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martedì 11 giugno 2013

Il primo film non si scorda mai

 
 
Da che ho coscienza e ricordi, mi è sempre piaciuto andare al cinema, “e a chi non piace?!” direte voi? Ebbene, se c’è una persona a cui proprio non piace andare al cinema, quella è mio padre. Dice che si addormenta, e non stento a crederlo, avendo assistito per anni alle sue performances sulla poltrona di casa davanti alla TV: dal momento in cui si sedeva al momento in cui io, insieme a tutto il vicinato, sentivo la prima ronfata, passavano in media 7 minuti netti. Si contano sulle dita di una mano le volte in cui mio padre ha varcato la soglia di una sala cinematografica. Di queste, una è stato quando uscì per la prima volta con mia madre, negli anni ’70. Andarono a vedere “Trash”, ma solo perché c’era di mezzo un quadernetto di appunti che mio padre doveva dare o ricevere (non ricordo) a/da mia madre. Quindi diciamo che “traggo le mie origini dal cinema Trash” ah ah. In effetti è un genere che mi attira particolarmente, anche se oggi lo chiamiamo “Pulp”, grazie a quel geniaccio bastardo di Quentin Tarantino, che è uno dei miei tre registi preferiti (gli altri sono Stanley Kubrick e Sergio Leone). Ritornando al fatto che io abbia sempre amato andare al cinema, dovetti aspettare un bel po’ prima di poter andarci da solo. Una delle prime volte, se non la prima in assoluto, fu quando uscì “Jurassik Park”. Avevo 14 anni. Rimasi impressionato da quanta gente, proprio lo stesso giorno in cui volli andare a vederlo, ebbe la mia stessa idea. C’erano code chilometriche in tutte le sale milanesi che lo proiettavano. Tentai in due cinema di corso Buenos Aires: niente, tutti pieni; viale Tunisia: idem. Allora, sconfortato, insieme al mio amico Ale, dopo una breve consultazione della pagina dei cinema del Corriere, mi diressi verso via Manzoni. Arrivati al cinema, la cassiera ci disse che lo spettacolo delle 15 era tutto esaurito, ma, se volevamo, potevamo già comprare i biglietti per lo spettacolo delle 17.30. E così facemmo. Io mi sentii come se avessi appena compiuto un’impresa titanica: riuscire prendere i biglietti del cinema per vedere “Jurassik Park”. Soddisfazioni di un teenager del selvaggio Hinterland milanese che si affacciava per la prima volta
sulla “grande metropoli”. Il Film era e rimane ancora oggi bellissimo. Ma più del film in sé, mi piacque tutta la situazione. La corsa attraverso mezza Milano per riuscire a comprare in tempo i biglietti, la soddisfazione di tenerli in mano (erano ancora quelli piccoli, rettangolari, rosa, con scritto “posto unico” e che costavano 8.000 lire), il “cestino” di pop corn comprato al bar del cinema, l’odore degli stessi che imperversava in tutta la sala, la “mascherina” che passava tra le poltrone e che vendeva le “bomboniere Motta” e il “cornetto Algida”. Tutte cose che scoprii in quell’occasione. Poi seguirono altri film, altre esperienze. C’è stato un periodo in cui sono mancato molto dalle sale. Ma da un po’ di tempo a questa parte la mia passione per l’evento cinematografico si è infiammata di nuovo. Precisamente da quando mi capitò di seguire un corso universitario di storia e critica del cinema nel 2003. Imparai ad apprezzare il cinema in quanto arte e non solo in quanto evasione. Imparai che non esistono solo i “blockbuster” come lo fu il primo film che andai a vedere a 14 anni. Iniziai a guardare persino quei film definiti dal caro Fantozzi Ragionier Ugo delle cagate pazzesche, imparando ad apprezzarli come si apprezza un bel quadro in un museo. Oggi, vado al cinema una o due volte a settimana, spesso con mia moglie, meno spesso con qualche amico. E’ bello decidere quale sarà il prossimo film da vedere durante i trailer che precedono la proiezione dei film. E’ bello uscire dalla sala discutendo sulla bellezza o meno del film appena visto o sulla bravura o meno di questo o quell’attore. E’ bello andare a rivedere un film appena visto perché ci è piaciuto troppo o perché ci siamo persi qualcosa dalla prima visione. E’ bello andare al cinema.



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