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giovedì 6 febbraio 2014

A PROPOSITO DI DAVIS


Titolo originale: Inside Llewyn Davis;
Anno: 2013;
Paese: USA;
Durata: 108 min;
Genere: Biografico/musicale;
Regia: Joel ed Ethan Coen (anche sceneggiatori);
Musiche composte da: T Bone Burnett;
Cast: Oscar Isaac/Llewyn Davis; Carey Mulligan/Jean Berkey; Justin Timberlake/Jim Berkey; John Goodman/Roland Turner; Garret Hedlund/Johnny Five; F. Murray Abraham/Bud Grossman; Jerry Grayson/Mel Novikoff.
Voto: 8/10.


Trama: la storia di Llewyn Davis è ispirata a quella del cantante folk Dave Van Ronk, attivo a New York nei primi anni '60. In particolare si ripercorre un breve lasso di tempo nel quale il cantante, squattrinato e senza una fissa dimora, con il sogno di un ingaggio, rimbalza in maniera molto rocambolesca, attraverso mille peripezie, tra New York e Chicago, trovando sul cammino dei compagni di viaggio alquanto bizzarri.


L'ultimo lavoro dei Fratelli Coen, premiato a Cannes con il Gran Prix della giuria, è un gustoso salto indietro nel tempo: si parla di anni '60, di musica Folk e di un vagabondo musicista di nome Llewyn Davis in cerca disperata di un ingaggio che gli permetta di vivere quanto meno in maniera dignitosa e, perchè no, magari di sistemarsi definitivamente grazie alle uniche due cose che pare saper fare bene: suonare e cantare. Ma la sfortuna gli si accanisce contro in qualsiasi circostanza, anche quando decide di mollare tutto e imbarcarsi come marinaio (che potrebbe anche voler dire che il destino vuole che egli viva sempre in forse, mai in una posizione definitiva, un precario antelitteram) .  
Ha un impresario distratto, Mel, che non pare curarsi di lui più di tanto. Suona in qualche locale dividendo il cestino delle offerte con altri cantanti o musicisti, o sostituisce turnisti malati. Dorme sul divano di chi gli offre ospitalità, la maggior parte delle volte più per pena che per volontà effettiva (Jean e Jim soprattutto, ma anche i Gorfein, una famiglia agiata dell'Upper westside newyorkese). Assistiamo al rapporto incrinato con la sua famiglia che lo porta a fuggire, per poi tornare molto opportunisticamente, per infine trovare la sorella a cacciarlo di casa definitivamente. E allora ancora lo stesso giro, Jim e Jean, divano, audizioni fallite, una famiglia, i Gorfein, che, in nome dell'amore, lo ospitano, ma dai quale pure si fa cacciare. Insomma un tira e molla senza soluzione di continuità. Il tutto collegato da un gatto, il gatto dei Gorfein (il cui nome, svelato solo alla fine del film, si rivelerà molto appropriato) che gli sfugge, poi gli ritorna fra le mani e lo accompagna nel viaggio che egli compie da New York a Chicago con Roland Turner, un musicista jazz eroinomane, oversize e mezzo zoppo, e il suo valletto, Johnny Five, un rockabilly taciturno perennemente con una sigaretta accesa in bocca. Tutto quanto gli gira al contrario. E' odiato da Jean, è odiato da un oscuro signore che trova in un vicolo in cerca di vendetta per le parole poco garbate rivolte durante un'esibizione nel locale di New York, l'unico che gli permetteva di esibirsi e dove, tra l'altro, non riscuoteva nemmeno troppo i favori del pubblico. Il suo partner artistico, Mike, lo aveva lasciato, uccidendosi e mettendo fine al sogno di un duo alla... Simon and Garfunkel (ahah).  


Questo film fa rivivere le atmosfere molto simili a quelle che possiamo respirare in On the Road, il simbolo della Beat Generation, infarcita però di quell'amarezza che solo i Coen sanno imprimere alle storie che raccontano. I momenti esilaranti non mancano, sia chiaro, ma sono sempre portati a corollario di episodi negativi o, per dirla in parole molto povere, fantozziani, che riempiono la vita del protagonista. Ma lui non si abbatte, continua con tutte le sue forze a cercare uno spiraglio di felicità, armato di chitarra e voce e di canzoni che raccontano il viaggio, la ricerca della felicità, della soddisfazione terrena, dell'amore, fraterno e non. Passa sopra a cose anche più importanti, nella ricerca della sua realizzazione artistica. Ma ci sarà sempre qualcosa che andrà storto. E quel gatto, che lo ha fatto uscire pazzo, è la chiave di tutto. Un viaggio è come un cerchio che si chiude. Ma per Llewyn, è un viaggio che pare non finire mai.
A mio giudizio questo è uno dei migliori film dei fratelli Coen, che aggiunge un potente tocco nostalgico e disilluso alla visione del mondo di questa coppia di cineasti. 
Interpretazione sopra le righe per Isaac, Mulligan e Goodman, accompaganti dai soliti personaggi macchiettistici che troviamo in quasi tutti i film firmati Coen Brothers. 
Una colonna sonora che entra nel cuore sin dalla prima nota, una fotografia molto sbiadita, a metà tra il bianco e nero e quell'effetto seppia che fa tanto vintage, come il folk, le cui canzoni non sono mai nuove ma non sono mai vecchie, esistono e sono sempre attuali.   
*Questo 2014, a livello di uscite cinematografiche si sta rivelando una bomba!!!

2 commenti:

  1. A me invece questo film è sembrato molto poco "coeniano" (perdonami il termine). Non è affatto un brutto film, ma, trattandosi dei Coen, non mi ha soddisfatto del tutto.

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    1. A me è piaciuto molto, anche se devo riconoscere che "non è il solito film dei Coen".

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