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giovedì 17 ottobre 2013

CATTIVISSIMO ME 2


Titolo Originale: Despicable Me 2
Anno: 2013.
Durata: 120 min ca 
Paese: USA
Regia: Pierre Coffin - Chris Renaud 
Casa di Produzione: Illumination Entertainment
Protagonisti (doppiatori americani/doppiatori italiani/personaggi doppiati): Steve Carell/Max Giusti/Gru; Kristen Wiig/Arisa/Lucy Wylde; Benjamin Bratt/Neri Marcorè/El Macho. 
Voto: 10/10
Trama: un non meglio specificato "cattivo" brevetta una pozione della malvagita che, una volta ingerita, rende cattivissimi. Decide dunque di rapire i Minions per piegarli ai suoi voleri. Ma Gru e la sua Partner Lucy tenteranno di impedire che ciò avvenga.

  
Non sono solito recensire, o meglio, commentare film di animazione, ma in questo caso mi vedo costretto dagli eventi a fare un'eccezione. Trattasi infatti di un film eccezionale. Non tanto per la trama, ma per la quantità industriale di risate che mi ha fatto fare dalla prima all'ultima scena, titoli di coda compresi. Cattivissimo Me 2 è qualcosa di mai visto. Una storia, come anticipato, tutt'altro che originale o "nuova", ma ci sono loro: i minions, che sono i veri e propri protagonisti di questo secondo capitolo. Ne combinano di tutti i colori, ma a fin di bene. E cambiano anche colore (molti di loro, non tutti). Diventano malvagi, per poco, ma sono esilaranti anche così. Il film ruota attorno a loro. Certo, anche Gru e le 3 bambine sono al centro delle vicende, ma vengono sovrastati pesantemente da questi piccoli e petulanti esserini gialli, talmente divertenti da sperare che il film duri il più possibile, perché di tutte quelle risate non si riesce mai ad essere sazi.
Un'altra particolarità di "Cattivissimo Me 2" sono le citazioni di altri film/telefilm sparse nelle circa due ore di durata della pellicola. Non sto qui ad elencarle, perché toglierei il gusto di trovarle a chi ancora non avesse guardato questa meraviglioso film. Solo una cosa: sono tantissime e divertentissime!!!

Per me è uno dei più bei film di animazione degli ultimi anni, se non il più bello in assoluto.


lunedì 14 ottobre 2013

IL CACCIATORE DI DONNE



Titolo Originale: The frozen ground.
Anno: 2013.
Durata: 100 min ca 
Paese: USA
Regia: Scott Walker (anche autore di soggetto e sceneggiatura).
Protagonisti: Nicolas Cage/Jack Halcombe; John Cusak/Robert Hansen; Vanessa Hudgens/Cindy Paulson.
Voto: 7/10

Trama: tratto da una storia (purtroppo) vera. Alaska, anni 80: Jack Halcombe, che è in attesa di smettere i panni da sbirro per trasferirsi altrove con la famiglia, riapre e guida le indagini per braccare Robert Hansen, uno psicopatico quanto animalesco serial killer che raccatta sin dagli anni 70 prostitute per torturarle, ucciderle e poi seppellirle in un luogo desolato dell'Alaska. Una di loro, Cindy Paulson, però riesce a fuggire...


