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giovedì 3 maggio 2018

GAME NIGHT – INDOVINA CHI MUORE STASERA? (2018) DI JOHN FRANCIS DALEY E JONATHAN M. GOLDSTEIN



In attesa del Festival di Cannes e dell’onda travolgente dei Blockbusteroni firmati Marvel – Studios/Disney (a partire da Avengers – Infinity War, passano per Solo – A Star Wars Story fino ad Ant-Man and The Wasp) porta un’autentica ventata di aria fresca Game Night – Indovina chi muore stasera? girato da John Francis Daley e Jonathan M. Goldstein, già co-sceneggiatori del ridereccio Come ammazzare il capo e vivere felici per la regia di Seth Gordon, nonché co-registi e co-sceneggiatori del demenzialissimo Come ti rovino le vacanze.


Al centro delle scene abbiamo Max (Jason Bateman) e Annie (Rachel McAdams), una felice coppia che si diletta ad organizzare Serate gioco (Game Night, per l’appunto) con altre coppie di amici. Quando però spunta fuori Brooks (Kyle Chandler), il fratello figo di Max, succede di tutto e di più, e la serata gioco, organizzata da Brooks stesso con il supporto di un’agenzia specializzata, prende una piega inaspettata mettendo in pericolo l’incolumità di tutti i partecipanti.


Game Night ha tutti i numeri per entrare a far parte dei cosiddetti Guilty Pleasure, in quanto rappresenta la tipica commedia demenziale americana che, però, il duo di registi, con l’aiuto decisivo di Mark Perez (Spider-Man: Homecoming, sceneggiatura), hanno arricchito con elementi action/thriller senza strafare e senza mai uscire eccessivamente dal seminato, dando vita ad un film audace, dai tempi comici quasi perfetti e abbastanza sorprendente per quel che riguarda il finale, per nulla scontato.


I colpi di scena si susseguono dall’inizio alla fine, risate e suspense si alternano equamente per tutta la durata del film che risulta anche pregevole dal punto di vista tecnico, e, ciliegina sulla torta, si contano un gran numero di citazioni e battute sul mondo del cinema che rendono ancora più piacevole e scorrevole la visione del film.
Si segnala, inoltre, la partecipazione di un Jesse Plemons letteralmente da applausi nel ruolo di Gary, il vicino di casa poliziotto un po’ psyco e puntualmente escluso dalle Game Night organizzate da Max ed Annie sin da quando venne lasciato dalla moglie e che fa di tutto per rientrare nel gruppo.


Game Night ha ricevuto critiche molto positive in patria e, a quanto pare, anche in Italia sta riscuotendo un discreto successo, considerando che è uscito una settimana dopo Avengers: Infinity War che ha sbancato letteralmente i botteghini a nemmeno una settimana dall'entrata in programmazione. Se avete voglia di staccare un po’ la spina, godervi un film leggero e divertente e avete voglia di ridere (io, personalmente, ho riso fino alle lacrime), questo è il film che fa per voi.
Game Night è presente nelle sale italiane da Martedì 1 maggio, distribuito da Warner Bros, che si ringrazia per le immagini del film e per il trailer che trovate in calce.
Voto: 8.
Luca Cardarelli


mercoledì 25 aprile 2018

AVENGERS: INFINITY WAR (2018) DI ANTHONY E JOE RUSSO [NO SPOILER]


Dopo dieci anni di film stand-alone sui vari super eroi, intervallati da altri corali proposti dai Marvel Studios sotto l’egida della Disney, ecco che siamo arrivati al rush finale della cosiddetta Fase 3 del Marvel Cinematic Universe che vedrà, nell’ordine, susseguirsi dopo il film di cui tra poche righe vi parlerò, Ant-Man and The Wasp, Captain Marvel e Avengers 4 (ancora non è dato saperne il titolo definitivo).


