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martedì 13 agosto 2013

The Purge - La notte del giudizio


Avendo letto qua e là commenti quasi entusiastici riguardo a "La notte del giudizio", non appena tornato dalla gita praghese, il giorno stesso, non ho perso l'occasione per andare a vederlo al cinema. Le premesse di questo film erano ottime: 12 ore di black out totale della legge, in cui tutto è permesso, dal taccheggio all'omicidio, dalla palpatina allo stupro. Tutto ciò ambientato in un futuro non troppo lontano (2022), ovviamente nella patria della libertà, della democrazia e del progresso, ovvero gli Stati Uniti d'America, rifondati dai "nuovi padri fondatori". L'effetto di questo black out, chiamato "lo sfogo" o "la purificazione", è che grazie a queste dodici ore di follia pura, per i restanti 364 giorni e mezzo dell'anno, i crimini sono quasi pari a zero, l'economia ne giova e la disoccupazione è arrivata ai minimi storici. L'azione si svolge, contrariamente a quello che mi aspettavo, non tra le strade di una metropoli, ma tra i corridoi di una più che signorile villetta del più classico dei quartieri di periferia americani, tipo Beverly Hills 90210. La famiglia che abita la casa è quella di un venditore di successo di sistemi d'allarme ideati proprio per proteggersi durante "lo sfogo" annuale, interpretato da Ethan Hawke, con moglie (Lena Headey, già moglie di Leonida in "300") e due figli, di cui il minore con la passione per l'elettronica si rivelerà la prima scintilla di tutto il casino e la maggiore nella fase tardoadolescenziale con relazione con un ragazzo più grande di lei malvisto dal padre e che si intrufola di nascosto in camera sua come faceva Dawson con Joey in Dawson's Creek. Tutto parte dal bambino  che, poco dopo l'inizio dello "sfogo", vede attraverso le telecamere di sorveglianza un uomo di colore che invoca aiuto e lo fa entrare in casa sbloccando il sistema antintrusione. Nello stesso momento il fidanzato della sorella, incoraggiato dalla legge, pensa bene di saltare fuori e tentare di uccidere il padre della sua bella per non avere più la seccatura di fare le cose di nascosto. Subito dopo, un rispettabilissimo giovanotto in divisa da college suona al citofono e prega il capofamiglia di far uscire l'uomo di colore, obiettivo dello sfogo del giovanotto e della sua gang di amici mascherati (avete presente quando Alex in Arancia Meccanica bussa alla porta della clinica gestita dalla gattara? Ecco, una scena del genere). Non ottenendo ciò che vogliono, questi ragazzi, mediante degli Hummer, sderenano le griglie antintrusone e irrompono nella casa.  Stavo dimenticando i vicini di casa che ci ho messo un nanosecondo a individuare come psicopatici e probabili assassini malcelati dietro sorrisi a cinquantadue denti. Ebbene, qui inizia la mia critica al film: 1. il film è paragonabile ad un palazzo di cemento armato (le premesse) con fondamenta in carta pesta (andamento dei fatti/trama/ambientazione). Come dire "l'idea è buona, ma evidentemente al regista-sceneggiatore James De Monaco, è cascata la tazza di caffè sulla sceneggiatura definitiva due giorni prima di iniziare le riprese". Non si è reso conto  che, essendo legale qualsiasi cosa per dodici ore, bastava che uno si procurasse un tot di candelotti di dinamite per far saltare in aria la casa? E invece si presentano questi con dei fucili e delle pistole... 2. Perchè ridurre il set ad una sola casa, quando la storia avrebbe permesso di girare un film super violento "on the road"? 3. Il doppio twist finale è ampiamente telefonato dall'inizio del film, quando la moglie parla con la vicina, chiaramente psycho, e questa le fa capire ampiamente che non va bene che abbiano fatto i soldi vendendo i sistemi di sicurezza a tutte le famiglie del quartiere, e quando l'uomo di colore sparisce dopo una fugace apparizione, segno che poi ritornerà, altrimenti che ce l'hanno messo a fare? 4. Spoiler: il capofamiglia muore, rimangono moglie e figli che maneggiano armi come dei Ninja (in una scena la moglie faceva capire al marito di non essere capace di usare una pistola e alla fine del film usa un fucile    come tirapugni impugnandolo perfettamente, vabbè). Ma queste sono critiche puramente tecniche, perchè si capisce fin da subito dove il film vuole andare a parare: la questione etica/morale posta con "lo sfogo annuale". Se è vero che il fine (una nazione sana sotto tutti i punti di vista) giustifica i mezzi (lo sfogo, per l'appunto), non è altrettanto vero che 12 ore di buco della legalità siano accettate da tutti alla stessa maniera. Perché convogliando tutta la rabbia in queste 12 ore, non è detto che tale rabbia si esaurisca, anzi, è molto più probabile che aumenti per lo spirito di vendetta di chi ha perso un caro per colpa di uno che "gliela voleva far pagare" per qualsivoglia motivo. E così si genererebbe una spirale infinita di odio e violenza, insomma il film si regge su questo paradosso. Inoltre si legge chiaramente una critica alla società americana in cui chi ha i soldi sopravvive (quasi sempre) allo sfogo mentre chi non può difendersi soccombe e, anzi, risulta essere ciò che alla fine risolleva la nazione dalla crisi economica (i disoccupati, gli emarginati, quelli che campano col sussidio e quindi pesano sullo stato, sono i primi bersagli di chi si vuole sfogare), ma non regge, perchè la crisi non è dovuta a loro, ma ai paperon de paperoni che con i loro giochi sporchi hanno fatto crollare l'economia mondiale (quindi se ci fosse una legge del genere pure nella realtà, i primi bersagli sarebbero proprio loro, non i poveracci).  La cosa che mi è piaciuta di più, ala fine, è anche il punto debole del film: il ragazzo cattivo, con la faccia da schiaffi, interpretato da Rhys Wakefield, citazione clamorosa del sopra citato Alex Delarge. (tra l'altro il film è pieno di rimandi ad altri film, ad esempio "Hostage" con Bruce Willis e "Shining", in occasione della scena in cui il bambino telecomanda il suo robottino con telecamera incorporata montato su un carro armato giocattolo che riprende la scena del triciclo nel corridoio nell'overlook Hotel).  Ciò che mi è piaciuto meno è la realizzazione di un film che poteva essere una bomba, ma non si sa per quale motivo il regista ha sbagliato tutto e l'ha reso un colabrodo. 

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