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martedì 13 ottobre 2015

THE LOBSTER DI YORGOS LANTHIMOS


Eccoci finalmente al ritorno sulle scene del duo Yorgos Lanthimos (regista e sceneggiatore) - Efthimis Filippou (co-sceneggiatore). Reduci dai fasti del premio Un Certain Regarde a Cannes 2009 e dalla Nomination agli Oscar 2011 per miglior film straniero grazie a Kynodontas (Dogtooth), nonché dal Premio Osella per la miglior sceneggiatura ottenuto grazie ad Alps, i due greci si ripresentano davanti al grande pubblico con un film in lingua inglese (il primo in assoluto) caratterizzato, come le precedenti pellicole, dall'anticonvenzionalità, non solo della storia narrata, ma anche della regia, scenografia, personaggi e relative interpretazioni. Nel cast troviamo nomi di spicco come Colin Farrell, Rachel Weisz e Lea Seydoux.


The Lobster ci parla di un futuro prossimo in cui è proibito vivere da single. Chi si trova in situazione di solitudine viene obbligato a passare 45 giorni in una struttura riabilitativa entro i quali deve instaurare una relazione. Non importa se eterosessuale o omosessuale. In caso di fallimento, al single viene fatto scegliere un animale in cui trasformarsi. Poi verrebbe lasciato libero. David (Colin Farrell) viene lasciato dalla moglie. Quindi viene portato in questo albergo. Ma, sebbene abbia più di un'occasione per formare una coppia con una donna (anche solo per finta, solo per uscire di lì), non manda giù tutte le imposizioni e i divieti dati dalla direzione della struttura. E allora fugge. Nel bosco si imbatte nei "Solitari", altri che non si sono lasciati sopraffare dalla legge, vivono in condizione di clandestinità e vengono cacciati dagli stessi ospiti della struttura riabilitativa di cui sopra. La cattura di un solitario regala giorni di permanenza oltre ai 45 canonici, utili se si hanno difficoltà nel trovare una dolce metà.


Inquadrature simmetriche alla Kubrick, dialoghi e atteggiamenti che ricordano gli strampalati personaggi dei film di Wes Anderson, scene surreali in stile Terry Gilliam, e una colonna sonora da Thriller di stampo Hitchcockiano appassionano e rendono piacevole la visone di "The Lobster", almeno per la prima ora di proiezione, ovvero sino alla fuga di David nei boschi. Si rasenta la perfezione, stilistica, ritmica e narrativa. Ma nella seconda parte il tutto si sfilaccia e, sebbene la storia sia comunque interessante, anche grazie all'incontro tra David e la "donna miope" (Rachel Weisz) e allo scontro con una glaciale e monocorde Lea Seydoux (il capo dei solitari),  il ritmo va scemando man mano che si arriva verso la fine. Si salva tuttavia la scena finale, grottesca quanto spaventosa nonché carica di tensione e pathos. Il tutto in un silenzio assordante.


Un altro film che soddisfa a metà, non certo un film "brutto", ma che lascia quella sensazione di incompiutezza che fa uscire dalla sala leggermente infastiditi, perché i presupposti del capolavoro c'erano tutti. Peccato per quella falla di 50 minuti che rovina quanto di buono si era visto nei primi 60. Nelle sale dal 15 ottobre.
Voto: 6,5/10
Luca Cardarelli.




domenica 11 ottobre 2015

SOPRAVVISSUTO - THE MARTIAN DI RIDLEY SCOTT


Houston abbiamo un problema!!! Era tanto tempo che sognavo di iniziare una recensione in questo modo. E finalmente "The Martian", l'ultima fatica del Maestro Ridley Scott, me ne ha data l'opportunità. Tratto dall'omonimo romanzo bestseller di Andy Weir, "Sopravvissuto" ci mostra le avventure marziane di Mark Watney (Matt Damon), rimasto da solo sul Pianeta Rosso dopo che i membri dell'equipaggio con cui aveva intrapreso la missione "Ares III", ovvero il Capitano Lewis (Jessica Chastain), Martinez (Michael Pena), Johanssen (Kate Mara), Beck (Sebastian Stan) e Vogel (Aksel Hennie), lo  abbandonano, credendolo morto in seguito ad un incidente durante una violentissima tempesta di sabbia marziana, facendo ritorno verso la Terra. 