Dopo gli eventi narrati in Captain America – Civil War e Thor – Ragnarok, gli Avengers ufficialmente non esistono più, ma continuano ad essere “operativi” perché consapevoli che la minaccia portata da Thanos, in cerca delle sei Gemme dell’infinito grazie alle quali assumerebbe pieni poteri su tutto l’Universo, è sempre più vicina. E infatti, dopo brevi apparizioni negli episodi precedenti, soprattutto nelle scene post credit, ecco spuntare fuori questo gigante dalla pelle violacea con il suo bel guantone pronto ad accogliere tutte le Gemme ancora nascoste. Ed é subito guerra, morte, distruzione, ma anche l’occasione per riunire il gruppo originario degli Avengers con delle belle e succulente New Entry (Guardiani della Galassia e Black Panther, sopra tutti). Ci sono proprio tutti, ad eccezione di una o due figure le cui assenze, comunque, erano state ampiamente preannunciate.


Ci si aspettava molto da questo terzo capitolo dei Vendicatori Marvel, qualcuno pensava che ci si stesse aspettando anche troppo, ma al netto della visione del film, posso garantirvi che questo film dà, possibilmente, anche qualcosa di più rispetto a quanto previsto.
Io, personalmente, mi aspettavo di capirci poco e niente a causa dell’eccessivo numero di personaggi sulla scena. Invece devo ammettere che i Fratelli Russo hanno davvero fatto un super lavoro, non facendo assolutamente pesare questo dettaglio sul film che, inoltre, non presenta particolari falle a livello di sceneggiatura e non genera domande del tipo “Ma che fine ha fatto quello? Ma come mai succede questo?” e riesce a tenere un’andatura costante e un ritmo elevato per quasi tutta la sua durata, con picchi di epicità mai visti in un film Marvel, se non forse in Captain America: Winter Soldier e nel primo Avengers durante la Battaglia di New York. In particolare ciò che più mi ha colpito è l’atmosfera che si respira a pieni polmoni in questo film. Un’atmosfera cupa, drammatica, fatta di cieli plumbei e volti pieni di dolore e angoscia. Quasi una novità per l’Universo Cinematografico Marvel


Certo, le battutine e le gag sono presenti, ma non stonano mai e non risultano mai stucchevoli, e comunque hanno quasi tutte un retrogusto amaro, come se fossero marchiate dal senso di rassegnazione che appesantisce il cuore e l’anima di svariati personaggi che animano le scene.
Inoltre, altro elemento che evidenzia il cambio di passo rispetto ai precedenti capitoli del MCU, abbiamo finalmente un Villain che é un VERO Villain. Thanos é qualcosa di superbo, sia a livello visivo che per quanto riguarda l’approfondimento psicologico. Niente a che vedere con i “Cattivi” che lo hanno preceduto. Thanos è un cattivo veramente cattivo, ma la sua cattiveria è ampiamente spiegata, quasi giustificata dagli eventi. Thanos è il vero fiore all’occhiello di Infinity War.


Le domande che tutti si ponevano prima dell’uscita di questo epico Avengers Infinity War hanno tutte una risposta, e non mancheranno le sorprese. I momenti lacrimogeni e quelli da pelle d’oca sono sparsi in tutta la pellicola, ma non anticipo di più, perché non voglio rovinarvi l’esperienza di trovarvi di fronte a qualcosa di veramente potente, sia per gli occhi (Effetti speciali straordinari) che per le orecchie (colonna sonora curata da Alan Silvestri, magnifica, finalmente!), ma soprattutto per il cuore. Come al solito, non dovete assolutamente muovervi dalla poltrona durante i titoli di coda. 
Avengers: Infinity War è al cinema da oggi, distribuito da Disney, e non dovete perdervelo per nessun motivo al mondo. Consigliato in IMAX o in Sala Energia presso il Cinema Arcadia di Melzo (MI).
Voto: 9.
Luca Cardarelli


