Visualizzazioni totali

giovedì 11 ottobre 2018

SOLDADO (2018) DI STEFANO SOLLIMA



Dopo essere salito agli onori della cronaca in Italia grazie alle serie tv Romanzo Criminale e Gomorra (giunta alla quarta stagione, attualmente in produzione) e a film come A.C.A.B. del 2012 e Suburra del 2015, Stefano Sollima ha intrapreso il “grande salto”, chiamato a gran voce dai produttori di Hollywood, e, con Soldado, ha raccolto l’eredità di Denis Villeneuve, che nel 2015 aveva diretto Sicario, di cui questo film è il sequel. Scritto come Sicario da Taylor Sheridan, Soldado costituisce la naturale prosecuzione delle vicende narrate nel film diretto da Villeneuve.


Nella lotta al terrorismo, al traffico di droga e di esseri umani, le Autorità statunitensi con la CIA in testa, coordinate dall’Agente Federale Matt Graver (Josh Brolin), si trovano costrette ad infrangere ogni regola etica e morale. A questo proposito Graver assolda Alejandro (Benicio Del Toro) il quale, ancora scosso per l’uccisione della moglie e della figlia da parte di un boss del cartello, scatenerà una guerra sanguinosa tra gang legate ai cartelli messicani. 


Molte cose hanno in comune Sicario e Soldado. In primis le ambientazioni polverose e desolanti delle terre di confine tra USA e Messico. In secondo luogo i tempi dilatatissimi (a tratti a rischio noia) e i lunghissimi silenzi durante i quali a parlare sono le immagini crude e le musiche angoscianti, come si confà ai film di questo genere. Infine, ma si potrebbe anche proseguire nell’elenco delle similitudini, il cast è rimasto pressappoco lo stesso, salvo Emily Blunt tagliata e sostituita da altre due figure femminili, ovvero Isabela Moner (apparsa in Transformers: L’Ultimo Cavaliere) nei panni di Isabel Reyes, la figlia del Boss Reyes, e Catherine Keener (già presente in Scappa – Get Out del 2017) nei panni di Cynthia Foards,  il vicedirettore della CIA.


Sollima, coadiuvato da Sheridan, è riuscito con la sua regia a trasmettere alla perfezione la psicologia dei diversi personaggi, in particolare quella di Alejandro, che alla fine dovrà fare i conti con la propria coscienza che andrà a scontrarsi frontalmente con gli ordini impartitigli per portare correttamente a termine la missione che gli è stata affidata dalla CIA.


Il finale del film rasenta la perfezione per quanto riguarda il ritmo e il montaggio. Stessa cosa non si può affermare, purtroppo, per la parte centrale del film, veramente troppo dilatata a livello di tempi, tanto da rischiare di generare noia o comunque disattenzione nello spettatore. Peccato, perché se il film fosse continuato per tutti i suoi 124 minuti così com’era cominciato, ovvero con il botto, letteralmente, ci saremmo trovati di fronte ad un film pressoché perfetto e memorabile. 


Sembra quasi che, nel girare Soldado,  Sollima abbia fatto fatica a scrollarsi di dosso le vesti da “Regista di serie TV” che ormai gli stanno un po’ strette, visto anche il suo curriculum cinematografico molto promettente per il futuro. Nonostante tutto non si può di certo parlare di fallimento, in quanto, alla fine dei conti, in Soldado i pregi superano i difetti, anche se la strada da percorrere per Sollima è ancora abbastanza lunga e impervia. Soldado, secondo episodio di una trilogia, già distribuito nelle sale americane dal 29 giugno, uscirà in Italia il prossimo 18 ottobre, distribuito da 01 Distribution con Rai Cinema.
Voto: 7-
Luca Cardarelli 



lunedì 8 ottobre 2018

AUGURI PER LA TUA MORTE (2017) DI CHRISTOPHER LANDON


Non essendo riuscito a vederlo al cinema né avendolo a disposizione in edizione Home Video (mai acquistare un dvd/bluray a scatola chiusa) ho dovuto aspettare il passaggio sulla pay tv per gustarmi questa pellicola di cui tanti parlarono bene all’epoca della sua uscita nelle sale.


Prodotto dalla gloriosa Blumhouse Production e distribuito da Universal, scritto (insieme al fumettista per Marvel e DC Comics Scott Lobdell) e diretto da Christopher Landon, già noto per la regia ne “Il Segnato” e “Manuale scout per l’apocalisse zombie”, nonché figlio di Michael Landon, il Signor Charles Ingalls de “La casa nella prateria”, "Auguri per la tua morte" è una sorta di “Ricomincio da capo” in salsa slasher in cui una giovane e bella studentessa, Tree (Jessica Rothe) continua a svegliarsi sbronzissima la mattina del suo compleanno nella stanza di Carter (Israel Broussard), in un dormitorio universitario, dopo essere stata uccisa da una misteriosa persona che indossa una maschera da neonato paffutello. La maledizione durerà finché Tree non avrà scoperto e ucciso chi si cela dietro quella maschera.