Un film che ti lascia a bocca aperta non tanto per le immagini cruente o chissà cosa,  ma tanto per il numero spropositato di vittime disseminate qua e là per l'Alaska dal "Cacciatore di donne" Robert Hansen. La vicenda viene mostrata per quello che è realmente stata, ma basta rimanere a guardare le foto che scorrono durante i titoli di coda per sentire un senso di angoscia che ti stringe le budella fino a farle implodere. Come può una persona, pur malata di mente come Hansen, poter anche solo pensare di trattare in quel modo delle donne e/o ragazzine? L'insanità mentale non giustifica tali efferate atrocità. E tutto ciò tenta di farcelo capire Scott Walker con il suo "Frozen Ground" (terreno ghiacciato), che è sì il luogo dove venivano seppellite le giovani donne, ma sta anche a rappresentare l'essenza dell'assassino, colui che, si dice, "ha ammazzato a sangue freddo". Cage per una volta è salito sopra la sufficienza per la sua recitazione (la sua monoespressività, per una volta, si è dimostrata una sorta di punto di forza). Cusak perfetto nell'impersonare la bestia. E la Hudgens, già ammirata in "Springbreakers", adattissima nel ruolo della ragazzina disadattata costretta "dalla vita" a battere e, suo malgrado, ad avere a che fare con gente di malaffare come Hansen. Piccolo cammeo anche per 50 Cent nel ruolo di un pappone che aiuta, involontariamente, la Paulson a sfuggire dalle grinfie del cacciatore.


Il film inizia subito in maniera frenetica per rallentare, molto, nella sua parte centrale, per poi impennarsi nuovamente nel finale, non annoiando mai lo spettatore e tenendolo sempre col fiato sospeso  fino all'ultimissima scena (nel caso in cui, questi non si fosse documentato  precedentemente sulla vicenda narrata). E poi le strazianti foto finali. Ottimo film, ottima regia, fotografia che riporta direttamente agli anni 80 ed eccellenti performances attoriali (Cusak e Hudgens su tutti, ma anche Cage se la cava).

domenica 6 ottobre 2013

WHITE HOUSE DOWN - SOTTO ASSEDIO





Titolo Originale: White House Down.
Anno: 2013.
Durata: troppo. 
Paese: IUESSEI.
Regia: Roland "vienegiùtutto" Emmerich.
Protagonisti: Jamie Foxx/il Presidente Sawyer; Channing Tatum/John Cale; Joey King/Emily Cale; Maggie Gyllenhaal/Alice Dawson; James Woods/Martin Walker.
Voto: 4/10




Trama (no spoiler): Guardatevi Attacco al potere e sostituite i coreani con un gruppo paramilitare composto da mercenari e fate fare al PRESIDENTEDEGLISTATIUNITID'AMERICA un po' di battute simpatiche mentre, invece di starsene bello comodo nel Bunker, gira scortato dall'eroe di turno per la Casa Bianca tra bombe, proiettili vaganti e terroristi idioti.




Ero molto combattuto sull'andare a vedere o meno questo film di Roland Emmerich, regista specializzato in film catastrofici quali Indipendence day (che ho adorato, mettiamolo bene in chiaro), The day after tomorrow (che mi è piaciucchiato) e 2012 (giudizio tecnico: 'nammerda). Approfittando della promozione 3, non avendo di meglio da vedere, mi sono recato con la mia gentil consorte nella multisala più affollata d'Europa per godermi questa ennesima catastrofe Ammereeegana Emmerichiana. Orbene. Come tutti, ma proprio tutti i film di Emmerich, il film inizia con una breve descrizione dei personaggi chiave del film e da subito si capisce chi sarà il traditore. Subito, ovvero dopo il primo primo piano del personaggio in questione Fino all'ultimo ho provato a sperare in un colpo di scena, tipo: "ha organizzato tutto la figlia di Tatum" o "ha organizzato tutto il presidente stesso". E invece no, avevo indovinato e quindi ho passato il tempo ad immaginare il momento in cui il traditore si sarebbe rivelato... E ho indovinato anche quel dettaglio.
Certo, essendo un film di Emmerich uno si aspetta quantomeno degli effetti speciali superfantasmagorici, e invece, incredibilmente, ad un certo punto mi è sembrato di assistere uno dei peggiori Mockbuster dell'Asylum... E poi i terroristi: armati fino ai denti, con le armi più sofisticate di questo mondo, alcuni ex-militari stellati, che non riescono a centrare un obiettivo in movimento da 5 metri... E vige sempre la regola dell'uno alla volta, sia coi pugni che con i mitra... Mancavano solo i numeretti del macellaio... Non manca nemmeno l'autocitazione: c'è un tour della Casa Bianca per turisti, al quale partecipa la figlia di Tatum che nel frattempo ha un colloquio con Rach... ehm Alice per entrare a far parte dei servizi segreti. Ad un certo punto la guida si ferma ed esclama: "E questa è l'ala della Casa Bianca che avete visto esplodere in "Independence Day"... Volevo uscire dalla sala... Siccome nei primi 5 minuti di film avevo già capito come si sarebbe dipanata la matassa, ho iniziato a fantasticare sulla morte della sorella di Donnie Darko. Perchè quella deve morire. Sempre. Non sapete quanto ho ringraziato Joker in "The Dark Knight" per averla fatta fuori. Anche perchè, nome a parte, il personaggio di Alice è uguale in tutto e per tutto a quello di Rachel. E quindi, giustamente, speravo che sarebbe morta ad un certo punto. E invece no. Sopravvive fino ai titoli di coda...


