogo tra Fury e Carol Danvers si accenna a una password Wi-Fi. Ora, nel 1995 già era difficile connettersi via cavo a internet con un modem 56K, figuriamoci in WI-FI, tecnologia, tra l'altro, introdotta non prima del 1999. Ma su questa potremmo anche passarci su, immaginando che sia stato un errore di traduzione.


Ma la domanda sorge spontanea alla fine, quando sentiamo Carol ammonire Nick Fury, imponendogli di lasciarla in pace, a meno che non vi siano delle "emergenze": bisognerebbe entrare nella testa di Nick Fury e scoprire cosa intenda lui per "emergenza", se pensiamo che, dal 1995 al 2018 il mondo, anzi, l'intera Galassia, verrà minacciata da Loki, i Chitauri, Ultron, fino ad arrivare a Thanos (che già mentre i chitauri imperversavano si sfregava le mani). E gli sceneggiatori se la sono giocata così e col fatto che la ricezione del teledrin non superava le due Galassie. Ok. Ma bando alle sterili polemiche (non sia mai, e poi chi li sente quelli della Disney?), ritornando ad analizzare il film, per come lo abbiamo visto noi, nonostante le falle di sceneggiatura di cui sopra, possiamo tranquillamente ammettere che si tratti di un buon film di intrattenimento, nel quale emerge tutt'altro che superficialmente il vero Girl Power, a partire dalla caratterizzazione dei personaggi iniziando da Carol Danvers passando per la scienziata Kree (Annette Bening), arrivando a personaggi di contorno come Maria Rambeau (Lashana Lynch). 


Forse ci si aspettava di più da Yon-Rogg (Jude Law), ma non potendo avere tutto dalla vita, ci accontentiamo di un Nick Fury esilarante e gattaro (ecco, forse la scelta di ripulirgli completamente il linguaggio dalle parolacce ce la saremmo risparmiata volentieri) e di un Talos molto ben interpretato da Ben Mendelsohn. E poi c'è Coulson (Clark Gregg), cosa volete di più? Rimane insoluta la questione della provenienza esatta di Carol Danvers, ma ciò che importava di più era creare un legame tra questo personaggio e il mondo Avengers e la storia raccontata in Infinity War in maniera tale da arrivare a Endgame,  con tutte le tessere del puzzle al loro posto e poterci godere così pienamente il Gran Finale (anche se una vaga idea di come possa finire ce la siamo fatta un po' tutti, ma staremo a vedere). Rimanete seduti, come al solito, fino alla fine dei titoli di coda: ci sono ben due scene aggiuntive, di cui una importante ai fini della continuity della saga Avengers.
Captain Marvel, distribuito da Disney, è in programmazione nelle sale italiane da oggi ed è facile immaginare che ci rimanga per numerose settimane, quasi fino all'uscita di Avengers - Endgame, la cui uscita italiana è prevista per il 24 aprile 2019.
Voto: 7,5 (film nel suo complesso), 9 a Captain Marvel (Brie Larson veste alla perfezione i panni della prima Supereroina di Casa Marvel). 
Luca Cardarelli




giovedì 28 febbraio 2019

ANCORA AUGURI PER LA TUA MORTE (2019) DI CHRISTOPHER LANDON [NO SPOILER]


Invogliato dal successo di Auguri per la tua morte del 2017, Christopher Landon torna in campo scrivendo e dirigendo l’immancabile sequel Ancora Auguri per la tua morte (Happy Death day 2 you il titolo originale).
Ritorna, insieme a Landon, anche Tree (Jessica Rothe), la quale, convinta di aver chiuso i conti con la morte alla fine del primo film, il giorno dopo rientra nel loop, accompagnata ancora da Carter (Israel Broussard), che nel frattempo è diventato il suo ragazzo, e da una cricca di nerd alla The Big Bang Theory formata da Ryan (Phi Wu), Samar (Suraj Sharma) e Dre (Sarah Yarkin), ovvero coloro che hanno, inconsapevolmente, dato vita a tutto, ma il “come” lo lasciamo volentieri scoprire a voi.  


A differenza del primo film che era principalmente uno Slasher con derive comiche, in questo abbiamo un miscuglio eterogeneo di generi: si va dal citato Slasher al cinema di fantascienza, dalla black comedy alla commedia demenziale alla American Pie e Scary Movie, con macrocitazioni a film come l’immancabile Ritorno al Futuro, Breakfast club, Non aprite quella porta, fino ad arrivare alla già accennata serie TV The Big Bang Theory.


