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mercoledì 4 ottobre 2017

BLADE RUNNER 2049 (2017) DI DENIS VILLENEUVE [NO SPOILER]


Blade Runner del 1982 di Ridley Scott (versione Final Cut) terminava con l'agente Deckard e la sua amata replicante, o lavoro in pelleRachael (nell'anno di ambientazione 2019) che svanivano dietro le porte scorrevoli di un ascensore e la meravigliosa End Titles di Vangelis che ogni volta che la sentiamo subiamo scariche di brividi come non ci fosse un domani. 
Trentacinque anni dopo, Blade Runner ritorna, diretto da quello che negli ultimi tempi si è rivelato come uno dei migliori registi in circolazione, ovvero Denis Villeneuve


Nella cupa e nevosa Los Angeles siamo nel 2049, Deckard è sparito non si sa dove, i replicanti sono, grazie al progresso di trent'anni, ancora più evoluti, e la Polizia continua la sua opera di "ritiro" grazie agli agenti speciali Blade Runner, uno dei quali è K (Ryan Gosling), per gli amici Joe
K scopre qualcosa che potrebbe sconvolgere (in qualsiasi senso) il mondo e quindi viene incaricato di risolvere drasticamente il problema dal Tenente Yoshi (Robin Wright). Si è già scritto troppo della trama e quindi fermiamoci qui perché qualsiasi altro dettaglio si trasformerebbe in spoiler. 


L'attesa era tanta, inutile negarlo. La paura che Blade Runner 2049 rappresentasse un passo falso nella luminosa carriera di Denis Villeneuve, invece, era poca, ma c'era anch'essa. Possiamo già anticiparvi che potete stare tranquilli: il film è, oggettivamente (e sfidiamo chiunque a sostenere il contrario), bello. Anzi meraviglioso, stupendo, esaltante, almeno dal punto di vista tecnico. Tutto funziona perfettamente, dalle scenografie fantasmagoriche alle luci e i colori penetranti, dal sonoro strabiliante alla magnifica fotografia, fino ad arrivare alla regia grazie alla quale il regista canadese meriterebbe l'appellativo di Maestro. Roba da brividi, ma che diciamo, da Sindrome di Stendhal.  
Villeneuve bilancia bene il tanto abusato, in questi ultimi tempi, effetto nostalgia, citando Scott il giusto, introducendo anche nuovi dettagli tecnologici e spunti narrativi (alcuni anche piccanti) sicuramente apprezzabili. Anche la colonna sonora curata da Hans Zimmer, Johann Johannson e Bejamin Wallfisch è eccezionale, inferiore a quella di Vangelis, ma sicuramente sopra la media attuale. 


Ryan Gosling è il protagonista assoluto del film, essendo presente in quasi tutte le scene, ma, altra cosa apprezzabile, ci sono personaggi che, pur comparendo sulla scena per meno di dieci minuti a testa, risultano fondamentali per la costruzione della trama, come Sapper Morton (Dave Bautista) e Neander Wallace (Jared Leto). Poi c'è un Harrison Ford in grande forma e utilizzato molto meglio qui da Villeneuve che in Star Wars - Force Awakens da J. J. Abrams, sebbene la sensazione che ormai reciti sempre lo stesso ruolo è stata comunque abbastanza forte, vedendolo entrare in scena.


Ma ci sono due cosine due che non permettono, almeno da queste parti, di urlare al capolavoro supremo, come invece stiamo leggendo nelle numerose altre recensioni (italiane e non) apparse in questi giorni su social e sul web in generale: innanzitutto la storia principale che si dipana nelle due ore e quarantacinque di pellicola appare un po' troppo scontata. Forse era lecito aspettarsi qualcosa di diverso, e di un po' più originale, soprattutto se si parte dal presupposto che un noir su base distopica e fantascientifica, per di più un sequel come Blade Runner 2049, avrebbe a disposizione infinite piste narrative percorribili dagli sceneggiatori e dallo stesso regista. 


