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sabato 18 aprile 2015

BATMAN V SUPERMAN: IL TEASER TRAILER UFFICIALE


Premetto che per me un Batman, o meglio, un Cavaliere Oscuro come quello interpretato da Christian Bale e diretto da Christopher Nolan è assolutamente ineguagliabile e che per me quella del Cavaliere Oscuro è la Trilogia definitiva per quanto riguarda L'Uomo Pipistrello in versione Cinematografica. 
Ora, questa settimana è stata sconvolgente per ciò che riguarda le anticipazioni delle prossime uscite al cinema: il secondo Teaser Trailer di Star Wars - Episodio VII, Jared Leto che si rivela ai Social con il suo trucco e parrucco da Joker (Suicide Squad), l'uscita semiufficiale del Teaser Trailer di The Hateful Hate di Quentin Tarantino che dovrebbe arrivare nelle sale a cavallo tra il 2015 e 2016 (e non vediamo l'ora!!!). Ma ieri, come se questo non fosse già abbastanza, quei buontemponi della Warner hanno fatto uscire il primo Teaser Trailer del chiacchieratissimo sequel di Man of Steel (film un po' deboluccio e criticatissimo), ovvero Batman V Superman - Dawn of Justice, film che arriverà nei cinema nel 2016, non si sa quando di preciso. Eccolo. 


Devo dire la verità: la mia reazione è stata un po' fredda, ma solo alla prima visione, avvenuta in pausa pranzo, in ufficio, senz'audio. La seconda visione, casalinga e a tutto volume, mi ha invece dato una scossa emotiva notevole, e ha rafforzato la mia convinzione che il sostituto di Christian Bale, Ben Affleck, bersagliato dalle critiche di molti fan della Trilogia, sia invece un'ottima scelta. Penso questo perchè innanzitutto si presta fisicamente al personaggio, e poi anche dal punto di vista espressivo (lo so, ironizzerete su ciò) lo trovo adattissimo ad interpretare un personaggio cupo ed intenso come The Dark Knight, secondo i canoni Snyderiani, s'intende. Non essendo un gran lettore di fumetti, non ho ben presente la storia dell'incontro scontro tra Superman e Batman, ma dalle poche immagini regalateci dal trailer, prevedo che ci troveremo di fronte ad un film moooolto diverso rispetto a Men of Steel, anche considerando che rappresenta l'inizio del progetto DC "Justice League", per contrastare la Marvel e creare una valida alternativa agli Avengers. Già in Batman V Superman vedremo la comparsa di Gal Gadot nelle vesti di Diana Prince/Wonder Woman. Inutile dire che non vedo l'ora che esca. 
Ed ecco qui anche la versione in italiano:


giovedì 16 aprile 2015

IO E STAR WARS!!!


Premessa: Io, in 36 anni di vita (quasi) non avevo mai visto nessuno dei sei film che compongono la mitica saga di Guerre Stellari alias Star Wars, a parte qualche spezzone visto su Youtube e relativo supermegaspoiler (che ormai non è nemmeno più considerato tale) tipo "IO SONO TUO PADRE" urlato da quel cattivaccio di Darth Vader a Luke Skywalker nella scena madre di Star Wars - L'impero colpisce ancora
La verità è che non ne ero minimamente attratto. Neanche da bambino, figuriamoci da adulto. L'ingresso nel magico mondo dei bloggers aveva rafforzato questa mia convinzione che dopo tutto non è che fosse poi così vitale che vedessi questi film, considerando soprattutto che i primi tre risalgono alla fine degli anni 70 - primi 80, con tutto quello che ne consegue (effetti speciali molto artigianali, spade laser, Chewbacca che non è altro che un uomo che indossa un costume peloso ecc). L'unica cosa che ho sempre apprezzato di Star Wars erano i due temi musicali che compongono il cardine della colonna sonora: lo Star Wars Main Theme e la leggendaria Star Wars Imperial March, entrambi a cura dell'immenso John Williams, già idolatrato per capolavori come i temi de "Lo Squalo" e "Indiana Jones", solo per citarne due (ma si potrebbe andare avanti per ore). 
Poi è capitato qualcosa, a gennaio 2015: recatomi con la mia gentil consorte al cinema a vedere quel tremendo mappazzone noiosissimo de "Lo Hobbit - La battaglia delle 5 armate", mi sono imbattuto nel teaser trailer di "Star Wars - Episode VII - The Force Awakens". 