martedì 24 aprile 2018

LORO 1 (2018) DI PAOLO SORRENTINO


Dopo mesi di chiacchiere da bar sul “film di Sorrentino su Berlusconi”, finalmente abbiamo avuto l’opportunità di tastare con occhio questo LORO, sebbene il cineasta partenopeo, non si sa bene se consigliato da qualcuno o in maniera autonoma, abbia deciso di rilasciare la sua ultima opera divisa in due capitoli. Ma tralasciando le questioni secondarie, proviamo ad addentrarci in maniera più approfondita in quello che tutti pensavano fosse un Biopic in stile “Il Divo” sull’uomo italiano che più ha fatto parlare di sé negli ultimi trent’anni, e che invece, come Sorrentino stesso ci anticipa nelle sue note di regia, è solo un’opera di finzione, in costume, che narra di fatti verosimili o inventati, in Italia, tra il 2006 e il 2010. Affermazione che suona come una bella presa per il naso, se pensiamo che durante il film si odono per esteso, e assolutamente non bisbigliati, nomi e cognomi per nulla inventati, a partire dal protagonista Silvio Berlusconi, fino ad arrivare alla celeberrima Noemi Letizia, ovvero quella che lo chiamava “Papi”.


In soldoni, la trama ha come personaggio più in vista Sergio Morra (Riccardo Scamarcio), che, al contrario del padre imprenditore, onestissimo, cerca di farsi largo, anche con l’aiuto della moglie Tamara (Euridice Axen), che si "lavora" un ministro, Santino Recchia, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, nel mondo che conta corrompendo persone di potere con cocaina e donne di facili costumi, con l’obiettivo di arrivare a “Lui” (“ma Lui chi?” “Eh, LUI, LUI!!!”). L’occasione si presenta quando entra in contatto con Kira (Kasia Smutniak) un’altra figura che ha fatto del “self made myself” il suo marchio di fabbrica, la quale lo aiuta ad organizzare un megaparty in una villa in Costa Smeralda, proprio di fronte a quella in cui passa le sue vacanze Lui (Ma LUI LUI? Sì, proprio LUI).


Sorrentino la prende molto alla larga: di Berlusconi, almeno nella prima parte, non vi è traccia se non nell’ultima mezz’ora (ma ricordiamolo, questa è solo la prima parte e chi scrive è convinto che il film andrebbe visto per intero per esprimere un giudizio più approfondito) e, come nella realtà, ruba la scena a tutti. A dire la verità la sua presenza si avverte anche nella prima ora: a parte i dialoghi in cui si fa riferimento a LUI, le atmosfere, i personaggi, le storie di questi rimandano tutti, inevitabilmente, alla figura del magnate brianzolo, imprenditore edile prima, e padrone di televisioni e squadre di calcio poi, fino a diventare il centro umano della politica italiana. Potremmo definirlo, per come lo descrive Sorrentino e, forse, anche per come stanno realmente le cose qui in Italia, colui intorno al quale ruota tutto, come un centro di gravità per la vita sociale e politica del nostro martoriato paese.


Riassumendo, prendete “Loro” come un “Bastardi senza gloria” in salsa tricolore. Sorrentino rappresenta Berlusconi e chi gli girava e gli gira tuttora attorno come Tarantino rappresentò Hitler e la sua cricca, ovviamente tenendo conto dei rispettivi stili autoriali, completamente diversi tra loro.
Se vi aspettate un “Divo 2” siete completamente fuori strada. Bisogna tener conto che, tuttavia, la seconda parte del film potrebbe demolire o, al contrario, rafforzare questa tesi e quella secondo la quale il film debba essere preso come un’opera di fantasia nella quale ogni riferimento a fatti realmente accaduti e a persone realmente esistenti è puramente casuale (così è scritto sulla schermata iniziale, seguita dal primo piano di una pecora... ma questa è un’altra storia).