Non manca nemmeno il discorso "motivazionale" del presidente. E non mancano neanche gli "encomi" di tutti i capi di governo mondiali (Iraniano incluso) alla fine della vicenda nei confronti del presidente. Insomma, un film di Emmerich, patriottico e impastato di buoni sentimenti, ma anche umorismo (e alcune scene fanno effettivamente sorridere: Il presidente dice: "Farò tutto quello che fai tu" - segue acrobazia di Tatum - e poi aggiunge "Questa col cazzo che la faccio". Risate. O "giù le mani dalle mie Jordan". Risate. "Ho perso il lanciarazzi". Risate). Ma anche risate per il film in sé (scene idiote e senza senso, come le sparatorie o quell'esplosione vilentissima in cui Tatum si rannicchia dietro un leggio presidenziale a 3 metri dal punto in cui l'eslplosione avviene e non si fa nemmeno un graffietto). Il solito film in cui il bene vince sul male, blablablabla, Il mondo è tutto unito blablablabla ci vogliamo tutti bene, blablablblablablablabla.
Salvo solo il ritmo incalzante (nella seconda parte del film), le battute di Jamie Foxx.
Il resto è da dimenticare, e anche alla svelta.




giovedì 26 settembre 2013

I FILM DELLA MIA VITA

Su segnalazione di Valentina, amministratrice del Blog http://criticissimamente.blogspot.it/, ho deciso di partecipare ad un gioco per festeggiare il millesimo post di un altro blog, http://frank-manila.blogspot.it/, che consiste nell'elencare i migliori film (secondo chi scrive) partendo dal nostro anno di nascita fino al 2013. E' un'impresa dura, visto che io, personalmente, devo partire dal lontano 1979, ma anche affascinante. Quelli che elencherò sono i miei film preferiti, anno per anno, ma, dovendo la scelta ricadere solo su un film all'anno, so già che ne dimenticherò altri che meriterebbero di rientrare in questa lista. Ho dovuto fare un'eccezione citando due titoli per gli anni 1990 e 1991 e spiegherò poi perché. Allora iniziamo:


1979 - APOCALYPSE NOW di Francis Ford Coppola;
1980 - SHINING di Stanley Kubrick;
1981 - INDIANA JONES E I PREDATORI DELL'ARCA PERDUTA di Steven Spielberg;
1982 - E.T. - L'extraterrestre - di Steven Spielberg;
1983 - SCARFACE di Brian De Palma;
1984 - C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA di Sergio Leone;
1985 - RITORNO AL FUTURO di Robert Zemeckis;
1986 - TOP GUN di Tony Scott;
1987 - FULL METAL JACKET di Stanley Kubrick;
1988 - RAIN MAN  di Barry Levinson;
1989 - BATMAN di Tim Burton;
1990 - EDWARD MANI DI FORBICE di Tim Burton;
1990 bis - QUEI BRAVI RAGAZZI di Martin Scorsese;
1991 - MEDITERRANEO di Gabriele Salvatores
1991 bis - THE DOORS di Oliver Stone;
1992 - LE IENE di Quentin Tarantino;
1993 - JURASSIC PARK di Steven Spielberg;
1994 - PULP FICTION di Quentin Tarantino;
1995 - SEVEN di David Fincher;
1996 - TRAINSPOTTING di Danny Boyle;
1997 - DONNIE BRASCO di Mike Newell;
1998 - THE TRUMAN SHOW di Peter Weir;
1999 - EYES WIDE SHUT di Stanley Kubrick;
2000 - THE SNATCH di Guy Ritchie;
2001 - BLOW di Ted Demme;
2002 - PROVA A PRENDERMI di Steven Spielberg;
2003 - KILL BILL VOL. 1 di Quentin Tarantino;
2004 - KILL BILL VOL. 2 di Quentin Tarantino;
2005 - BATMAN BEGINS di Christopher Nolan;
2006 - THE DEPARTED - Il bene e il Male - di Martin Scorsese;
2007 - IO SONO LEGGENDA di Francis Lawrence;
2008 - IL CAVALIERE OSCURO di Christopher Nolan;
2009 - BASTARDI SENZA GLORIA di Quentin Tarantino;
2010 - MINE VAGANTI di Ferzan Ozpetek;
2011 - SHERLOCK HOLMES - Gioco di ombre - di Guy Ritchie;
2012 - IL CAVALIERE OSCURO - Il ritorno - di  Christopher Nolan;
2013 - RUSH di Ron Howard.
Infine vorrei spiegare il perché del doppio film negli anni 1990/1991: Edward mani di forbice mi piacque subito tantissimo, mentre Quei bravi ragazzi lo scoprii molto più tardi, diciamo una decina di anni dopo la sua uscita. E' uno di quei film che non mi stanco mai di rivedere. Non potevo non inserirlo nella lista. Invece per quanto riguarda il 1991, Mediterraneo lo reputo uno dei film italiani più belli di sempre, capace di trattare temi delicatissimi con la leggerezza tipica dei protagonisti, Abatantuono su tutti. E questo lo capii sin da subito, anche se all'epoca ero ancora un bambino (12 anni). E anche questo andava per forza inserito nella lista. The Doors invece è un altro di quei film che ho guardato al primo lancio televisivo (mi ricordo la VHS del film registrato su Italia 1 e il marchio della rete con il n. 1 in rosso a rappresentare la prima TV) e che ho guardato così tante volte da ricordare a memoria ogni singola scena e ogni singola battuta (tanto da gareggiare con alcuni amici malati di The Doors come me).


mercoledì 25 settembre 2013

GRAVITY (3D)