Nonostante ciò sono disseminati lungo il film diversi Jumpscare, alcuni telefonati altri meno e non mancano scene connotate dall’alta tensione emotiva. Il ritmo è incalzante per tutta la durata del film, che deve essere visto senza distrazioni, se non si vuole perdere il filo dei numerosi salti spazio-temporali presenti, magari anche un paio di volte ravvicinate tra loro, per comprenderne appieno i meccanismi (anche per non cadere nelle trappole dei paradossi temporali che sono sempre dietro l’angolo).


Oltre ai paradossi, bisognerà stare attenti anche agli spoiler e alle recensioni troppo lunghe e piene di particolari riguardanti trama e spiegazioni. L’unico consiglio che vi si può dare è di andare a vedere il film il prima possibile e godervelo. Vi divertirete molto.
Ancora auguri per la tua morte sarà nelle sale italiane dal 28 febbraio 2019, prodotto dalla Blumhouse e distribuito da Universal e... Non alzatevi dalle poltrone se non a proiettore spento. 
Voto: 8
Luca Cardarelli


Potrete leggere questa recensione anche sul sito Cinematik.it con cui collaboro.

mercoledì 23 gennaio 2019

CREED II (2018) DI STEVEN CAPLE JR.


Secondo capitolo dello spin-off della saga cine-pugilistica dedicata allo Stallone Italiano Rocky Balboa, Creed II cambia regia e vede dietro la macchina da presa al posto di Ryan Coogler, ormai quasi totalmente assorbito dal mondo Disney-Marvel (è infatti in fase di pre-produzione il secondo capitolo di Black Panther) e qui nelle vesti di produttore esecutivo,  Steven Caple Jr. (regia di alcuni episodi delle serie Tv “Grown-ish” e “Rapture”), poco conosciuto prima di questa produzione, o quanto meno qui in Italia, al contrario del suo predecessore (“Prossima fermata: Fruitvale Station”, “Creed” e “Black Panther”).


Sebbene sia cambiata la regia, Creed II non si allontana moltissimo dal capitolo precedente, ma nemmeno dalle atmosfere della saga Madre. Sentimenti, azione ed epicità rimangono allo stesso livello, ma si percepisce l’intenzione da parte della produzione di rinfrescare un po’ il tutto e portarlo ai ritmi del cinema contemporaneo e nello stesso tempo mantenere il seguito di pubblico accumulatosi col susseguirsi dei film dedicati prima a Rocky Balboa e poi ad Adonis Creed (Michael B. Jordan), il figlio del fu Apollo. In questo episodio ritroviamo inoltre un altro personaggio, per altro molto legato alla figura di Apollo, ovvero Ivan Drago (Dolph Lundgren) che mandò al creatore il pugile afroamericano in Rocky IV, per poi soccombere sotto l’ira di Rocky nella rivincita epica che seguì.


Qui abbiamo Adonis Creed che, non appena riesce ad aggiudicarsi la cintura di campione del mondo dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago (Florian “Big Nasty” Munteanu), figlio di Ivan, cresciuto a pane e odio grazie al padre che non ha mai superato l’amaro gusto della sconfitta contro Rocky nel 1985 che, oltre alla carriera da pugile, mise fine anche al suo matrimonio. La sfida ad Adonis è dettata più dalla voglia di rivalsa di Ivan che da quella di affermazione di Viktor. In tutto ciò Rocky Balboa, dapprima riluttante all’idea di tornare a bordo ring con il suo figlioccio Adonis, viene convinto dallo stesso a ridiventare il suo coach e a tentare vendicare a sua volta la morte del padre Apollo.


Come è possibile intuire dalla sinossi, il canovaccio è sempre lo stesso. In questi film c’è sempre qualcuno in cerca di vendetta, sia dal punto di vista sportivo che per quanto riguarda la propria vita privata. E in questo caso tutti i protagonisti hanno qualcosa di cui vendicarsi o per cui cercano rivincite, sempre frenate, però, dal timore che possa trasformarsi tutto in un’inenarrabile tragedia. Rocky (Sylvester Stallone) da par suo, malato e sofferente com’è, vorrebbe solo starsene in pace per i fatti suoi a gestire il proprio ristorante. Ivan Drago schiuma rabbia e di riflesso anche suo figlio Viktor.


E non dimentichiamoci di Bianca (Thessa Thompson), che è sì la prima a incoraggiare il suo Adonis, ma è anche la prima a temere il peggio per il suo amato. In questo vortice di paure ed emozioni il Ring è sempre lo scenario più presente, ed è sul ring che inizia e finisce tutto. Vittorie, sconfitte, rivincite, sorrisi, pianti, soddisfazioni e delusioni. D’altra parte si parla di boxe, o meglio, della sua versione cinematografica, senza tempi morti, senza fasi di studio. Solo cazzottoni su fegato e ganci sotto il mento. Ed è questo che lo spettatore vuole e ottiene. 