Ridley Scott, dopo la sua scappatella nel genere Thriller (The Counselor) e Mitologico (Exodus), torna al suo primo amore, la Fantascienza, poco Fanta e molto scienza. Pedissequamente al romanzo, il film infatti è infarcito di mille nozioni di carattere scientifico abbastanza attendibili (nel romanzo la dovizia di particolari, in questo senso, è a dir poco ossessiva) infilate con molta cura all'interno di una storia che di fantastico ha solo l'ambientazione (ancora nessun essere umano ha messo piede su Marte, anche se pare che ci si stia lavorando) dato che il resto è, tutto sommato, verosimile. Dopo il viaggio all'interno di un Buco Nero (Interstellar di Christopher Nolan) ecco dunque che un altro grande regista si avventura nel sentiero irto e pieno di ostacoli nascosti qual è il viaggio interplanetario con tutto ciò che ne consegue. 


Ostacoli superati brillantemente grazie anche ad un'ottima gestione del fattore "Sospensione dell'incredulità" (cosa che forse manca o, quantomeno, scarseggia nel colossal di Nolan). Ma "The Martian" non é solo un'avventura spaziale, é anche un film sulla gestione del panico da parte delle istituzioni di fronte a situazioni impreviste, come può essere quella in cui un uomo la cui morte é stata annunciata "urbi et orbi" si rifà vivo e deve essere aiutato a sopravvivere fino al suo salvataggio, che ha una probabilità di riuscita pari all'1% e comporta una quasi impossibile corsa contro il tempo. Una sorta di "Salvate il soldato Ryan" ambientato su Marte. 


Ci sono anche gli elementi della classica americanata, seppur meno pacchiani e forieri di scene da WTF,  tipiche del genere tanto caro ad Emmerich & C. (pensiamo a film come "Armageddon", "The Day After Tomorrow" eccetera).  E' un Ridley Scott che non ha pretese autoriali, quello di "The Martian", e dosa tempi comici (Watney che guarda Happy Days e ascolta discomusic è uno spasso) e tensione (dapprima tutta concentrata nelle riprese nei vari uffici della Nasa per poi riversarsi in quelle "spaziali" e "marziane"), in un Classico Sci-fi movie destinato ad un pubblico di ogni età, dall'adolescente brufoloso tutto videogiochi e fumetti all'attempata Signora in cerca di emozioni (e qualche lacrima). 

Un film che, sebbene duri più di due ore, tiene incollati alla poltrona grazie alla maiuscola prova del Mattatore Matt Damon, seguito a ruota da tutto il  cast, tra cui spiccano Chiwetel Ejiofor (nella parte di Vincent Capoor, scienziato della NASA su cui grava l'intera missione), McKenzie Davis (nei panni di Mindy Park, colei che scopre che Watney è ancora vivo), Jeff Daniels (il direttore della NASA, Teddy Sanders), la "Donna con le Palle" Annie Montrose (impersonata da Kristen Wiig), per finire con il classico, giovane scienziato che studia nei minimi particolari la tattica per il salvataggio (Donald Glover nei panni di Rich Purnell). Figure molto stereotipate, certo, ma che funzionano sempre in questo genere di film. 



Fantastiche, infine, le riprese del modulo spaziale nell'oscurità del cosmo nonché una colonna sonora che ripesca, tra gli altri, brani storici quali "Starman" di David Bowie e "I will survive" di Gloria Gainor, che  stanno in questo film come il cacio sta sui maccheroni. 
Teniamoci alla larga da paragoni azzardati con i vari "2001: Odissea nello Spazio", anche se, ne siamo certi, Ridley Scott l'intenzione di omaggiare il caro Stanley Kubrick ce l'aveva eccome.
Dopo la visione di "The Martian" una domanda su tutte si è fatta largo nella nostra testa: "Perché non escono più spesso film come questo?".
Voto: 8,5/10.