Nonostante tutto, soprattutto sorvolando sul “brianzoletano”, ovvero la lingua che parla Toni Servillo interpretando Berlusconi, Sorrentino, quantomeno con questa prima parte, ha messo su un film divertente ma anche molto riflessivo su quello che è la società politica e mondana (e talvolta queste coincidono) del paese. Quindi ci sentiamo di promuoverlo, con riserva dovuta all’arrivo della seconda parte nelle prossime settimane. 
Loro 1 sarà nelle sale da oggi, 24 aprile, distribuito da Universal.
Voto: 7 (?)
Luca Cardarelli


giovedì 12 aprile 2018

RAMPAGE - FURIA ANIMALE (2018) DI BRAD PEYTON


“Monster Movies, Monster Movies dappertutto!” verrebbe da esclamare. In effetti, per quanto riguarda il cinema di puro intrattenimento, questo genere di film sta tornando fortemente alla ribalta ed è possibile anche ipotizzare che scalzerà dal gradino più alto del podio dei box office i cinecomics che al momento la fanno da padrone tra i blockbuster.
Dopo i vari Godzilla, Pacific Rim, Kong - Skull Island ecco che arriva Rampage – Furia animale, tratto dall’omonimo videogioco e diretto da quel Brad Peyton che tutti ricordiamo per San Andreas, un Apocalyptic Movie in cui dominavano i “Maccosa???” per le insensate quanto audaci azioni intraprese dal magnifico due Dwayne johnson e Alexandra D’Addario e, nello stesso momento i “Wow!!!” per le scene catastrofiche di Tsunami e crolli di grattacieli veramente ben curate e di forte impatto su folte schiere di spettatori mangia popcorn (di cui chi scrive fa orgogliosamente parte).


Insieme al sopracitato Peyton troviamo quello che potremmo definire il suo attore feticcio, ovvero Dwayne Johnson, per gli amici The Rock, che interpreta Davis Okoye, primatologo che ha stretto con George, un gorilla albino superintelligente, un rapporto fraterno, tanto da comunicare con lui attraverso il linguaggio dei segni. Ma dopo essere entrato in contatto con una sostanza frutto di un esperimento di editing genetico, precipitata sulla Terra da un modulo spaziale esploso in orbita, George inizia a crescere a dismisura e diventa sempre più aggressivo. Insieme al Gorilla, a minacciare l’umanità troveremo anche un lupo ed un coccodrillo, entrati in contatto anch’essi con la stessa sostanza. Davis dovrà, con l’aiuto di Kate Caldwell (Naomie Harris), ingegnere genetico che lavorava per la multinazionale che ha finanziato gli esperimenti, trovare l’antidoto per riportare George al suo stato normale e combattere con ogni mezzo le altre due mostruose bestie.


In Rampage – Furia animale c’è un po’ di tutto: azione (a pacchi), siparietti comici (alcuni al limite dell’esilarante), scene apocalittiche ed ecologismo (forse qui potevano fare qualcosa di più, o forse anche meno, trattandosi di un film in cui ad un certo punto un gorilla gigante riempie di mazzate un lupo volante). Prima della visione del film ci si aspettava il peggio, ma sopravviveva in noi la speranza che qualcosa di buono potesse finalmente venir fuori da quella polveriera cinematografica chiamata Warner Bros. Ora che il film è stato visto, possiamo benissimo affermare che sì, qualcosa di buono ne è uscito. Dal punto di vista tecnico-grafico non vi sono appunti da fare, anzi, rispetto altri film con budget ben al di sopra di quello a disposizione di Peyton, ad esempio Justice League (per rimanere in casa Warner) o Pacific Rim – la Rivolta (bussando ai vicini di casa della Universal), Rampage è sicuramente superiore, in quanto non si ha mai la sensazione di “posticcio” che si aveva, invece, numerose volte durante la visione degli altri due film (in particolare Justice League, rivisto in bluray, è qualcosa di agghiacciante, soprattutto per quanto riguarda i green screen presenti). Inoltre non vi sono enormi falle nella sceneggiatura, se non una che riguarda i due stagisti al seguito di Davis Okoye che ad un certo punto spariranno dalle scene senza spiegazioni e non faranno più ritorno ma, tutto sommato, non è che avessero un ruolo così fondamentale nel film.