Creed II è un concentrato adrenalinico e ipervitaminico di emozioni contrastanti tra loro, di trionfi e di sconfitte e c’è spazio, come del resto in tutti gli altri film della saga, anche per il più smielato romanticismo. Sembra quasi di assistere a un revival di Rocky IV. Ma con ancora più muscoli, più pugni e, se possibile, più lacrime. Gran parte del merito va assegnato alle musiche, che sono perfette in ogni frangente, comprese quelle sul finale.


Questo film, dunque, mantiene ciò che promette, ossia puro intrattenimento, e invoglia ad attendere un terzo capitolo, magari ancora più muscoloso e lacrimogeno, tanto non se ne ha mai abbastanza.
L’uscita di Creed II nelle sale italiane è prevista per il 24 gennaio e la distribuzione è firmata Warner Bros. Pictures.
Voto: 8,5.
Luca Cardarelli.


Questa recensione è pubblicata anche sul sito cinematik.it con il quale collaboro. 

sabato 19 gennaio 2019

L'AGENZIA DEI BUGIARDI (2019) DI VOLFANGO DE BIASI


Finiti i bagordi natalizi segnati dai cinepanettoni, approda nelle sale, a far compagnia a “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno, già in programmazione da una settimana, anche L’Agenzia dei bugiardi, commedia all’insegna della farsa e degli equivoci diretta da Volfango De Biasi (Come tu mi vuoi, Iago, Un Natale stupefacente, Natale col Boss e Natale a Londra – Dio salvi la Regina), che vede tra i protagonisti Massimo Ghini, Giampaolo Morelli, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, Diana Del Bufalo e Carla Signoris.


Il film è in realtà un remake della commedia francese Alibi.com, di Philippe Lacheau, e secondo chi l’aveva visto, pare sia più esattamente un remake shot by shot, giusto con qualche variazione di trama, ma sostanzialmente identico all’originale transalpino.


Fred (Giampaolo Morelli) è titolare, coadiuvato da Diego (Herbert Ballerina) e il narcolettico Paolo (Paolo Ruffini) di una curiosa agenzia che fornisce alibi a coloro che si trovano alle strette tra mogli/mariti o fidanzate/fidanzati e amanti. È il caso di Alberto (Massimo Ghini), il quale porta avanti contemporaneamente il matrimonio con Irene (Carla Signoris) e una relazione extraconiugale con Cinzia (Diana Del Bufalo) e, complice una dimenticanza, prenota una vacanzina con quest’ultima proprio per il weekend in cui avrebbe dovuto festeggiare l’anniversario del suo matrimonio. A complicare le cose ci si mette il fatto che Fred si innamora di Clio (Alessandra Mastronardi), che scoprirà essere proprio la figlia di Alberto e alla quale dirà un sacco di bugie sulla propria professione e, per non farsela sfuggire, diverrà “cliente di se stesso”. 


Di queste commedie è pieno il firmamento cinematografico, specialmente quello italiano che, tra cinepanettoni, cinecocomeri e trashate varie, ha raggiunto un livello di saturazione al limite dell’implosione. Ma bisogna comunque distinguere tra prodotti di qualità e prodotti scadenti. A quale categoria appartiene L’agenzia dei bugiardi? Al netto della sua natura di remake nudo e crudo e di una storia tutt’altro che mai raccontata, mi sento di promuoverlo e di collocarlo tra i prodotti di qualità, in quanto i tempi comici sono ottimamente gestiti, le gag proposte sono ben distribuite lungo tutta la narrazione e molto spesso si ride di gusto, per non dire sguaiatamente. Forse per la prima volta in vita sua Paolo Ruffini non merita il lancio di ortaggi in faccia, anzi è tra i migliori del cast, insieme a Giampaolo Morelli, Diana Del Bufalo (che scimmiotta molto ironicamente Baby K) e anche Paolo Calabresi, per quanto il suo personaggio compaia in un numero limitato di scene, buca lo schermo col suo fare a metà tra l’ansiogeno e lo psicopatico. 


Se proprio bisogna trovare una falla, forse vi è una scena sul finale che porta all’esagerazione l’elemento farsesco diventando quasi ridicola, ma si tratta solo di un piccolo smottamento, al quale per altro la scena successiva rimedia in maniera piuttosto efficace.
Da segnalare infine la presenza di Piero Pelù, Antonello Fassari e Nicolas Vaporidis in tre simpatici camei.  
L’Agenzia dei Bugiardi è in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Medusa, dal 17 gennaio 2019.
Voto: 7,5.
Luca Cardarelli