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martedì 16 gennaio 2018

THE POST (2017) DI STEVEN SPIELBERG


Il 2018 inizia sotto il segno dell'immenso Steven Spielberg. Dopo la guerra fredda, protagonista dell'apprezzatissimo "Il Ponte delle spie" e l'animazione del meno fortunato "Il Grande Gigante Gentile", l'amatissimo cineasta di Cincinnati, con The Post, si butta in un tema insolito e quasi mai sfiorato nella sua quasi infinita filmografia: la Guerra in Vietnam. Evento principale, la pubblicazione ad opera prima del New York Times e in seguito del Washington Post di documenti top secret, i famosi Pentagon Papers, che scatenò un putiferio sia politico che sociale, in quanto, per la prima volta nella storia, gli americani si trovarono di fronte allo smascheramento di un atto di (tentata) censura da parte del Governo (lo stesso che poi sarebbe crollato davanti agli eventi del Watergate), che ereditò la "patata bollente" dai governi succedutisi prima di esso, essendo detti documenti in possesso del Pentagono sin dall'inizio del conflitto nel sud-est asiatico, quindi intorno la metà degli anni '50.


Protagonisti assoluti degli eventi narrati troviamo Kay Graham, la proprietaria del Washington Post, interpretata da una Meryl Streep in stato di grazia, Ben Bradlee, direttore del giornale della Capitale americana, ruolo affidato dall'attuale attore feticcio di Spielberg, Tom Hanks. In mezzo a questi due colossi del cinema americano, spuntano nuove comparse tra le quali citiamo l'ottimo Bob Odenkirk che, smessi temporaneamente i panni di Saul Goodman delle serie tv Breaking Bad e Better Call Saul, impersona in maniera pressoché perfetta uno degli artefici dell'impresa giornalistica al centro degli eventi narrati, il giornalista Ben Bagdikian e, infine, Jesse Plemons, sempre proveniente dalla serie ideata da Vince Gilligan, che interpreta Roger Clark, un avvocato di Washington che mediò tra il Governo e il Giornale durante la vicenda dei Pentagon Papers. Ma The Post, oltre a raccontarci una storia vera, offre spunti di riflessione su altri temi fondamentali e forieri di innumerevoli discussioni e lotte: la libertà di stampa e l'emancipazione femminile.


Si dà il caso che Kay Graham si sia ritrovata proprietaria del Washington Post non per suo volere, ma solo dopo la morte del marito che glielo lasciò, con sua grande sorpresa e un leggero imbarazzo, in eredità. Sono molte, infatti, le scene che sottolineano la quasi totale assenza di donne all'interno della stanza dei bottoni del giornale, ad eccezione proprio di Kay Graham, la quale  non solo riesce a farsi rispettare all'interno del consiglio di redazione, ma impone anche la proprie volontà in merito nonostante i numerosi pareri contrari dei suoi consiglieri e le pressioni esercitate verso di lei direttamente dal Governo, cosa che negli anni in cui si svolgono i fatti era tutt'altro che consueta. Si avverte per tutta la durata del film questa vena combattiva da parte di Steven Spielberg che tende sempre mostrare, anche tramite piccoli dettagli, la straordinarietà e la delicatezza della situazione e si ha la sensazione che con l'evolversi della storia anche la tensione emotiva si faccia sempre più opprimente fino alla soluzione finale che, durante la proiezione, ha strappato oltre a uno scrosciante applauso, anche una levata di pugni in aria in segno di vittoria.


La poetica Spielberghiana è pienamente ed abbondantemente rappresentata in questo The Post, film capace di coinvolgere fino ad emozionare lo spettatore pur non essendo di certo un film innovativo, almeno narrativamente parlando (si pensi a Tutti gli Uomini del Presidente, capostipite delle pellicole che trattano l'argomento del giornalismo d'inchiesta), scritto da Liz Hannah e Josh Singer, musicato dall'immancabile John Williams e diretto da Steven Spielberg col preciso obiettivo di sensibilizzare le menti degli spettatori, oltre che istruirli su una pagina di storia fondamentale per la democrazia, la libertà di stampa, di parola e di pensiero
Essendo solo a gennaio è presto per definire The Post uno dei migliori film dell'anno, ma sicuramente siamo di fronte ad un'opera di qualità notevole sia per quanto riguarda il cast (da urlo) che per l'autorevolezza di chi l'ha diretto da dietro la Macchina da Presa. 
Il consiglio è quello di non perderlo assolutamente.
The Post uscirà nelle sale italiane dal giorno 1 febbraio 2018.
Voto: 8,5.
Luca Cardarelli


5 commenti:

  1. Io sono sempre restio ad emozionarmi su queste storie vere che risultano spesso macchinose, come successe anche con Spotlight. Certo non mi sfuggirà comunque.. però ti saprò dire a visione avvenuta..

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  2. Un anno con due Spielberg... questo 2018 promette davvero bene :)

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    1. Ready Player One lo vedo come un divertissement nostalgico da parte dell'amato Zio Steven... Comunque non vedo l'ora di gustarmelo, magari dopo aver letto il romanzo da cui è tratto, già in mio possesso.

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  3. Questo film lo voglio vedere, sono una estimatrice dello zio steve sin da quando ero piccola xD

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