Visualizzazioni totali

Sezioni

Visualizzazione post con etichetta Sci-fi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sci-fi. Mostra tutti i post

lunedì 17 dicembre 2018

MACCHINE MORTALI (2018) DI CHRISTIAN RIVERS


Chi si lamentava del fatto che quest’anno non ci sarebbe stato il consueto film di Natale proveniente da un Galassia lontana lontana, potrebbe trovare in Macchine Mortali una (non) buona alternativa. La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Philip Reeve, diretta da Christian Rivers, aiuto regista di Peter Jackson (qui produttore e co-sceneggiatore insieme a Philippa Boyens e Fran Walsh) nei primi due episodi della trilogia de Lo Hobbit, è infatti una sorta di trasposizione steam punk di Star Wars, dal momento in cui mescola al suo interno storyline e personaggi, variando sostanzialmente solo le ambientazioni, costituite da paesaggi post-apocalittici e città predatrici poste su carri armati in cerca di altre città da distruggere.


Come nei film di Star Wars abbiamo un “Impero” e una coalizione di “Ribelli”. A Capo dell’impero, interpretato da Hugo Weaving, vi è Thaddeus Valentine, una sorta di Dart Vader anni 3000, in possesso di un’arma simil-Morte Nera in grado di distruggere tutto ciò che incontra davanti a sé, e con una storia tormentata alle spalle finita con l’uccisione della madre di Hester Shaw (Hera Hilmar), la quale ora è in cerca di vendetta. L’Han Solo della situazione è  Tom, interpretato dal belloccio da Young Adult movie Robert Sheehan, giovane sottomesso al sistema di Valentine che, dopo aver scoperto le sue magagne, si unisce a Hester per aiutarla.


Le vicende poi si evolveranno in una guerra tra la potente e cingolatissima Londra e le piccole città, oltre che in una mielosissima storia d’amore con inevitabile happy ending.
Come si può intuire, Macchine Mortali non possiede al suo interno alcun elemento innovativo, se non forse nel suo comparto tecnico, capace di ricreare ambientazioni maestose e qualche scena action degna di nota. Tutto il resto sa di già ampiamente visto e rivisto, tanto da permettere di prevedere in sequenza ogni singolo avvenimento, la comparsa di nuovi, stereotipatissimi personaggi (che in molti casi spariscono senza motivo, per poi riapparire sempre senza motivo) e le ovvie, nel senso di scontatissime, soluzioni finali.


Essendo sotto Natale, si potrebbe paragonare questo film a un curatissimo incarto che avvolge una bellissima scatola vuota o, se proprio non vogliamo metterla giù così dura, un regalo che delude enormemente le aspettative in esso riposte, come quando, da ragazzini, trovavamo una sciarpina e un paio di guanti, mentre ci aspettavamo una Playstation.
Con buona pace di Peter Jackson. 
Il film è nelle sale dal 13 dicembre, distribuito in Italia da Universal Pictures. 
Voto: 5
Luca Cardarelli
Per le immagini si ringrazia Universal Pictures.



martedì 17 gennaio 2017

ARRIVAL (2016) DI DENIS VILLENEUVE (NO SPOILER)


In anteprima rispetto all'uscita nei cinema, ma con quattro mesi di ritardo rispetto all'anteprima vera e propria, svoltasi in occasione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, sono riuscito a vedere il primo Sci-fi movie firmato da Denis Villeneuve (Prisoners, Enemy, Sicario e, prossimamente, Blade Runner 2049): Arrival, con protagonisti Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker, film tratto dal racconto Storie della tua vita di Ted Chiang
In Arrival si parla di un'invasione aliena. Ma quello che vedrete non sarà un film alla Independence Day.


La trama: dopo che una dozzina di UFO arrivano sul nostro Pianeta dislocandosi in dodici diverse località di ogni continente, tutti i governi si mobilitano preparandosi ad ogni eventualità. Ma ciò che interessa prima di ogni cosa è capire perché e da dove siano atterrati. A questo proposito decine di scienziati e professori si mettono al lavoro per risolvere il quesito. Tra questi la Dottoressa Louise Banks (Amy Adams), la miglior linguista americana, che già aveva prestato il proprio servizio al Governo degli Stati Uniti, e il dottor Ian Donnelly (Jeremy Renner), fisico teorico. Insieme al Colonnello dell'Esercito Americano Weber (Forest Whitaker) si recheranno in Montana dove li attende una delle dodici navicelle aliene (simili a degli enormi Gusci) e dove proveranno ad interagire con i Visitatori, chiamati Eptapodi (dal greco Epta=sette, podos=piede).


Villeneuve riesce nell'impresa di rendere non scontato un film dal tema super inflazionato come quello dell'arrivo degli alieni sulla Terra ampliando il campo tematico e trattando argomenti come la comunicazione tra umani e extraterrestri (come già aveva fatto Steven Spielberg in Incontri ravvicinati del Terzo Tipo), sulla cooperazione tra i paesi, sulle diverse forme di linguaggio e altri  temi che non vi svelo perché si rischia molto facilmente di cadere nello Spoiler.