P.S. C'è anche Sean Bean (Mitch Henderson, altro dirigente NASA), che incredibilmente non muore! Evviva!!! 

mercoledì 7 ottobre 2015

BLACK MASS - L'ULTIMO GANGSTER DI SCOTT COOPER


Presentato fuori concorso all'ultima Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, "Black Mass" segna il ritorno in pompa magna di Johnny Depp, dopo le delusioni (per non dire flop) di The Lone Ranger e Transcendence. Scott Cooper (già regista e sceneggiatore degli ottimi "Crazy Heart" e "Out of the Furnace") ci porta nella Boston anni '70 e '80 della guerra tra le cosche mafiose italiane e la "Winter Hill Gang" irlandese. In particolare ci racconta del "Gangster più pericoloso della storia degli USA", James "Whitey" Bulger (Johnny Depp) e della sua collaborazione con l'FBI, nata grazie all'amicizia che lo lega sin dall'infanzia con John Connolly (Joel Edgerton), con lo scopo di eliminare la "concorrenza" senza sporcarsi le mani (che già lo erano fin troppo).


Scott Cooper imposta Black Mass secondo i canoni del Gangster Movie classico, alla "Goodfellas" e "Donnie Brasco", per intenderci, inserendo qua e là evidentissime citazioni di questi ed altri film che, invece di impreziosire la pellicola, la rendono vecchia, con quel sapore amarognolo di deja vù che alla lunga stanca. Il film scorre in maniera molto prevedibile, non tanto per la storia (è un biopic, tratto da "Black Mass: The True Story of an Unholy Alliance Between the FBI and the Irish Mob" di Dick Lehr e Gerard O'Neill), ma per quanto riguarda la tecnica narrativa.


I vari omicidi che si susseguono nel film dovrebbero costituire "scene ad effetto", in quanto spesso frutto di decisioni repentine ed improvvise da parte di Bulger (proprio come i numerosissimi regolamenti di conti presenti in "Goodfellas" di Scorsese), non sorprendono lo spettatore che, anzi, prevede, sbuffando, l'epilogo delle suddette scene sin dal loro inizio. Aggiungiamoci le numerose scene da dramma familiare (una in particolare ci riporta alla mente "Donnie Brasco") che appesantiscono ulteriormente la narrazione ed ecco che abbiamo un film che manca di mordente, di appeal, tendente all'anonimato e ampiamente dimenticabile sin dallo scorrere dei titoli di coda, caratterizzati dalle scontatissime foto e riprese d'epoca con i "veri" protagonisti delle vicende raccontate.


Detto questo, bisogna assolutamente salvare le prove attoriali fornite dai vari Johnny Depp, Benedict Cumberbatch (che interpreta il fratello Senatore di Jimmy Bulger) e Joel Edgerton. In particolare Johnny Depp è protagonista di una prova convincente, frutto anche della trasformazione fisica cui si è sottoposto prima di prendere parte al film e del make up (o meglio, make over) che lo rende pressocché irriconoscibile (impressionante il suo sguardo glaciale e "vitreo"grazie a lenti a contatto azzurre) e ancora più cattivo. Potremmo benissimo definirlo "Il criminale giusto nel film sbagliato". Le aspettative per "Black Mass: L'ultimo Gangster" erano altre, soprattutto dopo aver letto le critiche molto positive dopo la proiezione fuori concorso a Venezia. Peccato.
Nelle sale dall'8 ottobre.
Voto: 5/10.



domenica 4 ottobre 2015

THE GREEN INFERNO DI ELI ROTH



Finalmente sono riuscito a vedere questo chiacchieratissimo Cannibal Movie ispirato dal re di tutti i Cannibal Movies che risponde al titolo di Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato (The green Inferno è il titolo del documentario che stavano girando i protagonisti di questo film). 
La trama è semplicissima: un gruppo di studenti organizza una spedizione in Amazzonia per impedire la deforestazione per l'estrazione del gas naturale di cui è ricco il sottosuolo. Arrivati al punto stabilito, gli studenti si incatenano ai bulldozer e filmano con i cellulari i successivi interventi delle milizie. 


