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mercoledì 25 settembre 2013

GRAVITY (3D)

Titolo originale: GRAVITY
Anno: 2013
Paese: USA/UK
Regia: ALFONSO CUARON
Protagonisti: SANDRA BULLOCK/DR. RYAN STONE;
GEORGE CLOONEY/MATT KOVALSKY.
VOTO: 8/10
TRAMA:  Un astronauta (Clooney/Kovalsky) e un ingegnere biomedico (Bullock/Stone) prestato alla N.A.S.A. si trovano in orbita per sistemare un modulo danneggiato quando vengono colpiti da una tempesta di detriti di un satellite andato in frantumi che a sua volta pone fine alla vita di tutti i componenti del team all'infuori di loro e danneggia in maniera irreparabile  anche lo Shuttle. 
I due sopravvissuti devono così cavarsela e andare a trovare un passaggio sulla navetta cinese poco distante da loro che nel frattempo vanno alla deriva.
E venne il giorno di Gravity, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, apprezzato dalla critica che, per una volta, incrocia positivamente anche i miei gusti personali, dopo aver stroncato tanti altri film che io reputavo invece bellissimi.
Alfonso Cuaron ha fatto il cosiddetto salto di qualità e, aiutato nella sceneggiatura dal figlio Jonas, ha impacchettato quello che agli occhi di nientepopodimeno che James Cameron è "uno dei migliori, se non il migliore, Space Movie della storia". Io per primo, dopo aver letto tale dichiarazione mi sono lasciato andare alla più classica delle esclamazioni che escono non appena qualcuno la spara grossa: "Seeeeeeeeeeeeeee", e invece ieri mi sono dovuto ricredere. Questo di cui sto scrivendo è effettivamente un filmone di quelli che dici: "lo voglio rivedere e voglio il bluray appena disponibile per riguardarmelo altre mille volte!!!!". Una cosa impressionante. In due giorni probabilmente ho visto i due migliori film dell'anno (Rush e, appunto Gravity). Due concentrati di perfezione stilistica a livello di regia/fotografia/montaggio, emozioni e bravura attoriale. Ma gravity non è solo bellezza esteriore. E' anche un film che può essere interpretato in maniera filosofica. Insomma una sorta di risposta alle millenarie domande: "Chi siamo? E da dove veniamo?"   
Io ho avuto la sensazione che Cuaron abbia voluto in un certo modo rappresentare la nascita della vita sulla terra, appoggiando così la tesi di coloro i quali sostengono che essa provenga dallo spazio. Ho iniziato a capirlo quando ho assistito alla scena in cui la Bullock, penetrata nella stazione spaziale internazionale si spoglia e si addormenta, roteando su se stessa, in posizione fetale: una scena che ricorda molto le foto delle ecografie dei bambini in procinto di nascere. E poi ho continuato a guardare il film fino alla fine in quella prospettiva. Alla fine potrebbe reggere come interpretazione.
Una caratteristica predominante di questo film è il continuo senso di angoscia, panico, smarrimento che si prova guardandolo. E di questo sono sicuro: era un obiettivo di Cuaron innestare codeste  sensazioni allo spettatore, mediante una perfetta rappresentazione scenica oltre che ad una grandissima interpretazione  da parte di Clooney e, soprattutto, di un'inedita Sandra Bullock mai vista nelle vesti di un personaggio così tanto drammatico. Un applauso lungo dieci minuti meriterebbe Cuaron per la regia e per il montaggio. Un infinito piano sequenza (circa 20 minuti) apre il film con degli scenari da far sgranare gli occhi. Il Mondo mai visto dallo spazio così in un film, uno spettacolo per gli occhi, che non hanno risentito nemmeno un secondo del 3D (aggiunto in postproduzione, in realtà il film è stato girato in maniera classica). E poi ancora lunghi silenzi intervallati dalle classiche comunicazioni interspaziali (Houston abbiamo un problema) che mi hanno riportato indietro negli anni. E ancora piani sequenza (più brevi) e accelerazioni improvvise dovute all'altrettanto improvviso, ma previsto, arrivo dei detriti. Per non parlare dell'aurora vista dallo spazio, anch'essa a rappresentare la speranza e la vita che nasce.
Tutto incredibilmente bello. E poi il finale, uno dei finali più commoventi di sempre. E il dubbio che ti assale all'inizio dei titoli di coda: "E se ci fosse un sequel?"

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