Villeneuve è stato capace di permeare di autorialità un potenziale Blockbuster, cosa che era riuscita a pochi prima di lui (tre nomi su tutti: Kubrick, Spielberg e Nolan),  non solo attraverso la trama che si spinge oltre il semplice incontro/scontro Umano/Alieno, ma indagando anche nell'anima dei personaggi, nelle loro vite, nei loro pensieri. Spielberg si era fermato, con Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, a cercare di dimostrare che una comunicazione con gli extraterrestri era possibile. Villeneuve, invece, va oltre. Oltre l'invasione e oltre la (possibile) Guerra tra civiltà. Oltre il semplice Alien Invasion Movie.


A mio avviso Arrival è un film destinato a diventare cult, sia per ciò che racconta, sia per come lo racconta. Anche dal punto di vista tecnico non vi sono, infatti, appunti da fare. Ogni singolo ingrediente, dalla Fotografia agli effetti speciali, è curato nei minimi termini, rasentando la perfezione e anche gli attori si sono resi protagonisti di una performance di altissimo livello, Amy Adams su tutti.
La visione di questo film, pertanto, è più che caldamente consigliata.
Arrival arriverà nelle sale il 19 gennaio 2017.
Voto: 9/10.
Luca Cardarelli






venerdì 13 gennaio 2017

PASSENGERS (2016) DI MORTEN TYLDUM



Contrariamente alle abitudini che mi portano a scrivere su questo blog solo di film in anteprima, oggi vi scrivo di una pellicola la cui visione avevo a cuore e di cui mi sono perso, causa impegni di lavoro, la proiezione stampa (avvenuta prima di Natale): Passengers, uno sci-fi a metà tra il film di fantascienza e il dramma sentimentale, diretto da Morten Tyldum (The imitation Game) su una sceneggiatura scritta da Jon Spaihts (Prometheus, Dr. Strange), che vede protagonisti Chris Pratt, Jennifer Lawrence e Laurence Fishburne.


La trama: il progresso scientifico e tecnologico ha portato gli essere umani a scoprire e colonizzare pianeti simili alla Terra. Sulla Nave Avalon più di 5000 persone tra passeggeri ed equipaggio intraprendono, in un sonno criogenico, un viaggio interstellare di 120 anni per raggiungere il pianeta colonia Homestead II. Ma qualcosa va storto: a causa di un'avaria il sistema ibernativo va in tilt e, prima il meccanico Jim Preston (Chris Pratt), poi la scrittrice Aurora Lane (Jennifer Lawrence) e, infine, l'ufficiale tecnico Gus Mancuso (Laurence Fishburne), si svegliano, rimanendo così condannati a passare il resto della propria esistenza sulla Avalon: mancano, infatti, più di 80 anni all'arrivo a Homestead II.


Ero molto spaventato da questo film: un sacco di amici e colleghi che l'avevano già visto lo avevano letteralmente demolito sia per quanto riguarda la storia che per le incredibili inesattezze scientifiche che racchiude al suo interno. Inoltre lo avevano descritto come un noiosissimo polpettone romantico peggio di Twilight. Nonostante tutto, il mio sesto senso cinefilo mi diceva di superare i pregiudizi e di guardarlo a mente sgombra. Sebbene io stesso riconosca che i difetti ci sono e sono pure tanti, devo comunque ammettere che il film si lascia guardare, a tratti appassiona, commuove e lascia anche a bocca aperta per alcune scene ad alto impatto visivo.


La prima mezz'ora è senza dubbio la parte migliore del film che poi presenta, suo malgrado, parecchie imperfezioni ed ingenuità sia dal punto di vista narrativo che prettamente scientifico (una su tutte: ad un certo punto la nave passa a poche centinaia di km da una stella molto simile al Sole e, invece di sublimare come imporrebbero le più elementari leggi fisico-chimiche, rimane intatta, nonostante le falle presenti nella scocca a seguito di una tempesta di meteoriti). Inoltre da un certo punto in poi cambia totalmente registro e passa da sci-fi movie a love story.


Nonostante queste pecche, ho deciso di salvarlo perché comunque il ritmo, a mio modo di vedere, non cala al variare del genere, e ogni tanto ci sta di vedere il filmetto romantico comunque ben girato e che pare essere un omaggio, o una sorta di remake fantascientifico, di un film come Titanic e  che cita contemporaneamente Shining (il barman-androide Arthur interpretato per l'occasione da Michael Sheen) e, seppur molto velatamente, anche Interstellar e 2001: Odissea nello Spazio.
Per finire il cast se la cava molto bene, soprattutto Pratt, ma anche la Lawrence non sfigura.
Per tutte queste qualità ho deciso di promuovere Passengers e lo consiglio a chi ha voglia di gustarsi un film leggero, che, sotto un vestito fantascientifico, nasconde un'anima romantica.
Voto: 7.
Luca Cardarelli