Titolo originale: GRAVITY
Anno: 2013
Paese: USA/UK
Regia: ALFONSO CUARON
Protagonisti: SANDRA BULLOCK/DR. RYAN STONE;
GEORGE CLOONEY/MATT KOVALSKY.
VOTO: 8/10
TRAMA:  Un astronauta (Clooney/Kovalsky) e un ingegnere biomedico (Bullock/Stone) prestato alla N.A.S.A. si trovano in orbita per sistemare un modulo danneggiato quando vengono colpiti da una tempesta di detriti di un satellite andato in frantumi che a sua volta pone fine alla vita di tutti i componenti del team all'infuori di loro e danneggia in maniera irreparabile  anche lo Shuttle. 
I due sopravvissuti devono così cavarsela e andare a trovare un passaggio sulla navetta cinese poco distante da loro che nel frattempo vanno alla deriva.
E venne il giorno di Gravity, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, apprezzato dalla critica che, per una volta, incrocia positivamente anche i miei gusti personali, dopo aver stroncato tanti altri film che io reputavo invece bellissimi.
Alfonso Cuaron ha fatto il cosiddetto salto di qualità e, aiutato nella sceneggiatura dal figlio Jonas, ha impacchettato quello che agli occhi di nientepopodimeno che James Cameron è "uno dei migliori, se non il migliore, Space Movie della storia". Io per primo, dopo aver letto tale dichiarazione mi sono lasciato andare alla più classica delle esclamazioni che escono non appena qualcuno la spara grossa: "Seeeeeeeeeeeeeee", e invece ieri mi sono dovuto ricredere. Questo di cui sto scrivendo è effettivamente un filmone di quelli che dici: "lo voglio rivedere e voglio il bluray appena disponibile per riguardarmelo altre mille volte!!!!". Una cosa impressionante. In due giorni probabilmente ho visto i due migliori film dell'anno (Rush e, appunto Gravity). Due concentrati di perfezione stilistica a livello di regia/fotografia/montaggio, emozioni e bravura attoriale. Ma gravity non è solo bellezza esteriore. E' anche un film che può essere interpretato in maniera filosofica. Insomma una sorta di risposta alle millenarie domande: "Chi siamo? E da dove veniamo?"   
Io ho avuto la sensazione che Cuaron abbia voluto in un certo modo rappresentare la nascita della vita sulla terra, appoggiando così la tesi di coloro i quali sostengono che essa provenga dallo spazio. Ho iniziato a capirlo quando ho assistito alla scena in cui la Bullock, penetrata nella stazione spaziale internazionale si spoglia e si addormenta, roteando su se stessa, in posizione fetale: una scena che ricorda molto le foto delle ecografie dei bambini in procinto di nascere. E poi ho continuato a guardare il film fino alla fine in quella prospettiva. Alla fine potrebbe reggere come interpretazione.
Una caratteristica predominante di questo film è il continuo senso di angoscia, panico, smarrimento che si prova guardandolo. E di questo sono sicuro: era un obiettivo di Cuaron innestare codeste  sensazioni allo spettatore, mediante una perfetta rappresentazione scenica oltre che ad una grandissima interpretazione  da parte di Clooney e, soprattutto, di un'inedita Sandra Bullock mai vista nelle vesti di un personaggio così tanto drammatico. Un applauso lungo dieci minuti meriterebbe Cuaron per la regia e per il montaggio. Un infinito piano sequenza (circa 20 minuti) apre il film con degli scenari da far sgranare gli occhi. Il Mondo mai visto dallo spazio così in un film, uno spettacolo per gli occhi, che non hanno risentito nemmeno un secondo del 3D (aggiunto in postproduzione, in realtà il film è stato girato in maniera classica). E poi ancora lunghi silenzi intervallati dalle classiche comunicazioni interspaziali (Houston abbiamo un problema) che mi hanno riportato indietro negli anni. E ancora piani sequenza (più brevi) e accelerazioni improvvise dovute all'altrettanto improvviso, ma previsto, arrivo dei detriti. Per non parlare dell'aurora vista dallo spazio, anch'essa a rappresentare la speranza e la vita che nasce.
Tutto incredibilmente bello. E poi il finale, uno dei finali più commoventi di sempre. E il dubbio che ti assale all'inizio dei titoli di coda: "E se ci fosse un sequel?"