Forse, se proprio vogliamo essere pignoli, vi è una parte centrale del film alquanto statica, per non dire noiosetta, ma il film si riprende alla grande nella parte finale, in particolare nella mezz’ora che precedono i titoli di coda, durante la quale assistiamo a una lotta uomo vs bestia e poi bestia vs bestie senza esclusioni di colpi, talmente adrenaliniche da strappare anche qualche applauso dovuto alla trance agonistica del momento (non si fanno nomi di chi ha applaudito veramente in sala durante la proiezione).


Nel cast, oltre ai citati Dwayne Johnson e Naomie Harris, spiccano i nomi di Jeffrey Dean Morgan (che fu, nell’ordine, il Comico di Watchmen, Negan in The Walking Dead e Thomas Wayne in Batman V Superman – Dawn of justice), Joe Manganiello (il futuro Deathstroke, presentato in una delle scene post-credit di Justice League),


Malin Åkerman (anch’ella presente in Wachmen, nei panni di Spettro di Seta II) e il simpatico P.J. Byrne che, in The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, interpretava Nicky “Tappetino” Koskoff. Insomma un cast di tutto rispetto per un film che, al contrario di molti altri suoi “omologhi”, mantiene tutte le promesse fatte in fase di promozione. Sicuramente stiamo parlando del miglior film tratto da un videogioco visto finora (non che fosse un’impresa ardua, data la pochezza dei precedenti).
Rampage – Furia animale sarà nelle sale italiane a partire dal 12 aprile 2018, distribuito da Warner Bros, e il mio consiglio è, se amate i monster movies, ma quelli belli, di non farvelo scappare.
Voto 8,5.
Luca Cardarelli


martedì 3 aprile 2018

NELLA TANA DEI LUPI (2018) DI CHRISTIAN GUDEGAST


Di film che, come Nella tana dei lupi, trattano di grandi rapine e lotte tra banditi e tutori della legge, spesso molto simili tra loro sia per aspetto fisico che per modo di pensare, il cinema di Hollywood è pieno sin dai tempi de La grande rapina al treno (1903), ovvero il primo film d’azione made in USA. Laddove una volta era tutta campagna, ora c’è una giungla d’asfalto e cemento che risponde al nome di Los Angeles e al posto dei CowBoy che inseguono gli indiani, ci sono i poliziotti che inseguono malviventi di ogni genere, anche se la categoria prevalente è quella dei rapinatori di banche, essendo L.A. la città americana che registra il più alto numero di rapine (si parla di qualcosa come 44 alla settimana).

Christian Gudegast, al suo esordio, parte con un bel piano sequenza panoramico che dal cielo arriva fino al livello strada del distretto finanziario di Los Angeles per introdurci a quella che è una storia che nasce in realtà nei sobborghi a sud della city californiana, dove la gang comandata da Ray Merrimen (Pablo Schreiber) ed Enson Levoux (Curtis Jackson AKA 50 Cent) sta per provare a mettere a segno il colpo della vita: rapinare la sede losangelina della Federal Reserve.  A dar loro la caccia si mette l’agente della Major Crimes Nick O’Brien, detto anche Big Nick (Gerard Butler) che si distingue dai “cattivi” solo per il possesso del distintivo, ma  quanto a comportamento e linguaggio scurrile non scherza per niente nemmeno lui. Big Nick riesce ad intercettare l’autista della Gang, Donnie Wilson (O’Shea Jackson JR), sfruttandolo come informatore e anticipare così le mosse di Merrimen e soci.


Già vedendo il trailer si può immaginare che tipo di film sia Nella tana dei lupi: un film fatto di dialoghi sopra le righe, scazzottate, sparatorie, esplosioni, inseguimenti. E infatti, sebbene sia sempre meglio non fermarsi al trailer per giudicare un film, il canovaccio è esattamente questo. Centoquaranta minuti dei quali almeno cento costituiscono la preparazione al colpo e le relative contromisure adottate dalla polizia (con delle discutibili parentesi sulle vite private dei protagonisti, Big Nick in primis) e i restanti costituiti dal colpo e inseguimento con sparatoria, somigliante più che altro ad un’azione militare durante la guerra nel golfo per l’ingente quantità di armi e munizioni utilizzate. Nel mezzo citazioni ed omaggi (non si sa quanto volontari, e allora chiamiamoli anche scimmiottamenti) a svariati film ben saldi nella memoria degli appassionati del genere come “Bad Boys”, “Training Day”, spingendoci anche fino ad Ocean’s Eleven, e altri ancora.