Il secondo appunto, forse più personale che oggettivo, è la freddezza che pervade il prodotto finito. Chiariamo una cosa: tutti conosciamo Villeneuve, e sappiamo che quello è un ingrediente preponderante della sua cinematografia. Ma forse l'estrema perfezione del comparto tecnico tracima anche in quello emotivo, e alla fine il film, seppur apprezzabile e, ripetiamo, bellissimo (uno dei migliori dell'anno, nonostante tutto) non coinvolge, non prende, non emoziona. Forse, a costo di sembrare eccessivamente pignoli, avrebbe dovuto essere un po' più sporco, imperfetto, come il suo irraggiungibile predecessore (irraggiungibile sia da questo che dalla quasi totalità delle pellicole di fantascienza uscite dal 1982 ad oggi) fu ai suoi tempi, e allora sì che il Capolavoro sarebbe stato servito. 
Il film uscirà in Italia giovedì 5 ottobre: si consiglia un ripasso della Final Cut Scottiana, con integrazione dei tre corti pubblicati per creare un collegamento trentennale  tra le due pellicole. 
Voto: 8 (media tra il 10 al comparto tecnico/estetico il 6 a quello narrativo). Denis Villeneuve non fa il miracolo tanto sbandierato, ci si avvicina solamente, pur dirigendo un film che non può e non deve essere considerato "uno dei tanti". 
Il problema è semmai che il Blade Runner di Ridley Scott è assolutamente inavvicinabile.
Luca Cardarelli





mercoledì 25 gennaio 2017

LA LA LAND (2016) DI DAMIEN CHAZELLE - NO SPOILER



Dopo aver dominato l'ultima edizione dei Golden Globe Awards (sette nominations tramutatesi in altrettante premiazioni) il prodigioso La La Land, musical diretto da Damien Chazelle, ovvero colui che fece furore l'anno scorso con Whiplash, si appresta ad illuminare anche il Dolby Theatre di Los Angeles in occasione del Gran Gala degli Academy Awards 2017 il prossimo 26 febbraio. Quattordici sono le nominations, tra cui Miglior Film, Regista, Attore e Attrice protagonisti, e tutto fa presupporre che gran parte delle nomination si trasformeranno in premiazioni. 
Con La La Land e il suo sfavillante Technicolor, Damien Chazelle ci riporta indietro di cinquant'anni mescolando l'eclettismo del Jazz alla più classica delle storie d'amore che, però, non risulterà in nessun frangente melensa.


In La La Land i protagonisti sono Mia (Emma Stone) e Sebastian (Ryan Gosling), due ragazzi che sognano di sfondare rispettivamente nel Teatro e nella musica e sono disposti a fare letteralmente i salti mortali per far sì che i loro sogni si avverino. Nel mezzo, la loro appassionata ed appassionante storia d'amore condita da colori, suoni, passi di danza e parole all'apice della perfezione come solo avevamo visto nei vecchi Musical della Hollywood classica.


Non è necessario essere appassionati né di Musical né di Jazz per far sì che La La Land faccia breccia nel vostro cuore. Chi vi scrive, d'altra parte, non ha mai amato né l'uno né l'altro, eppure pensa di aver assistito a qualcosa che definire meraviglioso sarebbe riduttivo ed irrispettoso. La La Land è un film perfetto all'interno del quale ogni ingrediente è misurato e curato in ogni piccolo dettaglio, fino a farne uno dei migliori esempi di omaggio al cinema che siano mai stati pensati e realizzati. Dopo la visione, due ore e otto minuti la durata, ne vorrete ancora e ancora. Non ne sarete mai sazi.


La La Land è un film da vedere e rivedere fino a consumarvi gli occhi, le orecchie, il cuore e l'anima. Se con Silence (oggetto dell'ultima recensione di questo blog prima di questa) eravamo in zona capolavoro, La La Land nel terreno del Capolavoro ci ha costruito il suo Mausoleo!!!
Questo film uscirà domani, 26 gennaio 2017, nelle sale italiane. Vederlo è un obbligo sia fisico che morale, se possibile in Versione Originale Sottotitolata.
Voto: 10 e lode.
Luca Cardarelli