E, ascoltando l'intro del "Main Theme" di Williams che accompagnava le evoluzioni del Millennim Falcon, mi è venuta la pelle d'oca e dentro di me ho pensato: "Devo ASSOLUTAMENTE guardarmi tutti e sei i film e poi DEVO ASSOLUTAMENTE ANDARE A VEDERE QUESTO EPISODIO VII!!!".  E così, durante un week end mi sono sparato tutta la TRILOGIA ORIGINALE (Episodi IV - V e VI) e ho iniziato a vedere la TRILOGIA PREQUEL, ma a metà dell'Episodio II mi sono dovuto fermare perchè troppa era la delusione dopo le aspettative create dallo stupore provato nel vedere i primi tre episodi che, seppur "Antichi", non hanno nulla da invidiare per quanto riguarda effetti speciali e ritmo, agli odierni blockbuster di Fantascienza costati milioni e milioni di dollari.
La storia poi è estremamente appassionante e coinvolgente e mettiamoci anche quel sentimento fanciullesco che riaffiora grazie a tutte le trovate di quel mattacchione di George Lucas (I Jawas, Gli Ewoks, Yoda e tutto il mondo immagignifico creato attorno ai protagonisti) e che ci fa non pensare alle brutture della vita, almeno per l'arco di sei ore (tanto durano i tre episodi messi insieme). Mi riprometto di riguardare la Trilogia Originale ancora una volta e di vedere con animo sereno anche la trilogia prequel, riprendendola da zero. 
CHE LA FORZA SIA CON VOI!


Ed ecco il secondo Teaser Trailer di Star Wars - Episodio VII - Il risveglio della forza. Quando l'ho visto per la prima volta ero in metropolitana e ho dato un orrendo spettacolo degno del peggior nerd esistente su questo Pianeta... Vabbè, sorvoliamo. Eccovelo:


"Chewbe, siamo a casa"

EPICO!!!

mercoledì 15 aprile 2015

BOOMSTICK AWARDS 2015


E anche quest'anno sono stato onorato dell'assegnazione del BOOMSTICK AWARD!!! Giubilo e gioia!!! Ad assegnarmelo è stata la divoratrice seriale di film (non ho mai capito come faccia a vedere tutti quei film... ) di nome Arwen Lynch (che ringrazio infinitamente) amminsitratrice del bellissimo blog la fabbrica dei sogni, una sorta di enciclopedia cinematografica on line. 
Ecco quello che ha scritto Arwen su di me e sul mio blog:
"Cuore di Celluloide - Il Cinema come piace a me: è ancora giovane il suo blog, ma già dimostra di avere la stoffa dell'intenditore, le sue recensioni sono ben scritte e articolate, se continua così farà molta strada." 
Ma che belle paroooole!!! Ancora grazie!!!
Ma...
Cos'è il Boomstick?
E' un premio ideato da Hell del blog bookandnegative.com che ha dato il via alla catena. E' il bastone di tuono di Ash ne l'armata delle tenebre. Una doppietta remington, canne d'acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d'america.
Perchè un boomstick?
Perchè il blog è il nostro bastone di tuono!
Come si assegna un Boomstick?
Niente di più facile: dal momento che in giro è un floriregio di premi zuccherosi per finti buoni o (buonisti) & diplomatici , il Boomstick Award viene assegnato non per meriti ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.
E ricordate, il Boomstick Award non ha nessun valore, eccetto quello che voi attribuite ad esso.
Per conferirlo, è assolutamente necessario, seguire queste semplici e inviolabili regole:
1) I Premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d'onore.
2) I post dove viene presentato il premio, non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi, a mò di consolazione.
3) I premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea, è sufficiente addurre un pretesto.
4) E' vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi  copiarle così come Hell le ha concepite.
And the Boomstick goes to:

1)  Laura Stella Bisanti alias Arwen Lynch alias La fabbrica dei Sogni, in quanto: per prima cosa è sempre bene ricambiare, e poi perchè è impressionante la mole di film recensiti su questo blog, da rimanere a bocca aperta. Ma come fa? E poi a noi piace lo stile "pane al pane, vino al vino", senza perbenismi o inutili formalismi di sorta. Quindi... Boomstick sia!!!

2)  Giuseppe Causarano alias ieri,oggi e domani, perchè, pur non avendolo mai incontrato, lo posso considerare un vero amico. Cinema, calcio, musica e... Il Cavaliere Oscuro le passioni che ci uniscono. Segnalo inoltre quanto sia competente in quello che scrive, con una menzione particolare nella categoria "Colonne Sonore". E poi quante chiacchierate su FB!!! Quindi... Boomstick sia!!!