Non anticipiamo niente del finale per non spoilerare, ma arrivare alla fine di Nella Tana dei lupi è stato davvero faticoso, sia a causa dell’eccessivo minutaggio, sia perché la sceneggiatura e lo sviluppo dell’azione non aggiungono niente che non sia stato già visto in precedenza, colpi di scena compresi, risultando eccessivamente macchinosi e prevedibili. In sostanza, questo è un film che non lascia molto dopo la sua visione, se non la sensazione che sarebbe stato meglio se fosse durato almeno un’ora di meno.
Nella tana dei lupi sarà in programmazione nei cinema italiani dal 5 aprile 2018, distribuito da Universal Pictures e Lucky Red.
Voto: 6-
Luca Cardarelli


mercoledì 28 marzo 2018

READY PLAYER ONE (2018) DI STEVEN SPIELBERG [NO SPOILER]


A distanza di pochi mesi dall’uscita, accolta abbastanza tiepidamente dal pubblico, di The Post, Steven Spielberg torna ad impugnare la macchina da presa per girare un film appartenente al genere fantasy-action-fantascientifico che, forse, ha maggiormente contribuito a renderlo uno dei più grandi uomini di cinema viventi.


Ready Player One, tratto dall’omonimo romanzo firmato da Ernest Cline, è un film che combina il live action con l’animazione in cgi pienissimo di riferimenti e omaggi alla cultura pop anni ’80, come, d’altra parte, lo è anche lo stesso romanzo da cui è stato estrapolato. La trama, se vogliamo, è anche piuttosto semplice: si tratta di una lunga caccia al tesoro, definita “Gioco di Anorak” in VR con al centro della scena 5 ragazzi capeggiati da Parzival, avatar di Wade Watts (Tye Sheridan) e Art3mis, avatar di Samantha “Sam” Cook (Olivia Cooke), il cui vincitore diverrà il proprietario di Oasis, il mondo virtuale nel quale i personaggi si muovono, eredità lasciata dal defunto James Alliday (Mark Rylance), il suo creatore. I ragazzi dovranno affrontare insidiose sfide e temibili nemici lanciati contro di essi da Nolan Sorrento (Ben Mendelsohn, a capo della Multinazionale IOI, che ha ingaggiato un gruppo di giocatori per mettere le mani per prima sull’agognato tesoro.


Mettere in ordine le idee e formulare un discorso razionale a proposito di Ready Player One è impresa ardua, per non dire impossibile. L’unica strada percorribile è vedere il film, immergervisi e godere appieno dei ricordi e delle emozioni che suscitano in ognuno di noi gli innumerevoli omaggi, citazioni, easter eggs che troveremo lungo tutta la pellicola il cui destino è quello di essere un istant cult movie, a differenza di quelli che lo sono diventati col tempo. Perché se è vero che di riferimenti agli anni ’80 è pieno, è anche vero che non mancano elementi che aderiscono perfettamente a quelli che sono gli anni in cui viviamo, proiettati perfettamente nel futuro. Ready player one è un potentissimo back in the days lanciato a 88 miglia all’ora verso il futuro, ma con un piede sempre ben poggiato nel presente.