Tra gli studenti vi è Jasmine (Lorenza Izzo), figlia di esponente delle Nazioni Unite. Questo desta scalpore, a tal punto che la protesta sembra essere riuscita in pieno. 
Sul volo del rientro però qualcosa va storto, l'aereo va in avaria e precipita nel bel mezzo della giungla. Sopravvissuti, Jasmine e i suoi compagni, vengono catturati da una tribù di indigeni dalle strane abitudini alimentari.


Mi aspettavo, con The Green Inferno, un film di due ore di sgozzamenti, squartamenti, decapitazioni, urla e scene raccapriccianti di cannibalismo becero. E invece, con sollievo, mi sono trovato di fronte ad un film che dosa, quasi in egual misura, sequenze Horror/Splatter ma anche notevoli spunti di riflessione sul sistema imperialistico/capitalistico e il doppiogiochismo di chi dichiara apertamente di combatterlo. La tensione in alcuni momenti si taglia col coltello e si rimane spesso col fiato sospeso pensando di immaginare cosa possa aver pensato di far accadere quel matto di Eli Roth nelle scene successive. 


E' questa la forza di The Green Inferno; di più proprio non si poteva chiedere. Roth gioca con lo spettatore come un gatto col topo. Lo stuzzica, lo spaventa, poi lo lascia respirare fino a quando non sente l'esigenza di spingere ancora sull'acceleratore e via, ancora tanta, tantissima tensione (la scena dell'infibulazione è da cuori forti, non tanto per ciò che - non - si vede, ma proprio per la tensione che infondono i continui stacchi di inquadratura tra torturata, aguzzino e l'arma di tortura). 


Davvero un bel lavoro, ben realizzato, a tinte forti, a tratti fortissime, ma ben equilibrato (c'è spazio anche per qualche risata). Gli amanti del genere apprezzeranno molto questa pellicola, ma anche chi si dovesse approcciare a questo genere di cinema per la prima volta potrebbe rimanerne affascinato, a tal punto di voler andare a scoprire i film ai quali Eli Roth si è ispirato e che molto intelligentemente il regista ha voluto elencare nei titoli di coda (che vi invito a seguire fino alla fine, vi farete una risata ad un certo punto). 
Divertente. Pura goduria visiva. 
Voto 8/10.
Luca Cardarelli



domenica 20 settembre 2015

OPERAZIONE U.N.C.L.E. DI GUY RITCHIE


Questo era forse il film che più attendevamo per questa estate, ormai giunta al suo epilogo. Di Guy Ritchie ci si fida sempre, sin dai tempi di Lock and Stock non ha mai sbagliato un film, a parte quel pessimo (eufemismo) remake di "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto", ovvero Travolti dal destino (ma lo perdoniamo). Il maestro del Pulp europeo, dopo la deviazione cine-letteraria (apprezzatissima) dei due capitoli di Sherlock Holmes, è sembrato voler tornare sui suoi passi con questo "Operazione U.N.C.L.E.", adattamento cinematografico della serie Tv anni '60 "The Man from U.N.C.L.E.", che è un ibrido Thriller-Noir-Commedia grottesca (alla Guy Ritchie, per l'appunto). Thriller-Noir perché presenta i giusti ingredienti (tensione, azione, atmosfere e intrighi). Commedia Grottesca perché non mancano né scene né dialoghi con i quali Guy Ritchie sembra voglia urlare allo spettatore "Ehi, don't take life too seriously".
Il cast vede protagonisti Henry Cavill (Napoleon Solo), Armie Hammer (Illya Kuryakin), Alicia Vikander (Gaby Teller) e Hugh Grant (Mr Waverly).