3)  Emanuela Andreocci alias theoscarface, perchè è grazie a lei se ora su questo blog compaiono recensioni dei film in anteprima. Non smetterò mai di ringraziarla. Quindi... Boomstick sia!!!

4)  Andrea Follo alias loonydesign, anche se non è prettamente un blog di cinema, machissenefrega!!! Lui fa parte della Criticissima combriccola che anima i martedì sera dalle 19 alle 20 con il programma web radio Criticissimamente Parlando su Ryar Web Radio, e lì sì che si parla di cinema. Ci punzecchiamo sempre simpaticamente sui nostri gusti cinematografici e facciamo finta di litigare, ma così, per scherzà!!!  Quindi Boomstick sia!!!

5) Giacomo Festi alias Jean Jacques alias Recensioni Ribelli perchè io sto simpatico a lui e lui sta simpatico a me... che, nun se po'? A parte gli scherzi, abbiamo iniziato a leggerci e a commentarci sui nostri blog e anche su FB, e ci scambiamo pure consigli su film da vedere e/o da evitare. Quindi... boomstick sia!!!

6)  Marcello Papaleo alias Un film al giorno, perchè: è milanista come me; ama il cinema più di me; ci sentiamo spesso e ridiamo come degli scemi parlando di qualsiasi cosa (soprattutto di calcio, cinema e...) ed è un amico, nonostante lui stia a Bologna o io a Milano. E poi perchè mi pubblica anche le recensioni sul suo sito. Ecchevvoletedippiù???!!! Quindi... Boomstick sia!!!

7)  Valentina Orsini alias Criticissimamente, perchè se esiste Cuore di Celluloide un po' è anche merito suo. Perchè è un'amica. E poi perché è grazie a lei se ho conosciuto tutta la gente sopra elencata, e molte altre persone alle quali rivolgo un grande saluto e che vorrei si considerassero insignite anche loro di questo Boomstick, nessuna esclusa. Quindi... Boomstick sia!!! 















SHORT SKIN - I DOLORI DEL GIOVANE EDO DI DUCCIO CHIARINI


Short Skin, diretto dal poco più che esordiente livornese Duccio Chiarini, che finora aveva girato solo dei corti e un documentario dall'improbabile titolo "Hit the Road, Nonna", racconta le disavventure del giovane Edo (Matteo Creatini), adolescente toscano (costiera livornese) prossimo al grande salto dal carcere della scuola superiore al leggiadro e privo di vincoli mondo universitario. 
La vicenda prende in esame l'estate post maturità nella quale il nostro protagonista, tra un litigio con la sorella Olivia (Bianca Ceravolo) e uno con i genitori (Daniela - Bianca nappi e Robert - Michele Crestacci), passa le giornate a pescare o a prendere il sole in spiaggia con il suo miglior amico Arturo (Nicola Nocchi), il quale parla sempre e solo di una cosa: esatto, quella. Edo, che vorrebbe anch'egli smettere di usare le mani per passare al livello successivo, ha un segreto. 


A causa di una malformazione congenita al prepuzio, l'atto sessuale, di qualunque tipo esso sia, gli provoca inauditi dolori. Mentre i genitori erano a conoscenza del problema, ma pensavano che fosse stato risolto in età ancora infantile, nè l'amico Arturo, nè le ragazze che girano intorno ad Edo, in particolare Bianca (Francesca Agostini), la sua "amica" di Milano che ha sempre passato l'estate in maremma (e di cui Edo è segretamente innamorato), ed Elisabetta (Miriana Raschillà), una ragazza rimorchiata in spiaggia, immaginano che la sua timidezza e paura (che sfociano spesso nella malmostosità) nell'avere rapporti troppo intimi con il sesso opposto siano dovuti a quel problema. La soluzione sarebbe quella di operarsi, ma Edo ha paura sia del dolore fisico che l'operazione potrebbe comportare sia della reazione di genitori e amici di fronte a tale eventualità.