domenica 11 ottobre 2015

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN DI RIDLEY SCOTT


Houston abbiamo un problema!!! Era tanto tempo che sognavo di iniziare una recensione in questo modo. E finalmente "The Martian", l'ultima fatica del Maestro Ridley Scott, me ne ha data l'opportunità. Tratto dall'omonimo romanzo bestseller di Andy Weir, "Sopravvissuto" ci mostra le avventure marziane di Mark Watney (Matt Damon), rimasto da solo sul Pianeta Rosso dopo che i membri dell'equipaggio con cui aveva intrapreso la missione "Ares III", ovvero il Capitano Lewis (Jessica Chastain), Martinez (Michael Pena), Johanssen (Kate Mara), Beck (Sebastian Stan) e Vogel (Aksel Hennie), lo  abbandonano, credendolo morto in seguito ad un incidente durante una violentissima tempesta di sabbia marziana, facendo ritorno verso la Terra. 


Ridley Scott, dopo la sua scappatella nel genere Thriller (The Counselor) e Mitologico (Exodus), torna al suo primo amore, la Fantascienza, poco Fanta e molto scienza. Pedissequamente al romanzo, il film infatti è infarcito di mille nozioni di carattere scientifico abbastanza attendibili (nel romanzo la dovizia di particolari, in questo senso, è a dir poco ossessiva) infilate con molta cura all'interno di una storia che di fantastico ha solo l'ambientazione (ancora nessun essere umano ha messo piede su Marte, anche se pare che ci si stia lavorando) dato che il resto è, tutto sommato, verosimile. Dopo il viaggio all'interno di un Buco Nero (Interstellar di Christopher Nolan) ecco dunque che un altro grande regista si avventura nel sentiero irto e pieno di ostacoli nascosti qual è il viaggio interplanetario con tutto ciò che ne consegue. 


Ostacoli superati brillantemente grazie anche ad un'ottima gestione del fattore "Sospensione dell'incredulità" (cosa che forse manca o, quantomeno, scarseggia nel colossal di Nolan). Ma "The Martian" non é solo un'avventura spaziale, é anche un film sulla gestione del panico da parte delle istituzioni di fronte a situazioni impreviste, come può essere quella in cui un uomo la cui morte é stata annunciata "urbi et orbi" si rifà vivo e deve essere aiutato a sopravvivere fino al suo salvataggio, che ha una probabilità di riuscita pari all'1% e comporta una quasi impossibile corsa contro il tempo. Una sorta di "Salvate il soldato Ryan" ambientato su Marte. 


Ci sono anche gli elementi della classica americanata, seppur meno pacchiani e forieri di scene da WTF,  tipiche del genere tanto caro ad Emmerich & C. (pensiamo a film come "Armageddon", "The Day After Tomorrow" eccetera).  E' un Ridley Scott che non ha pretese autoriali, quello di "The Martian", e dosa tempi comici (Watney che guarda Happy Days e ascolta discomusic è uno spasso) e tensione (dapprima tutta concentrata nelle riprese nei vari uffici della Nasa per poi riversarsi in quelle "spaziali" e "marziane"), in un Classico Sci-fi movie destinato ad un pubblico di ogni età, dall'adolescente brufoloso tutto videogiochi e fumetti all'attempata Signora in cerca di emozioni (e qualche lacrima). 

Un film che, sebbene duri più di due ore, tiene incollati alla poltrona grazie alla maiuscola prova del Mattatore Matt Damon, seguito a ruota da tutto il  cast, tra cui spiccano Chiwetel Ejiofor (nella parte di Vincent Capoor, scienziato della NASA su cui grava l'intera missione), McKenzie Davis (nei panni di Mindy Park, colei che scopre che Watney è ancora vivo), Jeff Daniels (il direttore della NASA, Teddy Sanders), la "Donna con le Palle" Annie Montrose (impersonata da Kristen Wiig), per finire con il classico, giovane scienziato che studia nei minimi particolari la tattica per il salvataggio (Donald Glover nei panni di Rich Purnell). Figure molto stereotipate, certo, ma che funzionano sempre in questo genere di film. 



Fantastiche, infine, le riprese del modulo spaziale nell'oscurità del cosmo nonché una colonna sonora che ripesca, tra gli altri, brani storici quali "Starman" di David Bowie e "I will survive" di Gloria Gainor, che  stanno in questo film come il cacio sta sui maccheroni. 
Teniamoci alla larga da paragoni azzardati con i vari "2001: Odissea nello Spazio", anche se, ne siamo certi, Ridley Scott l'intenzione di omaggiare il caro Stanley Kubrick ce l'aveva eccome.
Dopo la visione di "The Martian" una domanda su tutte si è fatta largo nella nostra testa: "Perché non escono più spesso film come questo?".
Voto: 8,5/10.


P.S. C'è anche Sean Bean (Mitch Henderson, altro dirigente NASA), che incredibilmente non muore! Evviva!!!