Guerra Fredda, anni '60: Solo e Kuryakin sono due agenti rispettivamente di CIA e KGB che incrociano i loro passi a Berlino a causa di Gaby Teller, figlia di un ex scienziato nazista, Udo Teller, che dopo la fine della guerra passò a collaborare con gli USA e che poi scomparve nel nulla.


Solo viene poi informato che lo zio di Gaby, Rudi (Sylvester Groth), lavora per gli armatori italiani Alexander e Victoria Vinciguerra, fascisti simpatizzanti nazisti che intendono servirsi delle conoscenze Udo Teller (Christian Berkel) per costruirsi una propria bomba atomica. Missione congiunta quindi di CIA e KGB per evitare un casino di proporzioni mondiali e recuperare il nastro contenente il Know-how per la costruzione della Bomba.


Sebbene la storia si presentasse alquanto accattivante e i prodromi per un bellissimo film ci fossero tutti, ciò che ne è venuto fuori è, purtroppo, un film caratterizzato da un andamento piatto, che parte piano, prosegue piano e finisce piano. A poco sono serviti artifici sia di regia che di sceneggiatura (tutto comunque molto prevedibile) che, anzi, fanno sembrare quest'ultima opera Ritchiana un tentativo poco riuscito di imitare il Soderbergh della trilogia di Ocean. Ciò che ci è maggiormente rimasto impresso nella memoria sono le belle scenografie e i bei costumi "so 60's" nonché l'estrema bellezza del trio di protagonisti Cavill-Hammer-Vikander. Dello stile di Guy Ritchie, caratterizzato da una regia nevrotica fatta di improvvise "zoomate", sequenze a velocità doppia in alternanza ad altre in rallenty, non vi é invece traccia ed é forse questo che fa ricadere l'ultima sua fatica in una piatta normalità. Probabilmente con questo film Ritchie ha voluto rendere omaggio alla cinematografia di stampo JamesBondiano e SimonTemplariano (consentiteci i due neologismi), ma da lui, forse, ci si aspettava di più. 
Voto: 6+ (tutto sommato godibile, concediamoglielo).


giovedì 3 settembre 2015

NO ESCAPE - COLPO DI STATO DI JOHN ERICK DOWDLE


Prima anteprima post-vacanze estive e prima, inaspettata delusione. 
No Escape, diretto dallo stesso regista di Horror come Necropolis - La città dei morti, Quarantine e Devil, John Erick Dowdle e scritto e prodotto dal medesimo insieme al fratello Drew (anche produttore), infatti, a dispetto di un trailer affascinante, un cast di tutto rispetto (Owen Wilson e Pierce Brosnan uber alles), e i primi 35 minuti veramente forti e ben realizzati, ci ha fatto storcere, e non poco, il naso.


Entriamo più nel dettaglio: Jack Dwyer (Owen Wilson) è un dirigente della Cardiff, una compagnia idrica americana, spedito in trasferta lavorativa in una mai nominata nazione del sud-est asiatico  (dalla marca della birra che appare in un paio di scene, è più che logico presupporre si tratti della Thailandia) insieme alla moglie Annie (Lake Bell) e alle due figlie. Subito dopo aver preso possesso della Suite, l'albergo viene assediato dai rivoltosi (che già avevano ucciso il loro primo ministro) infuriati per l'acquisto da parte della Compagnia americana dell'intero sistema idrico nazionale. I bersagli sono i dirigenti americani ospitati, ma la furia dei ribelli si scaglia su chiunque si ponga sul loro cammino: carneficina. Mr. Dwyer, anche grazie all'aiuto di un ambiguo personaggio interpretato da Pierce Brosnan (un po' donnaiolo e un po' 007), tenterà di portare in salvo la famiglia oltre il confine, con la speranza di ricevere asilo in Viet-Nam (Paese che notoriamente ama il popolo americano...).


