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martedì 3 aprile 2018

NELLA TANA DEI LUPI (2018) DI CHRISTIAN GUDEGAST


Di film che, come Nella tana dei lupi, trattano di grandi rapine e lotte tra banditi e tutori della legge, spesso molto simili tra loro sia per aspetto fisico che per modo di pensare, il cinema di Hollywood è pieno sin dai tempi de La grande rapina al treno (1903), ovvero il primo film d’azione made in USA. Laddove una volta era tutta campagna, ora c’è una giungla d’asfalto e cemento che risponde al nome di Los Angeles e al posto dei CowBoy che inseguono gli indiani, ci sono i poliziotti che inseguono malviventi di ogni genere, anche se la categoria prevalente è quella dei rapinatori di banche, essendo L.A. la città americana che registra il più alto numero di rapine (si parla di qualcosa come 44 alla settimana).

Christian Gudegast, al suo esordio, parte con un bel piano sequenza panoramico che dal cielo arriva fino al livello strada del distretto finanziario di Los Angeles per introdurci a quella che è una storia che nasce in realtà nei sobborghi a sud della city californiana, dove la gang comandata da Ray Merrimen (Pablo Schreiber) ed Enson Levoux (Curtis Jackson AKA 50 Cent) sta per provare a mettere a segno il colpo della vita: rapinare la sede losangelina della Federal Reserve.  A dar loro la caccia si mette l’agente della Major Crimes Nick O’Brien, detto anche Big Nick (Gerard Butler) che si distingue dai “cattivi” solo per il possesso del distintivo, ma  quanto a comportamento e linguaggio scurrile non scherza per niente nemmeno lui. Big Nick riesce ad intercettare l’autista della Gang, Donnie Wilson (O’Shea Jackson JR), sfruttandolo come informatore e anticipare così le mosse di Merrimen e soci.


Già vedendo il trailer si può immaginare che tipo di film sia Nella tana dei lupi: un film fatto di dialoghi sopra le righe, scazzottate, sparatorie, esplosioni, inseguimenti. E infatti, sebbene sia sempre meglio non fermarsi al trailer per giudicare un film, il canovaccio è esattamente questo. Centoquaranta minuti dei quali almeno cento costituiscono la preparazione al colpo e le relative contromisure adottate dalla polizia (con delle discutibili parentesi sulle vite private dei protagonisti, Big Nick in primis) e i restanti costituiti dal colpo e inseguimento con sparatoria, somigliante più che altro ad un’azione militare durante la guerra nel golfo per l’ingente quantità di armi e munizioni utilizzate. Nel mezzo citazioni ed omaggi (non si sa quanto volontari, e allora chiamiamoli anche scimmiottamenti) a svariati film ben saldi nella memoria degli appassionati del genere come “Bad Boys”, “Training Day”, spingendoci anche fino ad Ocean’s Eleven, e altri ancora.


Non anticipiamo niente del finale per non spoilerare, ma arrivare alla fine di Nella Tana dei lupi è stato davvero faticoso, sia a causa dell’eccessivo minutaggio, sia perché la sceneggiatura e lo sviluppo dell’azione non aggiungono niente che non sia stato già visto in precedenza, colpi di scena compresi, risultando eccessivamente macchinosi e prevedibili. In sostanza, questo è un film che non lascia molto dopo la sua visione, se non la sensazione che sarebbe stato meglio se fosse durato almeno un’ora di meno.
Nella tana dei lupi sarà in programmazione nei cinema italiani dal 5 aprile 2018, distribuito da Universal Pictures e Lucky Red.
Voto: 6-
Luca Cardarelli


giovedì 3 marzo 2016

ATTACCO AL POTERE 2 (LONDON HAS FALLEN) DI BABAK NAJAFI


Per la serie più sono tamarri più ci piacciono, ecco che arriva, come un calcio rotante di Chuck Norris, il secondo, esplosivo capitolo del Franchise (possiamo ormai chiamarlo così) di Attacco al potere. Dopo il primo episodio ambientato a Washington, alla Casa Bianca, diretto da Antoine Fuqua, il carrozzone trasloca a Londra, questa volta diretto da Babak Najafi, nato in Iran ma che, a causa della guerra tra Iran e Iraq, dall'età di 11 anni vive in Svezia e con questo film firma il suo esordio nella cinematografia internazionale. 
In London Has Fallen l'agente della C.I.A. Mike Banning (Gerard Butler), in procinto di dimettersi per dedicarsi alla famiglia, viene incaricato dal Governo di scortare il Presidente degli Stati Uniti d'America Benjamin Asher (Aaron Eckhart) ai Funerali del Primo Ministro inglese (morto in circostanze non del tutto chiare) ai quali parteciperanno anche tutti i più importanti Capi di Stato internazionali.


