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mercoledì 23 gennaio 2019

CREED II (2018) DI STEVEN CAPLE JR.


Secondo capitolo dello spin-off della saga cine-pugilistica dedicata allo Stallone Italiano Rocky Balboa, Creed II cambia regia e vede dietro la macchina da presa al posto di Ryan Coogler, ormai quasi totalmente assorbito dal mondo Disney-Marvel (è infatti in fase di pre-produzione il secondo capitolo di Black Panther) e qui nelle vesti di produttore esecutivo,  Steven Caple Jr. (regia di alcuni episodi delle serie Tv “Grown-ish” e “Rapture”), poco conosciuto prima di questa produzione, o quanto meno qui in Italia, al contrario del suo predecessore (“Prossima fermata: Fruitvale Station”, “Creed” e “Black Panther”).


Sebbene sia cambiata la regia, Creed II non si allontana moltissimo dal capitolo precedente, ma nemmeno dalle atmosfere della saga Madre. Sentimenti, azione ed epicità rimangono allo stesso livello, ma si percepisce l’intenzione da parte della produzione di rinfrescare un po’ il tutto e portarlo ai ritmi del cinema contemporaneo e nello stesso tempo mantenere il seguito di pubblico accumulatosi col susseguirsi dei film dedicati prima a Rocky Balboa e poi ad Adonis Creed (Michael B. Jordan), il figlio del fu Apollo. In questo episodio ritroviamo inoltre un altro personaggio, per altro molto legato alla figura di Apollo, ovvero Ivan Drago (Dolph Lundgren) che mandò al creatore il pugile afroamericano in Rocky IV, per poi soccombere sotto l’ira di Rocky nella rivincita epica che seguì.


Qui abbiamo Adonis Creed che, non appena riesce ad aggiudicarsi la cintura di campione del mondo dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago (Florian “Big Nasty” Munteanu), figlio di Ivan, cresciuto a pane e odio grazie al padre che non ha mai superato l’amaro gusto della sconfitta contro Rocky nel 1985 che, oltre alla carriera da pugile, mise fine anche al suo matrimonio. La sfida ad Adonis è dettata più dalla voglia di rivalsa di Ivan che da quella di affermazione di Viktor. In tutto ciò Rocky Balboa, dapprima riluttante all’idea di tornare a bordo ring con il suo figlioccio Adonis, viene convinto dallo stesso a ridiventare il suo coach e a tentare vendicare a sua volta la morte del padre Apollo.


Come è possibile intuire dalla sinossi, il canovaccio è sempre lo stesso. In questi film c’è sempre qualcuno in cerca di vendetta, sia dal punto di vista sportivo che per quanto riguarda la propria vita privata. E in questo caso tutti i protagonisti hanno qualcosa di cui vendicarsi o per cui cercano rivincite, sempre frenate, però, dal timore che possa trasformarsi tutto in un’inenarrabile tragedia. Rocky (Sylvester Stallone) da par suo, malato e sofferente com’è, vorrebbe solo starsene in pace per i fatti suoi a gestire il proprio ristorante. Ivan Drago schiuma rabbia e di riflesso anche suo figlio Viktor.


E non dimentichiamoci di Bianca (Thessa Thompson), che è sì la prima a incoraggiare il suo Adonis, ma è anche la prima a temere il peggio per il suo amato. In questo vortice di paure ed emozioni il Ring è sempre lo scenario più presente, ed è sul ring che inizia e finisce tutto. Vittorie, sconfitte, rivincite, sorrisi, pianti, soddisfazioni e delusioni. D’altra parte si parla di boxe, o meglio, della sua versione cinematografica, senza tempi morti, senza fasi di studio. Solo cazzottoni su fegato e ganci sotto il mento. Ed è questo che lo spettatore vuole e ottiene. 


Creed II è un concentrato adrenalinico e ipervitaminico di emozioni contrastanti tra loro, di trionfi e di sconfitte e c’è spazio, come del resto in tutti gli altri film della saga, anche per il più smielato romanticismo. Sembra quasi di assistere a un revival di Rocky IV. Ma con ancora più muscoli, più pugni e, se possibile, più lacrime. Gran parte del merito va assegnato alle musiche, che sono perfette in ogni frangente, comprese quelle sul finale.


Questo film, dunque, mantiene ciò che promette, ossia puro intrattenimento, e invoglia ad attendere un terzo capitolo, magari ancora più muscoloso e lacrimogeno, tanto non se ne ha mai abbastanza.
L’uscita di Creed II nelle sale italiane è prevista per il 24 gennaio e la distribuzione è firmata Warner Bros. Pictures.
Voto: 8,5.
Luca Cardarelli.


