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venerdì 7 marzo 2014

ANITA B



Titolo originale: Anita B;
Anno: 2014;
Paese: Italia;
Genere: Drammatico;
Durata: 90 min.;
Regia: Roberto Faenza;
Sceneggiatura: Roberto Faenza;
Soggetto: Edith Bruck;
Cast: Eline Powell/Anita; Robert Sheehan/Eli; Andrea Oswart/Monika; Nico Mirallegro/David; Moni Ovadia/Jacob; Jane Alexander/Sarah;
Voto: 7/10;
Trama: Anita è una ragazza ebrea ungherese di 16 anni sopravvissuta ad Auschwitz, al contrario dei suoi genitori, morti nel campo di prigionia. Senza famiglia e senza una casa, viene accolta dalla zia Monika che vive insieme al marito Aaron il piccolo roby, figlio dei due, e il cognato Eli (tutti usciti indenni dai rastrellamenti nazisti), in una casa confiscata ai tedeschi dopo la fine della guerra. Qui ricomincia a vivere, ma viene costretta a tacere dei suoi trascorsi nel campo di concentramento polacco.


Di film sull'olocausto ne sono usciti a migliaia, ma di film sul dopo, a parte "La tregua" (che però parla solo del viaggio di ritorno di Primo Levi da Auschwitz a Torino, come da omonimo libro) non se ne sono visti molti. Splende però nel panorama del cinema italiano, ormai ridotto ad un "commedificio", Anita B di Roberto Faenza, film drammatico uscito in sordina a metà gennaio e ritirato quasi immediatamente dalle sale, per poi essere ripresentato a distanza di un mese dal Cinema Mexico di Milano. Un film, Anita B, che tratta il tema della memoria, in questo caso la memoria della Shoah, che a molti ebrei sopravvissuti è stata negata, come successe all'autrice del Romanzo autobiografico da cui Faenza ha preso spunto, ovvero "Quanta stella c'è nel cielo", impersonata sullo schermo da Eline Powell. Dopo l'inferno del campo, inizia l'inferno della rinascita di Anita, rinchiusa in casa per non essere arrestata in quanto senza documenti, costretta a fare da "tata" al cuginetto e a non rivelare a nessuno i suoi recentissimi trascorsi. "Senza memoria non siamo nessuno": è questo che Anita continua a ripetersi nella testa, ed è per questo che tiene un diario, non potendo confidare ad altri i propri pensieri.


Ma Anita ha un forte spirito di lotta e vuole ricordare, non dimenticare, come vorrebbero imporgli prima la zia e poi Eli, con cui tra l'altro avvia una relazione d'amore molto tormentata. Alla lunga Anita si rende conto che la vera vita sarebbe ricominciata lontano dall'Europa, lontano dalla perfida zia Monika e dal falso Eli: in Palestina, a Gerusalemme. E con un nuovo amore (David, che ritroverà poi in Palestina) sbocciato in contemporanea a quello per Eli che si rivela infondato e naufragato a Praga nello studio di un ginecologo abortista dal cuore d'oro.
Contrapposte alla negatività di Eli e della zia Monika ci sono la tenacia nonchè la speranza rappresentate dai personaggi di Zio Jacob (Moni Ovadia) e Sarah (Jane Alexander) che appoggiano strenuamente la causa di Anita, il primo aiutandola dal punto di vista "burocratico", la seconda dal punto di vista "affettivo", proteggendola ed agevolando la sua fuga dall'Ungheria per raggiungere il suo sogno. E appoggiandola nella sua battaglia contro la cancellazione del ricordo.


Molto bella la fotografia utilizzata da Faenza, che ci consente di entrare pienamente nell'atmosfera della fine degli anni '40 - inizio '50 del secolo scorso, e anche le ambientazioni, le case, la fabbrica dove Anita trova impiego come cucitrice (controvoglia, dato che il suo sogno, poi realizzato, era quello di diventare una "donna di cultura", guadagnandosi la denigrazione da parte dei suoi familiari). Costumi dettagliatissimi. E anche un uso massiccio dei primi piani ad indagare nei pensieri dei protagonisti, soprattutto di Anita, visibilmente scossa da tutte le sventure accadutele, ma con un'enorme forza d'animo che le permetterà di lasciarsele alle spalle, pur senza cancellarle dalla mente, il che è, alla fine, il tema su cui poggia tutto il film.



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