Short Skin, se proprio dobbiamo lanciarci in paragoni azzardati, potrebbe essere considerato un nuovo "Ovosodo", ma anche un "Boyhood" all'italiana, dove i pensieri e le paure di un ragazzo sono praticamente la sceneggiatura del film e dove i momenti di spensieratezza tardoadolescenziale si alternano in maniera molto regolare con quelli di riflessione "da adulti". Certo, il target è il pubblico pari età del protagonista, ma anche i più grandicelli, come il sottoscritto, potranno ricordare, guardando le immagini che scorrono in maniera molto piacevole e mai noiosa, quando si rapportarono con gli stessi problemi (magari non proprio gli stessi, ma tutti, più o meno, a quell'età, abbiamo dovuto superare degli ostacoli per raggiungere un qualche obiettivo, sia esso una ragazza corteggiata, sia esso qualsiasi altra cosa). Inoltre il film si propone di analizzare la fragilità e le debolezze del sesso maschile in maniera alternativa rispetto ai canoni classici dettati dagli stereotipi del machismo. 


Short Skin è un film che lascia con il sorriso sulle labbra, sebbene il percorso per arrivare a codesto sorriso è abbastanza tortuoso e pieno di piccole insidie. Il grande merito del regista è quello di far immedesimare lo spettatore con il protagonista, tant'è che ad ogni scoglio da egli superato corrisponde un sospiro di sollievo da parte di chi sta a guardare. 
Presentato alla 71esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel 2014 e alla 65esima  edizione del Festival del Cinema di Berlino (sezione Generation), Short Skin si avvale inoltre di una piacevole colonna sonora interamente curata dalla band indie rock dei Woodpigeon che, per stile, somigliano molto ai più famosi Arcade Fire che abbiamo apprezzato proprio nella colonna sonora del già citato "Boyhood". 
Dal 23 aprile nei cinema.
Voto: 7/10
Luca Cardarelli. 


martedì 14 aprile 2015

LE VACANZE DEL PICCOLO NICOLAS DI LAURENT TIRARD


Come poteva mancare il sequel di uno dei film francesi di maggior successo in ambito comico-familiare degli ultimi anni? Non poteva, e infatti, puntualissimo, anche se un po' in ritardo rispetto al solito (cinque anni dopo) arriva "Le vacanze del piccolo Nicolas", seguito di "Nicolas e i suoi genitori", entrambi tratti dalla serie di libri per l'infanzia intitolati "Le petit Nicolas" firmati Renè Goscinny & Jean-Jacques Sempé. 
Mentre nel primo film vedevamo Nicolas (Maxime Godart) e la banda di suoi compagni di scuola impegnati nell'impedire che arrivasse un/una temutissimo/a fratello/sorella minore a guastare l'idillio nel quale il ragazzino viveva insieme ai suoi sgangherati genitori (interpretati in entrambi gli episodi da Kad Merad e Valerie Lemercier), nel sequel ammiriamo Nicolas (non più interpretato da Godart, per motivi di età, ma da Mathéo Boisselier) in vacanza con i genitori e la nonna in una ridente e imprecisata località marittima francese. Nello stesso Hotel il papà di Nicolas incontra un suo vecchio compagno di classe, anch'egli in vacanza con moglie e la figlia Isabelle, coetanea di Nicolas. Ascoltandoli chiacchierare, la sua fervente immaginazione porta il piccolo Nicolas a convincersi che i genitori, di comune accordo con quelli della timida Isabelle, stiano combinando le nozze tra i due marmocchietti. Da qui scaturiscono numerose disavventure che movimentano sia le vacanze dei genitori che quelle di Nicolas, della sua "promessa sposa" Isabelle e della piccola gang di compagnucci di vacanza formatasi nel frattempo.


In uno scenario che sembra essere stato "rubato" da un film di Wes Anderson (colori accesissimi, musiche elegantemente anni '60 e un uso spropositato di inquadrature a macchina fissa, movimenti orizzontali a tentare enfatizzare la comicità delle gag, nonchè numerose scene in cui qualcuno scrive una lettera dettandosela mentalmente) Tirard prova a bissare il successo del primo episodio ma troppi sono gli strafalcioni in cui incappa sia la storia, che la produzione che la sceneggiatura del film. Innanzitutto non si capisce come non si sia pensato di trovare un Nicolas che fosse, non uguale, ma almeno somigliante al precedente: il primo aveva gli occhi azzurri, questo castani, il primo era paffutello (non eccessivamente, ma aveva delle belle guanciotte), questo era magrolino e col viso a V. Andando avanti, le gag proposte sono risultate poco incisive e molto meno comiche, per non dire assolutamente non riuscite: in tre parole, non fanno ridere. MAI. 