Questa recensione è pubblicata anche sul sito cinematik.it con il quale collaboro. 

sabato 19 gennaio 2019

L'AGENZIA DEI BUGIARDI (2019) DI VOLFANGO DE BIASI


Finiti i bagordi natalizi segnati dai cinepanettoni, approda nelle sale, a far compagnia a “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno, già in programmazione da una settimana, anche L’Agenzia dei bugiardi, commedia all’insegna della farsa e degli equivoci diretta da Volfango De Biasi (Come tu mi vuoi, Iago, Un Natale stupefacente, Natale col Boss e Natale a Londra – Dio salvi la Regina), che vede tra i protagonisti Massimo Ghini, Giampaolo Morelli, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, Diana Del Bufalo e Carla Signoris.


Il film è in realtà un remake della commedia francese Alibi.com, di Philippe Lacheau, e secondo chi l’aveva visto, pare sia più esattamente un remake shot by shot, giusto con qualche variazione di trama, ma sostanzialmente identico all’originale transalpino.


Fred (Giampaolo Morelli) è titolare, coadiuvato da Diego (Herbert Ballerina) e il narcolettico Paolo (Paolo Ruffini) di una curiosa agenzia che fornisce alibi a coloro che si trovano alle strette tra mogli/mariti o fidanzate/fidanzati e amanti. È il caso di Alberto (Massimo Ghini), il quale porta avanti contemporaneamente il matrimonio con Irene (Carla Signoris) e una relazione extraconiugale con Cinzia (Diana Del Bufalo) e, complice una dimenticanza, prenota una vacanzina con quest’ultima proprio per il weekend in cui avrebbe dovuto festeggiare l’anniversario del suo matrimonio. A complicare le cose ci si mette il fatto che Fred si innamora di Clio (Alessandra Mastronardi), che scoprirà essere proprio la figlia di Alberto e alla quale dirà un sacco di bugie sulla propria professione e, per non farsela sfuggire, diverrà “cliente di se stesso”. 


Di queste commedie è pieno il firmamento cinematografico, specialmente quello italiano che, tra cinepanettoni, cinecocomeri e trashate varie, ha raggiunto un livello di saturazione al limite dell’implosione. Ma bisogna comunque distinguere tra prodotti di qualità e prodotti scadenti. A quale categoria appartiene L’agenzia dei bugiardi? Al netto della sua natura di remake nudo e crudo e di una storia tutt’altro che mai raccontata, mi sento di promuoverlo e di collocarlo tra i prodotti di qualità, in quanto i tempi comici sono ottimamente gestiti, le gag proposte sono ben distribuite lungo tutta la narrazione e molto spesso si ride di gusto, per non dire sguaiatamente. Forse per la prima volta in vita sua Paolo Ruffini non merita il lancio di ortaggi in faccia, anzi è tra i migliori del cast, insieme a Giampaolo Morelli, Diana Del Bufalo (che scimmiotta molto ironicamente Baby K) e anche Paolo Calabresi, per quanto il suo personaggio compaia in un numero limitato di scene, buca lo schermo col suo fare a metà tra l’ansiogeno e lo psicopatico. 


Se proprio bisogna trovare una falla, forse vi è una scena sul finale che porta all’esagerazione l’elemento farsesco diventando quasi ridicola, ma si tratta solo di un piccolo smottamento, al quale per altro la scena successiva rimedia in maniera piuttosto efficace.
Da segnalare infine la presenza di Piero Pelù, Antonello Fassari e Nicolas Vaporidis in tre simpatici camei.  
L’Agenzia dei Bugiardi è in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Medusa, dal 17 gennaio 2019.
Voto: 7,5.
Luca Cardarelli



lunedì 14 gennaio 2019

NICOLAS CAGE DAY: USS INDIANAPOLIS (2016) DI MARIO VAN PEEBLES


Per il grande evento cinefilo del Nicolas Cage Day (posticipato di una settimana rispetto al compleanno del nostro grande eroe di cui sopra) mi sono sobbarcato l’onere di guardare e recensire una delle sue ultime performance, rappresentata dall’interpretazione del ruolo di protagonista in USS Indianapolis, diretto da Mario Van Peebles, un regista a me sconosciuto ma che secondo la Maga Wiki ha diretto ben dieci film prima di questo, tra cui il western Posse, la leggenda di Jessie Lee (1993) e Panther (1995), dramma che narra la storia delle Pantere Nere e che ha ricevuto addirittura un Pardo d’argento a Locarno dalla giuria ecumenica.


