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sabato 19 gennaio 2019

L'AGENZIA DEI BUGIARDI (2019) DI VOLFANGO DE BIASI


Finiti i bagordi natalizi segnati dai cinepanettoni, approda nelle sale, a far compagnia a “Non ci resta che il crimine” di Massimiliano Bruno, già in programmazione da una settimana, anche L’Agenzia dei bugiardi, commedia all’insegna della farsa e degli equivoci diretta da Volfango De Biasi (Come tu mi vuoi, Iago, Un Natale stupefacente, Natale col Boss e Natale a Londra – Dio salvi la Regina), che vede tra i protagonisti Massimo Ghini, Giampaolo Morelli, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, Diana Del Bufalo e Carla Signoris.


Il film è in realtà un remake della commedia francese Alibi.com, di Philippe Lacheau, e secondo chi l’aveva visto, pare sia più esattamente un remake shot by shot, giusto con qualche variazione di trama, ma sostanzialmente identico all’originale transalpino.


Fred (Giampaolo Morelli) è titolare, coadiuvato da Diego (Herbert Ballerina) e il narcolettico Paolo (Paolo Ruffini) di una curiosa agenzia che fornisce alibi a coloro che si trovano alle strette tra mogli/mariti o fidanzate/fidanzati e amanti. È il caso di Alberto (Massimo Ghini), il quale porta avanti contemporaneamente il matrimonio con Irene (Carla Signoris) e una relazione extraconiugale con Cinzia (Diana Del Bufalo) e, complice una dimenticanza, prenota una vacanzina con quest’ultima proprio per il weekend in cui avrebbe dovuto festeggiare l’anniversario del suo matrimonio. A complicare le cose ci si mette il fatto che Fred si innamora di Clio (Alessandra Mastronardi), che scoprirà essere proprio la figlia di Alberto e alla quale dirà un sacco di bugie sulla propria professione e, per non farsela sfuggire, diverrà “cliente di se stesso”. 


Di queste commedie è pieno il firmamento cinematografico, specialmente quello italiano che, tra cinepanettoni, cinecocomeri e trashate varie, ha raggiunto un livello di saturazione al limite dell’implosione. Ma bisogna comunque distinguere tra prodotti di qualità e prodotti scadenti. A quale categoria appartiene L’agenzia dei bugiardi? Al netto della sua natura di remake nudo e crudo e di una storia tutt’altro che mai raccontata, mi sento di promuoverlo e di collocarlo tra i prodotti di qualità, in quanto i tempi comici sono ottimamente gestiti, le gag proposte sono ben distribuite lungo tutta la narrazione e molto spesso si ride di gusto, per non dire sguaiatamente. Forse per la prima volta in vita sua Paolo Ruffini non merita il lancio di ortaggi in faccia, anzi è tra i migliori del cast, insieme a Giampaolo Morelli, Diana Del Bufalo (che scimmiotta molto ironicamente Baby K) e anche Paolo Calabresi, per quanto il suo personaggio compaia in un numero limitato di scene, buca lo schermo col suo fare a metà tra l’ansiogeno e lo psicopatico. 


Se proprio bisogna trovare una falla, forse vi è una scena sul finale che porta all’esagerazione l’elemento farsesco diventando quasi ridicola, ma si tratta solo di un piccolo smottamento, al quale per altro la scena successiva rimedia in maniera piuttosto efficace.
Da segnalare infine la presenza di Piero Pelù, Antonello Fassari e Nicolas Vaporidis in tre simpatici camei.  
L’Agenzia dei Bugiardi è in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Medusa, dal 17 gennaio 2019.
Voto: 7,5.
Luca Cardarelli



domenica 5 marzo 2017

OMICIDIO ALL'ITALIANA (2016) DI MACCIO CAPATONDA (NO SPOILER)