Questo film è in tutto e per tutto una fotocopia sbiaditissima del precedente episodio che ricordiamo essere divertentissimo in quasi ogni scena. Inoltre il film dovrebbe avere per protagonista "il piccolo Nicolas", che però compare veramente poco durante i 100 minuti di durata, quasi interamente impeganti dai litigi, fastidiosissimi, tra sua mamma e suo papà, per non parlare dei tentativi di quest'ultimo di tradirla con una sexy crucca. Per concludere, nota dolentissima, il cameo di Luca Zingaretti il quale interpreta un regista e produttore italiano impegnato nelle riprese del suo film nella stessa spiaggia dove Nicolas e i genitori passano le giornate. Abbigliamento da gerarca e comportamento da cafonazzo ci ricordano come i nostri vicini transalpini ci vedono e ci considerano.


Se già il film non è uno dei più riusciti, questo ulteriore ingrediente non fa che farcelo letteralmente detestare. Magari ai francesi potrà far ridere di gusto, ma a noi Italiani sicuramente no. 
Delusione totale. 
Nelle sale dal 16 aprile.
Voto: 4/10. 
Luca Cardarelli.   


mercoledì 8 aprile 2015

SE DIO VUOLE DI EDOARDO FALCONE



Stacchiamo per un attimo la spina dal cinema d'autore/indie che caratterizza gran parte delle anteprime milanesi (Fast and Furious 7 a parte) e rivolgiamo lo sguardo anche al cinema nostrano che, sebbene si sappia difendere anche sul versante autoriale, ultimamente ha offerto piacevoli commedie come "Ho ucciso Napoleone" e come, per l'appunto "Se Dio vuole", di cui scriviamo oggi.
Scritto (in collaborazione con Marco Martani) e diretto dall'esordiente Edoardo Falcone, Se Dio vuole ci presenta in maniera leggera e carica di Humor Romano l'annosa questione della religione contrapposta alla scienza. 


I due protagonisti, infatti, sono il bieco, più che benestante e ateissimo Cardiochirurgo Tommaso (un impettito Marco Giallini molto compreso del suo ruolo) e il sacerdote, ex galeotto, Don Pietro (un brillante Alessandro Gassmann sempre più simile nelle fattezze e nell'espressività all'indimenticato papà Vittorio). Il casus belli è costituito dalla decisione del figlio di Tommaso, Andrea (Enrico Oetiker) di entrare in seminario e abbandonare gli studi in medicina e tutte le prospettive di carriera dategli da Tanto padre. E le motivazioni di tale scelta sono riconducibili agli incontri che Andrea fa con Don Pietro in una specie di Teatro religioso in cui il sacerdote la fa da Mattatore, diffondendo la buona novella in maniera molto anticonvenzionale tra i suoi seguaci. Tommaso, venuto a conoscenza di tali incontri, inizia ad indagare sul sacerdote, soprattutto dopo aver saputo che questi ha un passato da delinquente. Le frequentazioni tra Don Pietro e Tommaso si faranno talmente assidue che i due diventeranno inseparabili, loro malgrado. La scelta di un ragazzo di farsi prete è usata intelligentemente per osservare il processo di maturazione del padre che passerà dalla completa negazione di un'entità ultraterrena che ci sorveglia e ci guida ad un'accettazione di tale entità quasi senza riserve. 


Se Dio vuole non sarà magari il film che rivoluzionerà il cinema italiano, vuoi perchè i temi trattati sono abbastanza triti e ritriti e il finale è prevedibile (anche se...), ma ha il pregio di essere stato scritto molto bene e, per una volta, la veste da fiction alla "Cesaroni" che molti film italiani sembrano avere incollata addosso, non si vede. Certo, i personaggi stereotipati come il Medico agnostico e ipermateriale (non vedo/non ci credo, d'altra parte si chiama Tommaso) e il prete simpaticone erede sfocato dell'ineguagliabile Don Camillo sono ben presenti, ma non sfociano mai nel ridicolo o nell'inverosimile. I personaggi di contorno, cioè la solita Laura Morante (la moglie di Tommaso, Carla) che fa la parte dell'esaurita, la domestica ispano-americana Xenia col grembiule marcato falce e martello, la svampitissima sorella di Andrea, Bianca (Ilaria Spada) e il suo fessacchiotto marito Gianni (Edoardo Pesce)  sono ben dosati e strappano un sacco di risate fragorose al pubblico. C'è anche spazio per la morale (quella non manca mai), e la colonna sonora di Carlo Virzì è impreziosita dalla presenza di De Gregori (che, lo ammetto, durante le prime strofe avevo scambiato per Jovanotti), un po' meno da quella di Gigi D'Alessio (ma era funzionale alla trama). Simpatici anche i rimandi a Don Matteo (Terence Hill), anch'essi funzionali alla trama e affatto ruffiani.
Un film vivamente consigliato, di cui il cinema italiano potrà andare fiero. 
Dal 9 aprile nelle sale.
Voto 7,5/10
Luca Cardarelli. 