  

sabato 16 gennaio 2016

LA GRANDE SCOMMESSA DI ADAM MCKAY


Fresco di 5 nomination ai prossimi Oscar (Miglior film, attore non protagonista - Christian Bale -, regia - Adam McKay, sceneggiatura non originale e montaggio) La Grande Scommessa (The big short), tratto dal libro di Michael Lewis, è un pirotecnico film che illustra con un'accuratezza infinitesimale origini, cause ed effetti dello scoppio della crisi economica che affligge il mondo dal 2009. Tutto parte dalle Banche d'affari americane che, confidando nella estrema solidità del mercato immobiliare, cominciano ad elargire indistintamente a chiunque mutui subprime classificati dalle Agenzie di rating come tripla A, quando invece, parole testuali, altro non sono che "merda". Ovviamente i bersagli più colpiti sono gli appartenenti alla classe media che, pur di avere la proprietà di un'immobile, firmano qualunque carta venga loro sottoposta. E in caso di mancato pagamento dei mutui, gli immobili di cui le Banche erogatrici diverrebbero proprietarie verrebbero da queste venduti a prezzi maggiorati con un profitto, alla lunga, MILIARDARIO, creando una bolla immobiliare che porterà inevitabilmente ad un crollo del mercato. 


Di questa enorme truffa si accorgono diversi soggetti: il manager di un Hedge Fund (investimenti) Michael Burry (Christian Bale), l'investitore Jared Vennett (Ryan Gosling), altri due giovani investitori Jamie Shipley (Finn Witrock) e Charlie Geller (John Magaro) che, per entrare nel mercato, chiedono aiuto al Banchiere in pensione Ben Rickert (Brad Pitt) e, infine, il Manager di una società collegata alla Banca d'affari Morgan Stanley, Mark Baum (Steve Carell). Tutti giungono alla conclusione che, scommettendo pesante su un crollo più o meno ravvicinato del Mercato Immobiliare, si sarebbero potuti ottenere profitti ingentissimi, anche perché le Banche non avrebbero esitato un solo secondo ad accettare la sfida, sicure com'erano della stabilità del "mattone". 
Inutile dire che le previsioni di questi investitori si riveleranno azzeccate. 


Siamo sinceri: La Grande Scommessa è un film complicatissimo. Quasi la totalità dei dialoghi che danno vita a questo Monster Movie è infatti in strettissimo gergo finanziario. Chi non fa parte di questo mondo difficilmente riuscirà a capire i meccanismi che hanno portato al crollo dell'economia mondiale. L'unica cosa che è chiara e limpida agli occhi di tutti sono le conseguenze, ed è inutile elencarle. Anche con delle parentesi di pellicola dedicate alle spiegazioni per i comuni mortali di questi meccanismi, con abili trucchetti come il dialogo diretto dei protagonisti al pubblico o l'uso di star del calibro di Margot Robbie e Selena Gomez (come dire "Ve lo spieghiamo in parole povere se non avete capito una ceppa di quello di cui si sta parlando"), la confusione rimane, e ci si concentra più che sul significato, sul significante. 


E cosa notiamo? Beh, sicuramente che "La grande Scommessa" è un film di una qualità tecnica sopraffina, caratterizzato da un montaggio spettacolare, un ritmo da formula 1 e una colonna sonora (in cui spiccano Nirvana, Metallica, Mastodon e Pantera) che tocca vette di epicità difficilmente raggiungibili da film che non siano firmati Scorsese, Leone o Coppola. E poi tutti, e diciamo TUTTI gli attori hanno offerto delle Performance brillanti, e suona un po' stonato il fatto che Carell (a nostro avviso il migliore tra tutti) non compaia tra le nomination insieme a Bale che, seppur bravissimo, in questo film gli sta una spanna buona sotto. 


La sceneggiatura (anch'essa da Oscar, come recitano le ultime nomination)  non ha falle di sorta, è pulita, diretta e poco arzigogolata (per bilanciare la complessità dei dialoghi, quelli sì, invece, talvolta incomprensibili ai più). 
Possiamo quindi affermare con molta sicurezza che The Revenant di Inarritu, per la Statuetta dedicata al Miglior Film, troverà ne  La Grande Scommessa uno degli avversari più ostici.
Da vedere assolutamente.
Voto: 9/10.
Luca Cardarelli