Ma non dilunghiamoci su cose che non ci interessano, perché qui l’unico nostro obiettivo è celebrare il mito di un uomo che, a causa di non si sa bene quale motivo (da più parti si è letto di debiti ingenti), non scarta un copione che sia uno. Accetta qualsiasi cosa gli venga proposta cinematograficamente parlando. Nove volte su dieci sono film dimmè, come questo USS Indianapolis. Che poi... dimmè nemmeno troppo rispetto alle altre perle di cui parleranno i colleghi del blog condiviso MARS NEEDS WOMEN in onore di questa ricorrenza.


Dicevamo... USS Indianapolis è un film tratto da fatti realmente accaduti, ovvero si narrano le gesta degli eroi che, a bordo dell’omonima corazzata, trasportarono via mare dagli USA al Giappone le due bombe atomiche destinate a Hiroshima e Nagasaki, in una missione segreta e, per questo, senza alcuna scorta. Al comando dell’equipaggio via è il Capitano Charles Butler McVay, interpretato dall’acchiappafilm per eccellenza, Nicolas Kim Coppola, per gli amici Nicolas Cage. Fortunatamente, o sfortunatamente (dipende dai molteplici punti di vista dai quali si possono osservare i fatti narrati) il viaggio d’andata fila liscio come l’olio. Quindi il pacco viene regolarmente consegnato.


Ma sulla via del ritorno, ancora senza scorta, l’incrociatore viene bombardato da una nave della Flotta Imperiale Giapponese e cola a picco peggio del Titanic e circa 700 uomini, compreso il Capitano McVay, finiscono in mare e moltissimi di essi muoiono di stenti o a causa delle ferite inferte dagli squali. Dopo giorni e giorni alla deriva nelle acque del Pacifico, i sopravvissuti, tra i quali il Capitano, vengono recuperati e riportati a casa. Ma non è finita. Il capitano McVay dovrà subire un processo per mancato rispetto del protocollo: non effettuò infatti la rotta a zig zag per evitare siluri sottomarini e granate delle navi giapponesi.  Alla fine viene parzialmente assolto, ma lo shock di questa avventura lo porterà a prendere un’estrema decisione.


Premesso che i film che narrano fatti realmente accaduti siano totalmente spoilerabili in quanto basta un semplice consulto su internet per rendersi edotti degli eventi, USS Indianapolis si distingue per la totale scontatezza della parte romanzata, ovvero di tutte quelle sottotrame che riguardano le storie dei personaggi secondari, ad esempio le loro relazioni d’amore o familiari. Dai dialoghi o alcune scene all’inizio del film si capisce nitidamente che fine faranno i personaggi (Capitano McVain a parte) rendendo ancora più noioso il tutto.


Si ha come l’impressione di stare guardando un film abortito dal Clint Eastwood di Flag of our Fathers o dallo Steven Spielberg di Salvate il Soldato Ryan. Per non parlare delle sequenze dell’affondamento della nave che dà il titolo al film: prendete Titanic di James Cameron, mischiatelo con gli effetti speciali di Titanic 2 targato The Asylum ed otterrete USS Indianapolis. Nicolas Cage, poverino, da par suo tenta di sollevare un po’ le sorti del film, ma con scarsissimi risultati e dopo due ore di discorsi patriottici made in USA e altri connotati dal pacifismo degno di una diciottenne appena insignita del titolo di Miss Italia, la fine delle ostilità del film arriva come una benedizione per gli occhi stanchi di tutti coloro che erano stati invogliati alla sua visione da giudizi sensazionalistici letti in locandina che lo dipingevano come il miglior war movie degli ultimi vent’anni.
Coraggio Nicolas, fatti forza, arriveranno copioni migliori, per la legge dei grandi numeri...


martedì 1 gennaio 2019

RALPH SPACCA INTERNET (2018) DI PHIL JOHNSTON E RICH MOORE [NO SPOILER]



Come ogni anno la Disney sotto il nome di Pixar o Walt Disney Animation Studio, in concomitanza con le feste, si sbizzarisce rilasciando gran parte dei suoi prodotti cinematografici dedicati ai più piccoli, con grandi probabilità di successo anche tra i più cresciutelli. È il caso di Ralph Spacca Internet, sequel del fortunato Ralph Spacca Tutto, film d’animazione in CGI diretto da Phil Johnston (sceneggiatore di Ralph Spacca Tutto e Zootropolis) e Rich Moore (regista di Ralph Spacca Tutto e co-regista di Zootropolis insieme a Byron Howard), nel quale Ralph aveva come obiettivo quello di essere accettato dai suoi “colleghi di lavoro” nonostante fosse il villain del videogioco arcade Felix Aggiustatutto. 