Non mi aspettavo chissà quale capolavoro e forse questo dettaglio mi ha fatto apprezzare più del previsto questo film rivelatosi un divertente thriller ben congeniato, avvincente e con un bel plot twist finale, che mi ha tenuto sempre attento nel tentativo di intuire chi fosse l’assassino. Insomma, è un film che fa il suo dovere e non si perde in trame e sottotrame inutili ma scorre veloce e centra perfettamente il bersaglio. Al suo interno numerose citazioni, oltre quella già citata di Ricomincio da capo di Harold Ramis: si va da Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis a Scream di Wes Craven, da I Goonies di Richard Donner a Schegge di Follia di Michael Lehmann.


Nel cast spiccano Jessica Rothe (già vista in “L’estate addosso” di Gabriele Muccino e “LaLaLand” di Damien Chazelle), Israel Broussard (uno degli attori protagonisti in “Bling Ring” di Sofia Coppola) e Ruby Modine (serie tv “Shameless”), figlia del grande Matthew Modine.
Auguri per la tua morte è particolarmente consigliato, oltre agli amanti degli slasher, a chi si vuole regalare una serata di relax condita da un film leggero e divertente. 
A quanto pare è prevista l'uscita nei cinema USA di un sequel intitolato "Happy death day 2U" per il giorno 14 febbraio 2019: attendiamo fiduciosi.
Voto: 7
Luca Cardarelli




giovedì 4 ottobre 2018

VENOM (2018) DI RUBEN FLEISCHER [NO SPOILER]


Bentornati nello Spider-Verse con il nuovo, attesissimo e chiacchieratissimo cine-comics stand alone di casa Sony dedicato ad uno dei più famosi antagonisti dell’Uomo Ragno: Venom.
Il film, diretto da Ruben Fleischer, già regista di Benvenuti a Zombieland del 2009 e Gangster Squad del 2013, vede al centro della scena Tom Hardy che interpreta il protagonista Eddie Brock, un reporter televisivo d’assalto al quale viene affidato un servizio sul dottor Carlton Drake (Riz Ahmed, che ricordiamo in Nightcrawler al fianco di Jake Gyllenhaal), multimiliardario impegnato con la sua Life Foundation nella ricerca finalizzata all’utilizzo di organismi alieni per allungare più del doppio l’aspettativa di vita umana, nonché alla colonizzazione di altri pianeti.


Brock scopre rovistando nelle mail della compagna avvocato Anne (Michelle Williams) che Drake nasconde brutali torture su cavie umane, utilizzate per i suoi esperimenti e decide di renderlo pubblico, non curante delle conseguenze sulla sua vita privata e, soprattutto, sulla sua salute, entrando in contatto con l’organismo alieno conservato nei laboratori della Life durante un blitz notturno, scortato dalla dottoressa Dora Skirth (Jenny Slate), collaboratrice di Drake.  


A dispetto di un budget di 100 milioni di dollari, un cast di prim’ordine, un regista non malvagio e figure tecniche degne di nota (per esempio, Matthew Libatique, che ha curato la fotografia per tutti i film di Darren Aronofsky tranne che per The Wrestler), Venom si rivela un film con parecchi problemi, primo tra tutti la sceneggiatura e, conseguentemente, la trama. Molti sviluppi narrativi sono lasciati all’immaginazione dello spettatore e i personaggi, salvo il protagonista e il villain, sono caratterizzati molto superficialmente, se non peggio. Poi è molto confusa e frettolosa la parte in cui dovrebbe essere spiegata la genesi degli elementi simbiotici che genereranno i Simbionti, ovvero le colonne portanti di tutta la storia.  La CGI, com il plot, risulta poco accattivante e degna di un film di fine anni ‘90/inizio anni 2000. Inoltre, stando all’opinione dei numerosi fan della saga fumettistica dedicata a Venom presenti alla proiezione stampa, la storia è stata parecchio stravolta, trasformando quello che era uno dei Villain più cattivi dell’Universo di Spider-Man, in un personaggio quasi positivo, quasi un eroe, piuttosto che un anti-eroe quale dovrebbe essere effettivamente.


Non si sa se sono stati attuati dei tagli alla pellicola che aveva intenzione di realizzare Ruben Fleischer (in rete gira la notizia che siano stati eliminati circa 40 minuti di scene per esigenze  di produzione), ma il risultato finale è alquanto scialbo e, salvo qualche siparietto comico con Hardy protagonista e qualche scena action ben riuscita, non è possibile giudicare in maniera positiva il film,  e quindi mi accodo alle recensioni sostanzialmente negative giunte dai critici a stelle e strisce, di cui sono solito non fidarmi per esperienza regressa in ambito cinefumettistico. Tom Hardy prova a sostenere da solo tutto il film ma, sebbene la sua performance sia relativamente buona, non è abbastanza perché salvi tutta la baracca.


Curiosità: chi ha visto il film “Life” di Daniel Espinosa potrebbe essere portato ad avvalorare la tesi secondo la quale quello sia un prequel di Venom sotto mentite spoglie.
Ovviamente non mancano né il classico cameo di Stan Lee né le scene mid e post credit (due scene in totale, la prima delle quali veramente appetitosa).  
Venom è in programmazione nei cinema italiani da giovedì 4 ottobre 2018, distribuito da Sony Pictures Entertainment Italia con rating PG-13. 
Voto: 5-
Luca Cardarelli