martedì 24 settembre 2013

Rush


Titolo originale: RUSH
Anno: 2013
Paese: USA/GER/UK
Regia: Ron Howard

Protagonisti: Chris Hemsworth/James Hunt; Daniel Bruhl/Niki Lauda; Olivia WIlde/Suzy Miller; Alexandra Maria Lara/Marlene Knaus; Pierfrancesco Favino/Clay Regazzoni.
Voto: 8/10
Partirei subito dal voto: 8. Meriterebbe un 10 e lode, se non fosse per quell'orrenda scena in cui Niki e futura consorte rimangono a piedi nel bel mezzo del TRENTINO ALTO ADIGE e vengono soccorsi da due ragazzi ITALIANI, ma con un accento napoletano da far sanguinare le orecchie. Evidentemente nessuno, Favino compreso, ha spiegato al regista che a Trento si parla un italiano leggermente diverso da quello che si parla a Napoli. Qualcuno potrebbe obiettare sostenendo la tesi di due militari in licenza. Ma i militari non hanno i capelli lunghi fino alle spalle come i due ragazzotti in questione.
Capita a tutti di inciampare durante un lungo cammino.
Gaffe a parte,  ci troviamo di fronte ad un capolavoro che dosa adrenalina e sentimenti in un mix perfetto. Il rombo dei motori nelle scene delle gare del mondiale di F1 del 1976 è da pelle d'oca. Ti rimane dentro per tutta la durata del film e si lega molto al rapporto di odio/amore che sussiste tra James Hunt e Niki Lauda. Il primo ha l'anima da Rock Star, festaiolo e donnaiolo,  il secondo da freddo professionista calcolatore, attento ad ogni dettaglio. Lauda e Hunt, tanto agli antipodi nella vita, tanto uguali in pista, entrambi pronti a dare la vita pur di salire sul gradino più alto del podio.
Entrambi furono ripudiati dalle rispettive famiglie per il loro sogno di diventare degli eroi, delle leggende. Entrambi realizzarono, a loro personale modo, questo sogno che li accomunava.
Un film che emoziona ogni genere di spettatore: dall'addetto ai lavori a colui il quale non saprebbe distinguere una Ferrari da una McLaren. E poi fotografia e montaggio sono incredibilmente aderenti a quello che è lo spirito di un film che tratta di una formula 1 ancora poco evoluta tecnologicamente e per questo più umana, quasi artigianale, con i fotografi sdraiati sul prato a bordo pista e le macchine che oltrepassano a velocità incredibili la linea del traguardo rischiando di travolgere il giudice di gara che sventola la bandiera a scacchi nel bel mezzo della pista. I due protagonisti vivono in perfetta simbiosi con quel mondo. 
Quello che più mi ha colpito è la maniera in cui Howard ha dipinto questo entusiasmante duello e, nello stesso tempo, le vicende personali dei due piloti. E il colpo al cuore arriva quando, a fine film, compaiono i veri Niki Lauda e James Hunt.

Il magone è stato automatico.



venerdì 20 settembre 2013

UN PIANO PERFETTO





Titolo originale: Un Plan Parfait
Anno: 2013
Regia: Pascal Chaumeil
Protagonisti: Diane Kruger (Isabelle), Dany Boon (Jean-Yves Berthier);
Voto: 6/7


Isabelle è ad un passo dal matrimonio, il suo primo. Ma è proprio questo il problema. Nella sua famiglia i "primi matrimoni" sono sempre stati un fallimento. E' una sorta di tradizione. Per non essere da meno, poichè convive felicemente già da 10 anni con il suo compagno, spinta dalla sorella, decide di aggirare l'ostacolo sposando uno sconosciuto in Danimarca (dietro pagamento) e di divorziare subito, così da arrivare all'altare con il suo vero compagno, ignaro di tutto, che così diventerebbe il suo secondo e definitivo marito. Ma il piano, perfetto sulla carta, nella realtà si dimostra pieno di falle... 


Un piano perfetto (finalmente un titolo tradotto come si deve e cioè in maniera letterale) è una commedia come tante altre, dal retrogusto un po' anni '90 degno di film come "week end senza il morto", ma ha in più una Diane Kruger che tira fuori un insospettabilissimo lato comico (ci aveva provato già con l'ironia in "Bastardi senza gloria" ma ora si è proprio superata), cercando di togliersi di dosso la sua veste da donna algida e teutonica, duettando alla perfezione con Dany Boon in gag surreali, come si conviene nelle commedie francesi da "Il favoloso mondo di Amelie" a "Giù al Nord" o "Niente da dichiarare?". Il film è piacevole, divertente, certamente un po' scontato, ma non per questo deprecabile.