Ora la faccenda si complica in maniera esponenziale: Ralph deve aiutare la sua inseparabile amica Vanellope a salvare dalla rottamazione Sugar Rush, il videogioco del quale è la protagonista. La soluzione sta nel recuperare in internet un introvabile volante per cabinati anni ’80, senza il quale Sugar Rush non può funzionare. I due verranno così catapultati nel meraviglioso quanto caotico mondo di Internet e saranno protagonisti di una rocambolesca e divertente avventura. 


Inutile girarci tanto intorno: Ralph Spacca Internet è un film che non delude assolutamente le attese, anzi, se possibile, supera il primo episodio sia per quanto riguarda il ritmo forsennato con il quale si susseguono gli avvenimenti, sia per il numero esorbitante di gags, easter eggs, citazioni e idee geniali che vi si trovano al suo interno. Una tra le tante, la raffigurazione di Google attraverso un anziano bibliotecario che trova in maniera quasi istantanea i libri che gli vengono richiesti. Vi è anche una bellissima contrapposizione tra videogiochi “classici” e next generation che metterà i due protagonisti di fronte a decisioni difficili da prendere anche in relazione al loro rapporto al di fuori del mondo videoludico e, ovviamente, ci sarà spazio anche per qualche lacrimuccia di commozione sul finale.


Benché Ralph Spacca Internet duri quasi due ore, non risulta assolutamente prolisso o noioso, anzi, non ci si accorge quasi del tempo che passa (inesorabile) e durante la visione si prova il desiderio che la storia non finisca e vada avanti ancora per altre due ore.


Piccola nota di colore: a un certo punto della proiezione avrete l’esigenza di esclamare un “Ma cosa?” grandissimo quando vedrete qualcosa sullo schermo che mai avreste pensato di vedere durante un film targato Disney... Non vi svelo altro, sarà una divertente (e forse un po’ irriverente) sorpresa.
Ralph Spacca Internet esce in Italia oggi, 1 gennaio 2019, distribuito da Walt Disney Pictures che si ringrazia per le immagini allegate. 
Voto: 8,5
Luca Cardarelli





venerdì 21 dicembre 2018

IL RITORNO DI MARY POPPINS (2018) DI ROB MARSHALL


Eccoci a commentare l’ennesimo sequel che rimarca, se ce ne fosse ancora bisogno, la mancanza di idee o meglio la non voglia dei capoccioni Hollywoodiani di spremersi le meningi e farci arrivare, almeno per le Feste, qualcosa di non ancora visto. Alla regia de Il Ritorno di Mary Poppins troviamo Rob Marshall (Chicago), mentre nei panni della magica Tata c’è Emily Blunt, ma per favore non facciamo paragoni con Julie Andrews perché qualunque attrice perderebbe indecorosamente contro tale divinità cinematografica.


Stavolta nei guai con la Banca (per la quale lavora come cassiere) è proprio Michael Banks (Ben Whishaw), vedovo e con tre figli da sfamare (Georgie, Annabel e John), che non riesce a pagare le rate del mutuo e, nonostante l’aiuto della sorella Jane (Emily Mortimer), rischia di vedersi portar via la casa dal Direttore senza cuore Wilkins (Colin Firth). In soccorso di Michael arriverà Mary Poppins (Emily Blunt) in compagnia del suo amico lampionaio Jack (Lin Manuel Miranda).   


Il dettaglio che ci fa intuire che trattasi di sequel e non di remake è il fatto che i protagonisti, oltre a Mary Poppins, siano Michael e Jane Banks con circa venti primavere in più rispetto al film del 1964.
Il Ritorno di Mary Poppins è un film piacevole, strutturato come commedia/musical con chiaro spirito pedagogico (come il capitolo precedente) e accompagna lo spettatore senza troppi intoppi fino alla fine. Il problema è proprio il capitolo precedente che, volenti o nolenti, siamo costretti a usare come pietra di paragone con gli esiti tra i più scontati possibili. Non si può rimproverare nulla a Emily Blunt la quale recita, canta e balla in maniera quasi impeccabile ma, come già accennato in precedenza, si ritrova per forza di cose a fare i conti con un improponibile confronto con l’attrice che la precedette nel suo ruolo, ovvero Julie Andrews.