Preparatevi, dunque, amici, a fare spazio nella vostra collezione di cult movies, magari in mezzo a The Goonies e Ritorno al Futuro, a questo gioiello firmato Steven Spielberg, che non smetteremo mai di ringraziare per le emozioni che ci ha regalato, ci regala e continuerà a regalarci grazie ad i suoi film. È davvero il caso di chiamarlo Zio, e noi siamo davvero tutti suoi nipoti, sempre lì, a urlargli “ancora, ancora, ancora!!!”.
Il film è da oggi 28 marzo 2018 in tutte le sale. Per una volta mi sentirei di consigliarvi la visione in 3D, in maniera tale da cogliere alla perfezione ogni singolo succoso dettaglio. Un film da vedere e rivedere fino a consumarsi gli occhi. 
Voto: 9,5.
Luca Cardarelli


mercoledì 7 marzo 2018

IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE - DEATH WISH (2018) DI ELI ROTH



Girare un remake sembra essere diventato ormai un dovere morale per i registi di Hollywood e come poteva esimersi Eli Roth, uno degli esponenti di punta del Team Quentin Tarantino, che è forse il più grande citazionista e remake maker di sempre, dal riproporre in chiave contemporanea un personaggio iconico come quello del Giustiziere della notte, interpretato in maniera pressoché indimenticabile dal mitico Charles Bronson a metà degli anni Settanta? Non poteva, semplicemente.
E chi meglio di Bruce Willis, uno che di personaggi iconici ne ha interpretati (due a caso: John Maclane in Die Hard e Butch in Pulp Fiction), poteva scegliere il buon Eli per affidargli quello di Paul Kersey? Nessuno, semplicemente.
In queste storie di vendetta, sangue, sparatorie e cazzotti che volano da tutte le parti, Eli Roth e Bruce Willis ci sguazzano come dei bambini che vedono il mare per la prima volta in vita loro, e il risultato è un film sopra le righe in tutto, con picchi talmente vertiginosi di tamarraggine da leccarsi baffi, occhi e orecchie tutti assieme.
Ma è meglio non degenerare nello sproloquio abbagliato da tanto ben di dio, e quindi andiamo per ordine.


In una Chicago in cui è più facile imbattersi in un morto ammazzato che in uno Starbucks, Paul Kersey (Bruce Willis) è un chirurgo che ne vede di tutti i colori in sala operatoria, senza, tra l’altro, turbarsi più di tanto. Quando però in sala operatoria arriva, quasi in fin di vita, sua figlia Jordan (Camila Morrone), vittima di una rapina tra le mura domestiche finita nel sangue insieme a sua madre, nonché moglie di Paul, Lucy (Elisabeth Shue), che non sopravvivrà, tutto l’aplombe da “chi ne ha viste tante e vissute ancora di più” dello stimato chirurgo Kersey va in malora, sostituito da un’irrefrenabile voglia di vendetta.


Eli Roth abbandona gli scenari selvaggi di The Green Inferno per approdare tra le strade cittadine infestate dai delinquenti in un Thriller-Action che ben presto si trasforma in un revenge movie alla Kill Bill e pigia sull’acceleratore ogni volta che può, sforando anche nel più macabro Splatter, infarcito di sano Humour, anche nero, e una lieve (per quanto del termine lieve pensiamo che il Sig. Roth non conosca assolutamente il significato) critica alla società americana contemporanea plasmata nel becero Trumpismo. Il Giustiziere della Notte può definirsi un remake ben fatto, che intrattiene e scorre via liscio fino alla fine (possibile un sequel?). 


Risulta molto divertente vedere attori come il più volte Bruce Willis, Vincent D’Onofrio (che interpreta il fratello di Paul, Frank) e Dean Norris (nei panni del Detective Rains... ricordate lo zio Hank di Breaking Bad? Ecco, praticamente lo stesso personaggio) dividersi e animare la scena tra un conflitto a fuoco con sangue che schizza un po’ dappertutto e siparietti semi-comici, come, per citarne una, la scena in cui Paul Kersey si reca in un negozio di armi, assistito da una biondissima commessa. Nel suo complesso Il Giustiziere della Notte è un buon prodotto destinato soprattutto a chi ama godersi un po’ di sana violenza senza farsi troppe domande sul perché o sul per come determinate cose avvengano, ma solo lasciandosi travolgere dalle immagini che il buon Eli Roth gli ha confezionato e servito in tutta la loro crudezza.
Il film, distribuito da Eagle Pictures, arriverà nelle sale italiane il giorno 8 marzo 2018.
Voto: 8.
Luca Cardarelli


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