Due anni prima, in un'operazione militare, l'Esercito Americano, tramite un drone comandato via satellite, bombardò la sede di un banchetto nuziale in Pakistan al quale partecipava Aamir Barkawi (Alon Moni Aboutboul), un trafficante d'armi internazionale super ricercato. Nell'esplosione morirono quasi tutti gli invitati, compresa la sposa, figlia di Barkawi. Ma il criminale riuscì a scampare alla morte e iniziaò a meditare vendetta. 
L'occasione propizia gli si presenta davanti due anni dopo, in occasione delle esequie del primo ministro inglese. 
London has fallen ha tutti, ma proprio tutti, gli ingredienti della classica fracassonata Hollywoodiana: situazioni al limite (eufemismo) della credibilità, un elevatissimo numero di esplosioni e sparatorie, rallenty epici ed epicizzanti, dialoghi costantemente sopra le righe e caratterizzati dal classico vocabolario alla Die Hard (saga che può essere benissimo considerata progenitrice di questo filone cinematografico).


Già il primo capitolo diretto da Fuqua aveva fatto di questi elementi i suoi tratti distintivi, ma questo secondo capitolo è andato ben oltre. Dalla distruzione di un singolo Monumento (la Casa Bianca), passiamo a quella di una intera città, Londra, che va letteralmente frantumi sotto i colpi dei terroristi (islamici, of course) che, dopo due anni di studio certosino, si sono infiltrati ovunque per poter rendere possibile l'impensabile. Ma di fronte avranno il granitico Banning, guerriero dalle vite infinite come in un videogioco anni '80, nonché l'immarciscibile, incorruttibile, nonché pronto a morire per la difesa della Libertà, PRESIDENTEDEGLISTATIUNITIDAMERICAAAAHHH, molto più simile ad un Supereroe che ad un uomo di Stato.


Qualche scena pecca un po' nella cura dei particolari (alcune esplosioni danno l'idea di stare assistendo ad un film Asylum per quanto la risoluzione grafica sia degna di un vecchio pc 486) ma si può tranquillamente affermare che il film, seppur con tutti i suoi limiti, sia molto godibile, dotato di un ottimo ritmo e, soprattutto, divertentissimo: uno dei momenti al top del trash vedono protagonisti il Nostro Primo MinistroAntonio Gusto, e la sua consorte, una modella di trent'anni più giovane, mentre amabilmente chiacchierano tra le torri di Westminster in un italiano masticato e strascicato, visto che stiamo parlando di attori chiaramente non italiani che, nonostante tutto, non sono stati doppiati.


Come se non bastasse il Cattivo, invece di andare subito al sodo quando ne ha l'occasione, si perde in mille chiacchiere e ovviamente viene coglionato facendo la figura dello scemo (che, pensateci bene, se è stato capace di organizzare una così perfetta serie di attentati in una città blindata come Londra, poi tanto scemo non è), com'è d'uopo in film come questi.  E poi c'è, immancabile come il cacio sui maccheroni, la scena di esultanza della sala comandi con a capo il VICEPRESIDENTEDEGLISTATIUNITIDAMERICAAAAHHH (avete presente Armageddon? Ecco, quella). Super Trash!!!    
Sicuramente gli amanti del genere apprezzeranno questo film, il cui più grande pregio è quello di non prendersi assolutamente sul serio o, almeno, si spera sia così. 
E poi, quanti di questi film possono vantare un cast in cui svettano nomi del calibro di Morgan Freeman, Angela Basset, Gerard Butler e Aaron Eckhart
Al cinema dal 3 marzo.
Voto: 8/10 (se lo prendiamo per quello che è, cioè una fracassonata allucinante).
Luca Cardarelli