Da apprezzare ci sono i camei dei grandissimi Dick Van Dyke e Angela Lansbury e un’altra comparsata di pochissimi secondi (non vi svelo né l’attrice né il suo ruolo nel film precedente), nonché i frammenti animati del film, per i quali è stata utilizzata la stessa tecnica grafica del primo capitolo. Piccolo ruolo anche per Meryl Streep che però non lascia il segno. 
D’altro canto, manca quella canzone iconica capace di far rimanere bene impresso il film nella memoria degli spettatori, come lo fu “Basta un poco di zucchero” e, ancora di più, “Supercalifragilistichespiralidoso”. Il Ritorno di Mary Poppins risulta comunque un film commovente, sebbene solo in alcuni suoi punti, e molte sue scene sono state girate con il chiaro scopo di far rivivere i fasti del primo film (obiettivo a volte centrato, altre no). Possiamo dunque parlare di un film riuscito a metà, forse fuori tempo massimo (i cinquantaquattro anni di differenza si sentono tutti). Magari questo film piacerà più alle vecchie generazioni che a quelle più giovani, ma quasi sicuramente, almeno al botteghino, sarà un successo.
Il Ritorno di Mary Poppins è in programmazione nelle sale italiane dal 20 dicembre, distribuito da Walt DisneyStudios Motion Pictures che si ringrazia per le immagini allegate.
Voto: 6,5
Luca Cardarelli


giovedì 20 dicembre 2018

BUMBLEBEE (2018) DI TRAVIS KNIGHT [NO SPOILER]


Dopo il disastroso ultimo capitolo della saga Transformers (L’ultimo Cavaliere) diretto da Michael Bay, era necessaria un’inversione di rotta per tutto il franchise targato Paramount-Hasbro che, altrimenti, sarebbe andato completamente distrutto. A sistemare le cose, o per lo meno a provarci, è stato chiamato, da Bay stesso, un regista relativamente giovane con un recente passato da animatore (nel senso cinematografico, non vacanziero), Travis Knight, erede dell’Impero Nike (è infatti il figlio di Phil Knight, Fondatore e Presidente dell’azienda regina del mercato dell’abbigliamento sportivo) nonché presidente e Amministratore delegato della Laika Entertainment, società per la quale ha diretto il suo unico film prima di Bumblebee, Kubo e la spada magica. Bay si è dunque defilato preferendo ricoprire la figura del produttore insieme al suo amico fraterno Steven Spielberg.
Premettiamo subito che Bumblebee cancella quasi totalmente l’ultimo episodio di Tranformers, in quanto vi sono dei dettagli che stridono con la storyline  imbastita da Bay sulla presenza dei Cybertroniani sulla Terra sin dalla preistoria e molte altre chicche.


Secondo il prologo del film, infatti, Cybertron è sull’orlo del collasso causato da una guerra pesantissima tra Autobot (i Transformers buoni) e Decepticon (i Transformers malvagi). Optimus Prime, il capo degli Autobot, decide che, per preservare la propria gente, è meglio trovare un altro pianeta da abitare e nello stesso tempo da proteggere dalla minaccia portata dai Decepticon. Il primo Autobot ad essere spedito sulla Terra è Bumblebee. Subito dopo essere precipitato sul nostro pianeta, esso si scontra con una truppa armata dell’esercito americano capitanata dall’Agente Burns (John Cena) e, per sfuggirvi, si mimetizza sotto forma di Maggiolino Volkswagen in uno sfasciacarrozze di San Francisco. Qui, Charlie Watson (Hailee Steinfeld), una ragazzina di 18 anni appena compiuti, lavora per racimolare quel tanto che le permetterebbe di comprarsi un’automobile. Un giorno però Charlie riesce a strappare dalle grinfie di un antipaticissimo capo officina il maggiolone giallo e portarselo a casa. Nel frattempo i militari, paventando una minaccia sovietica, vengono a patti con i Decepticons che hanno localizzato Bumblebee e lo stanno cercando per porre fine alla sua vita. Ovviamente il Governo USA non sa in quale guaio sia appena andato a cacciarsi.


In questa cornice, il film di Travis Knight si dipana molto agilmente tra scene action girate finalmente con una logica, piccole e non fastidiose situazioni comiche e un sottofondo piacevolissimo che la colonna sonora meravigliosamente anni ’80 ci regala. Travis Knight ci porta un film piacevolissimo da guardare, sia per i più attempati che per i ragazzini che, specifichiamolo, rappresentano il vero target della pellicola. La trama non risulta ingarbugliata come nei precedenti capitoli, anzi, risulta fin troppo lineare, ma mai rinunciataria o banale.