Le premesse per un gran bel film c'erano tutte. All'inizio del film ci sono delle scene che riportano la mente al G8 di Genova del 2001, non tanto per cosa fanno vedere, ma per come lo fanno vedere. Sembra veramente di assistere ad un video caricato su Indymedia. Impressionante poi la tensione che scaturisce in seguito, quando vediamo Jack Dwyer correre per l'albergo ormai trasformato in un campo di battaglia, in cerca della figlia che, ignara, si sta facendo un bagnetto in piscina. La tensione dei primi, promettenti 35 minuti di pellicola é incredibilmente attanagliante. Peccato che poi il tutto scada in un'imbarazzante imitazione di San Andreas (il film di qualche mese fa con The Rock) operata sostituendo "The Big One" con la guerriglia cittadina. Addirittura una scena è parsa un vero e proprio copia/incolla: vi ricordate quando i protagonisti di San Andreas si ripararono dietro ad una colonna di un grattacielo per resistere allo Tsunami provocato dal terremoto? Ecco, in No Escape Wilson e famiglia si riparano dietro ad una colonna di un palazzo per uscire indenni da una cannonata proveniente nientemeno che da un Tank!!! E così via per tutto il resto del film, è tutto un susseguirsi di scene da WTF, dialoghi scontati così come il colpo di scena sul finire del film. Pensavamo di trovarci di fronte non ad un capolavoro Trash come lo è stato lo stesso San Andreas, bensì ad un film leggermente più pregno di significati che non finisse con il solito trito e ritrito "Volemose bene, ma voi vogliatecene ancora di più perché siamo AMERICANI!!!".
Dunque grossa delusione. Non sono questi i film che rimarranno impressi nella memoria, persino in quella dei cinefili di bocca buona, pronti ad ingoiare qualsiasi tipo di boccone venga loro somministrato dai distributori cinematografici. Peccato, perché in "No Escape" riponevamo grosse speranze.
Nelle sale dal 10 settembre 2015.
Voto 5/10.
Luca Cardarelli


sabato 8 agosto 2015

MISSION: IMPOSSIBLE - ROGUE NATION DI CHRISTOPHER MCQUARRIE


Nell'anno dei sequel non poteva certo mancare il quinto episodio di una saga storica come quella di Mission: Impossible. Per l'occasione Tom Cruise è stato riesumato, tirato a lucido e scaraventato in un Action Movie adrenalinico che più adrenalinico non si poteva. Stavolta peró, sotto la direzione di Chris McQuarrie (sceneggiatore, tra gli altri, de "I soliti sospetti", "Wolverine - l'immortale" e "The edge of Tomorrow") la spettacolarità dell'azione è stata infarcita a più non posso da ironia e comicità in maniera molto "paracula", al pari di uno dei tanti film a marchio Marvel che tanto abbiamo apprezzato negli ultimi tempi. Le spalle dell'agente Ethan Hunt (Cruise) sono state ben coperte (in una missione pirotecnica in lotta contro il tempo e contro la decisione da parte della CIA di chiudere la MIF) dai fidi colleghi Benji Dunn (Simon Pegg), Luther Stickell (Ving Rhames) con una presenza femminile azzeccatissima, Lisa Faust (Rebecca Ferguson), un ambiguo agente segreto britannico sexy e letale in egual misura. Ben inseriti nella storia anche Alec Baldwin e Jeremy Renner. Anche la componente tamarra si ritaglia un bello spazio all'interno del film, sfiorando in alcuni punti persino i livelli di "Fast & Furious", mantenendolo ad un ritmo sostenutissimo per l'intera sua durata, come è d'uopo in action movie di questo calibro. Ci troviamo di fronte dunque ad un Blockbusterone molto ben riuscito, adattissimo a rinfrescare queste torride serate di agosto.
Nei cinema dal 19 agosto. 
Voto 8/10.