Riprendo a scrivere dopo la scioccante maratona sostenuta per assistere alla Cerimonia di premiazione degli Academy Awards, gli Oscar, che non ho ancora del tutto digerito, sia per quanto riguarda le scelte dell'Academy, sia per la figuraccia sul finale dello show da tramandare ai posteri (mi ricordo che, nel lontano 2017, venne annunciato La La Land come miglior film, ma la busta aperta era quella sbagliata...).
Oggi vi parlerò dunque di Omicidio all'Italiana, il secondo film firmato da Maccio Capatonda, nel quale un tranquillo e sconosciuto paesino della provincia molisana, Acitrullo, ottiene le prime pagine dei giornali, telegiornali e rotocalchi televisivi di cronaca nera grazie al suo Sindaco Piero Peluria (Maccio Capatonda), il quale, aiutato dal fratello Marino (Herbert Ballerina), trasforma la morte accidentale per soffocamento da cibo della Contessa Ugalda Martirio in Cazzati (Lorenza Guerrieri), la più facoltosa cittadina tra i 17 totali del Comune, in un efferato quanto misterioso omicidio, tanto da attirare i tentacoli della stampa e in particolare della trasmissione Chi l'acciso, presentata dalla giornalista Donatella Spruzzone (Sabrina Ferilli) e tutto ciò che ne consegue, ovvero orde di turisti famelici in cerca di un selfie sui luoghi dei delitti più chiacchierati del momento. 


Omicidio all'Italiana non è il classico film demenziale scritto e girato solo per far ridere, costituito da gag senza filo logico. Omicidio all'Italiana è, prima di tutto, un film. E come tutti i film, appartiene ad un genere. In questo caso parliamo di un Thriller. Sì, avete letto bene. Che poi sia un Thriller plasmato nella demenzialità, è cosa secondaria. Ma c'è di più. Oltre ad essere un Thriller è un film che racconta un'amara verità, ahimè, tutta italiana: l'assoluto dominio di un certo tipo di media sul l'italiano medio. E non è finita. Omicidio all'Italiana rappresenta una ferocissima critica ad un certo tipo di televisione, quello degli Show Pomeridiani come Pomeriggio 5, La vita in diretta, o di rotocalchi come Chi l'ha visto?, Mistero, e tutti quei programmi che spettacolarizzano eventi tragici e luttuosi tanto da farli diventare veri e propri fenomeni di costume. "Cogne, Avetrana, Novi Ligure... Che c'hanno più di Acitrullo?". "Quando qualcosa passa attraverso questa scatola (la TV, n.d.a.), diventa subito intrattenimento". Queste battute riassumono in un certo senso tutto il film. 


Ma oltre alla critica sociale che è un po' il liet motiv di tutto il film, Omicidio all'Italiana mette in mostra tutta la passione di Maccio Capatonda, verso la regia, e verso il cinema in generale. Il film, infatti è pieno zeppo di citazioni cinefile che non possono non essere apprezzate. Anche perché non sono messe a casaccio, così, giusto perché fa figo. Ma sono tutte funzionali alla trama, alla risoluzione dell'intreccio e fanno sì che la demenzialità di cui è rivestita gran parte delle scene venga bilanciata e non risulti mai eccessiva, per non dire noiosa. 



In finale, sebbene abbia notato che molti prendono sottogamba questo genere di film o di cinema in generale, consiglio di andare a vederlo, anche per sostenere il Cinema italiano che troppo spesso viene suddiviso tra polpettoni filosofici-drammatici e cinepanettoni. Omicidio all'Italiana potrebbe rappresentare un ottimo punto di rottura di questa nostrana dicotomia, proseguendo il lavoro iniziato da film come Veloce come il Vento, Mine (una sorta di connubio tra Hollywood e Cinecittà), Lo Chiamavano Jeeg Robot e Smetto quando voglio. 
Omicidio all'Italiana è presente nelle sale da giovedì 2 marzo. Cosa aspettate? Andate a vederlo!!!
Voto: 8. 
Luca Cardarelli