Semplicemente si tratta di un film di puro intrattenimento e chi lo vedrà, nella maggior parte dei casi, sono sicuro che rimarrà molto soddisfatto, anche in base alle aspettative molto basse con le quali molti si approcceranno alla sua visione. Se al tutto aggiungiamo delle bellissime citazioni sia musicali che per immagini di film cult anni ’80 che lascio a voi il piacere di scoprire quali siano, non possiamo che rimanere piacevolmente impressionati dal lavoro svolto dal regista e dal suo cast tecnico, nel quale spicca il nome di Dario Marinelli, autore delle musiche originali del film e vincitore di Golden Globe e premio Oscar per la colonna sonora del Film “Espiazione” nel 2008.


In conclusione, il film è ampiamente promosso, non solo se confrontato con i precedenti capitoli della saga di cui fa parte, ma anche in quanto film a se stante che, speriamo, abbia dei dignitosi sequel che proseguano sulla sua stessa strada.
E se vi steste chiedendo come diavolo faccia un Maggiolone Volkswagen a diventare una Chevrolet Camaro, siate fiduciosi: avrete la risposta guardando il film.
Bumblebee uscirà in Italia, distribuito da Twentieth Century Fox (che si ringrazia per le immagini fornite) il giorno 20 dicembre. Non perdetevelo!
Voto 8.
Luca Cardarelli







lunedì 17 dicembre 2018

MACCHINE MORTALI (2018) DI CHRISTIAN RIVERS


Chi si lamentava del fatto che quest’anno non ci sarebbe stato il consueto film di Natale proveniente da un Galassia lontana lontana, potrebbe trovare in Macchine Mortali una (non) buona alternativa. La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Philip Reeve, diretta da Christian Rivers, aiuto regista di Peter Jackson (qui produttore e co-sceneggiatore insieme a Philippa Boyens e Fran Walsh) nei primi due episodi della trilogia de Lo Hobbit, è infatti una sorta di trasposizione steam punk di Star Wars, dal momento in cui mescola al suo interno storyline e personaggi, variando sostanzialmente solo le ambientazioni, costituite da paesaggi post-apocalittici e città predatrici poste su carri armati in cerca di altre città da distruggere.


Come nei film di Star Wars abbiamo un “Impero” e una coalizione di “Ribelli”. A Capo dell’impero, interpretato da Hugo Weaving, vi è Thaddeus Valentine, una sorta di Dart Vader anni 3000, in possesso di un’arma simil-Morte Nera in grado di distruggere tutto ciò che incontra davanti a sé, e con una storia tormentata alle spalle finita con l’uccisione della madre di Hester Shaw (Hera Hilmar), la quale ora è in cerca di vendetta. L’Han Solo della situazione è  Tom, interpretato dal belloccio da Young Adult movie Robert Sheehan, giovane sottomesso al sistema di Valentine che, dopo aver scoperto le sue magagne, si unisce a Hester per aiutarla.


Le vicende poi si evolveranno in una guerra tra la potente e cingolatissima Londra e le piccole città, oltre che in una mielosissima storia d’amore con inevitabile happy ending.
Come si può intuire, Macchine Mortali non possiede al suo interno alcun elemento innovativo, se non forse nel suo comparto tecnico, capace di ricreare ambientazioni maestose e qualche scena action degna di nota. Tutto il resto sa di già ampiamente visto e rivisto, tanto da permettere di prevedere in sequenza ogni singolo avvenimento, la comparsa di nuovi, stereotipatissimi personaggi (che in molti casi spariscono senza motivo, per poi riapparire sempre senza motivo) e le ovvie, nel senso di scontatissime, soluzioni finali.


Essendo sotto Natale, si potrebbe paragonare questo film a un curatissimo incarto che avvolge una bellissima scatola vuota o, se proprio non vogliamo metterla giù così dura, un regalo che delude enormemente le aspettative in esso riposte, come quando, da ragazzini, trovavamo una sciarpina e un paio di guanti, mentre ci aspettavamo una Playstation.
Con buona pace di Peter Jackson. 
Il film è nelle sale dal 13 dicembre, distribuito in Italia da Universal Pictures. 
Voto: 5
Luca Cardarelli
Per le immagini si ringrazia Universal Pictures.