giovedì 2 aprile 2015

HUMANDROID (CHAPPIE) DI NEILL BLOMKAMP

Questa recensione in anteprima è stata scritta dall'amico Luca Zanovello che abitualmente collabora con il sito throughtheblackhole.com, accreditato al mio posto per l'occasione . 



Tutti i veri fan della fantascienza attendevano “Chappie” col fiato sospeso, per capire che direzione avrebbe preso la carriera bipolare del regista sudafricano Neill Blomkamp. 
Il suo esordio (District 9) aveva fatto legittimamente gridare al miracolo, ma il successivo Elysium aveva fatto sorgere più di un dubbio sull’ipotesi che il filmmaker di Johannesburg potesse rappresentare un fulgido futuro del genere sci-fi.
Lo scenario del film è proprio la metropoli del regista, mentre il tempo è un futuro prossimo nel quale la polizia si avvale di rivoluzionari androidi per combattere la dilagante criminalità.


Il merito è del giovane scienziato Deon (Dev Patel, The Millionaire), capace di progettare evolutissimi soldati robot al servizio del governo sudafricano.
Parallelamente però, Deon sta ultimando in segreto degli studi supplementari, che potrebbero permettergli di conferire ai suoi “pargoli” una coscienza e un’abilità di apprendere molto simili a quelle umane, trasformando delle semplici macchine da guerra in ben più complesse entità senzienti.
Il primogenito di questo folle e rivoluzionario esperimento è Chappie, amabile androide che Deon vorrebbe plasmare con dedizione, come si fa con un bambino. 
Ma il violento clima di Johannesburg – alla mercè di feroci bande criminali e sleale concorrenza scientifica - corromperà tutto, anche le cose pure e indifese come Chappie.


A dispetto dell’agghiacciante traduzione del titolo made in Italy (Humandroid, alla gogna chi ha avuto questa brillante idea!), Chappie non può che dare una risposta positiva al dilemma che ci opprimeva nelle prime righe: Blomkamp risolleva asticella e credibilità con un racconto solidissimo, commovente ed entusiasmante, tenero quando serve ma incredibilmente spietato.
In una città caotica che emana malvagità, Chappie non rappresenta solo l’evoluzione scientifica e l’avvicinamento dell’animo umano al contenitore metallico (tema sempre e comunque caro alla tradizione fantascientifica), ma incarna quella scintilla di bene e di speranza che rischia di non germogliare e di essere spazzata via.


Lui è l’innocenza di un bambino o di un animale, e di rimando evidentissima icona da marketing (a proposito, esiste già l’action-figure?): un Robocop senza rancore, un Wall-E piantato sulla terra. E a volte, nelle appassionanti pieghe narrative del racconto, anche un trattato ambulante sull’importanza e sulla precarietà dell’esistenza.
Con una punta di retorica, vero, ma anche una dose perfetta di brutalità (come accadde in District 9), che non offre alibi alla recondita malvagità umana: se vogliamo, una rappresentazione dell’essenza stessa del nostro animo, potenzialmente e originariamente puro ma in bilico sul precipizio della corruzione.


Attorno al docile e spaurito protagonista si avvicendano personaggi in bilico tra giustezza e cliché, dal duo criminale Yolandi+Ninja (2/3 della band sudafricana Die Antwoord) all’opaco ingegnere Vincent (Hugh Jackman) passando per l’immancabile “esperta in materia” Sigourney Weaver.
Laddove il copione è prevedibile nei canoni del genere, Blomkamp compensa con ironia e qualche elemento all’insegna dell’autocompiacimento. La sua regia è matura e lucida, impreziosita da trovate visive meravigliose nei momenti d’azione e nell’estetica di robot e personaggi umani. Chappie è fantascienza di gran livello, stimolante nei pensieri e nei sensi, che lascia con un po’ di groppo in gola. E tanta voglia di action-figure.
Nei cinema dal 9 aprile.
Voto: 8/10
Luca Zanovello